E’ L’ORA DELLA MESSA! ….SU PRENOTAZIONE

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teresa-lettieriTERESA LETTIERI

Sarà riuscito il prete del piccolo paesino toscano a collezionare i questionari spediti a casa dei suoi parrocchiani prima dell’arrivo della Pasqua? Qualcuno ricorderà dell’iniziativa di un Don e qualcosa che durante la quaresima si premurò di conoscere i peccati, tipo e frequenza, dei suoi parrocchiani per non trovarsi impreparato nel somministrare il perdono con una pena adeguata. Spero seriamente che ci sia riuscito, anche perché non arrivare a punire amorevolmente il proprio gregge deve essere veramente svilente per chi ha fatto di questo ed altri obiettivi il senso della propria mission. Sarà ancora peggio, tuttavia, per il prete di Sant’Erasmo a Venezia al quale sono mancati addirittura i parrocchiani e in accordo con la comunità delle Vignole, circa 40 anime residenti nella piccola isola della laguna, ha deciso di sospendere la celebrazione eucaristica per dire messa su prenotazione. Con tanto di cartello affisso alla porta della chiesa e numero di cellulare, Don Mario Sgorlon ha ottimizzato i tempi e i costi della struttura ecclesiastica. Molti si sono chiesti se la sua sia stata una provocazione oppure una scelta necessaria. Obiettivamente lo spopolamento che negli ultimi vent’anni ha pesato sulle sorti della piccola comunità potrebbe essere una delle cause di questa decisione: durante il periodo invernale solo due-tre partecipanti al rito dell’eucarestia diventano anche un costo per la chiesa che deve comunque fronteggiare gli oneri dell’apertura. Viene quindi naturale chiedersi se oltre ad annullare la celebrazione anche l’accesso alla cappella sia impedito, limitando così il conforto della fede,ristoro dell’anima che molti trovano anche in una semplice visita all’Altissimo. Vien quasi da costruirsi un altarino in casa per provvedere a questo bisogno non potendo contare sui luoghi di culto ufficiali offrendo anche asilo ai preti rimasti senza fedeli. In fondo, riprendendo l’antica tradizione di disporre della propria chiesetta all’interno del palazzo di famiglia, prerogativa sicuramente degli alti ranghi della società, oggi si potrebbe ripensare al concetto di fede e culto in luoghi dedicati in modo da sopperire alle emergenze della pratica cattolica. Se invece, il parroco ha voluto provocare non solo i suoi diletti ma anche tutto il mondo dei praticanti, considerato che l’alert è stato divulgato dal sito online di “Famiglia Cristiana”, il suo intento ha di certo destato l’attenzione generale,compresa quella degli alti prelati che però hanno incentrato il problema su un altro aspetto, la “razionalizzazione” delle chiese aperte a scopo pastorale e liturgico. Il Patriarca di Venezia si è reso interprete di questa problematica chiamando a raccolta i comitati per la salvaguardia del centro storico. Quindi, perché porsi il problema della crisi dei valori, della fede, se urge risolvere il problema dell’edilizia religiosa? E’ di certo più importante censire i luoghi di culto che non rispondono più a  specifici bisogni pastorali ed individuare soluzioni e proposte per renderli utili, a scopo culturale e caritativo per tutta la collettività. Una sorta di marketing della fede che elude la vendita di statuette e rosari comprese le acquasantiere e passa ad uno step più spirituale. Bisognerebbe prendere esempio da queste iniziative e dovrebbero cominciare proprio i nostri governatori che non riescono, nonostante gli sforzi di far quadrare i conti, ad ottimizzare ad esempio l’edilizia scolastica oppure quella sanitaria, dove non è nemmeno in gioco il culto dello spirito e quindi si potrebbe anche agire in maniera più scaltra, senza mezzi termini. Il clero quindi potrebbe essere nobilitato da un’ulteriore funzione, di suggeritore strategico di una spending review più oculata e mirata al territorio, una formazione su come si gestiscono le risorse patrimoniali quando non funzionano più o non assolvono al loro obiettivo per diminuzione di utenza (?). Sarebbe anche un nuovo esempio di democrazia partecipata che coinvolge chi per definizione o per ruolo non è stato mai interpellato nelle scelte di un governo perché destinato a mansioni da tenere strettamente separate dalla gestione della res publica. Ognuno opera in casa sua e i poteri così nettamente distinti da sempre non vanno confusi, almeno per scongiurare incidenti diplomatici. Eppure ad un “padre ho peccato perché non ho ben distribuito…”ci vedrei bene “figliolo, ti indico io la strada maestra…”. Funzionerebbe molto meglio di mille poste di rosario! Alleluya!

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Teresa Lettieri

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