2019 VIAGGIO ALL’INTERNO: CALCIANO

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 IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

carella sebaste

 

CALCIANO

Calciano deriva da Calpianum e Calpius delle Iscrizioni o da Caucigianum (in riferimento al gentilizio Calcidius), secondo il Flechia. Per Giacomo Racioppi il toponimo potrebbe derivare da Cacium, che nel Medioevo significò luogo basso e paludoso, per altri da Calcianum.
Il paese fu abitato in epoca preistorica. Vasi del IV secolo a.C., anfore figurali, armi bronzee, corazze ed elmi di tipo lucano rinvenuti nei vecchi sepolcreti possono essere ammirati nel Museo archeologico di Potenza.
Al lato est del paese esiste il profondo burrone, detto Vallone Sant’Angelo e Fosso di Pede, che si formò in seguito ad una frana che distrusse l’antica Calcianum, ad un centinaio di metri più in basso del paese nuovo. Citato nel secolo XI, appartenne al principe di Bisignano che nel 1479 lottò contro il suo feudatario Revertera, duca della Salandra, per rivendicare il libero possesso della sua terra. Fu poi feudo di Attendolo Sforza di Cotignola e delle famiglie Sanseverino e Pignatelli. Dell’antichissimo castello feudale restano pochi ruderi, rimasti a picco, quasi aggrappati al rigido pendio del burrone.
Nel 1806 Calciano e Garaguso facevano parte del Comune di Oliveto, dal quale poi si distaccarono nel 1878; ma divenne Comune Autonomo solo nel 1913, con legge 11 giugno, n.699.
Nel 1866 il capitano Blancuzzi da Calciano, della Guardia Nazionale, combatté nei boschi di questo territorio contro il brigantaggio e fece prigioniero il famoso brigante Francolino. Apparteneva alla banda del brigantaggio anche il celebre brigante calcianese Percoco, il quale fu ucciso nell’agro di Stigliano.1 S.GIOVANNI BATTISTA CALCIANO
In Piazza Umberto I, è ubicata (fig. 1) la Chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista. Fu edificata nel XVI secolo, quando la popolazione fu costretta ad abbandonare l’antica Calciano e, quindi la vecchia chiesa, in seguito a scosse telluriche, che procurarono avvallamenti di terreno e crollo di case.2 PANNELLO IN TERRACOTTA , DI O. DEL MONACO
A destra dell’ingresso si nota (fig. 2) un grande pannello in terracotta, realizzato nel 1980 da Orazio del Monaco di Grottaglie e (fig. 3) un’acquasantiera adibita a fonte battesimale in pietra grigia con vasca a grandi scanalature, attribuita ad un lapicida meridionale del XVIII secolo. 4 VERGINE
Nell’abside, a destra e a sinistra dell’altare e nella terza cappella a destra, ci sono gli affreschi del sec. XVI, provenienti dalla Chiesa della Rocca e restaurati dalla Sovrintendenza di Basilicata, che raffigurano (fig. 4) la Vergine, alcuni Santi, una Madonna col Bambino, l’Eterno Padre. 5 CROCIFISSO
A destra dell’altare c’è (fig. 5) un Crocifisso in rame sbalzato, di stile bizantino del Trecento. Particolarmente bella è la croce greca, concepita con straordinario senso plastico e decorativo. Le figure agili e nervose, sono caratterizzate da un singolare gusto per la stilizzazione intesa in funzione dinamica. Dietro l’altare, al centro, si nota la Sedia Presidenziale del Settecento, opera di 6 ANNUNCIATA XIVSEC.notevole fattura, d’artigianato napoletano.

A destra dell’altare, è custodita gelosamente in una grande teca un gioiello d’arte: (fig. 6) l’Annunciata, scultura lignea, dipinta e dorata, di delicati ritmi gotico-senesi, ascrivibile al XIV secolo all’ambito napoletano di Andrea da Firenze, proveniente dalla chiesetta della Rocca. La Vergine è seduta sopra uno scanno con le mani giunte e gli occhi bassi. Indossa una veste ricoperta da un manto dorato che dal capo, cinto da una corona, scende fino ai piedi, ricoprendoli interamente, lasciando scoperto solamente il volto e le mani in preghiera. Il panneggio si snoda delicatamente dalle gambe fin giù, fino a ricoprire completamente anche lo scanno.

In alto, nell’abside, spicca in una cornice di legno intagliato (fig. 7) il prezioso trittico, proveniente dalla vecchia chiesa madre. Il dipinto è olio su tavola del 1503, firmato7 TRITTICO 1503 da Bartolomeo da Pistoia, artista attivo nella prima metà del Cinquecento. L’opera raffigura, sullo sfondo di un paesaggio, la Madonna in trono che indossa una veste rossa orlata di nero e un manto verde cupo. Il Bambino è tra le braccia della Madonna, seduto su un cuscino. Sulle tavole laterali sono dipinti: a sinistra, S. Giovanni Battista con un manto rosso cupo sopra una tonaca verde e, a destra, S. Nicola da Bari. Il vescovo poggia leggermente la mano sinistra sulla spalla di Niccolò Berardino di Bisignano e lo presenta alla Vergine, alla quale il giovane principe, che indossa calzamaglia rossa e corpetto nero, offre uno scrigno. Nel timpano è rappresentato l’Eterno Padre che tiene nella mano sinistra il globo ed indossa un manto rosso su una tunica verde. Sulla predella, su fondo scuro punteggiato di fiori e stelle d’oro, sono disposte simmetricamente le mezze figure del Cristo e degli Apostoli nell’ultima cena. Il trittico esplicita una tensione venata d’umori ferraresi su un sottofondo di cultura umbro-toscana, da Domenico del Ghirlandaio al Perugino. MADONNA DELLA SERRA
Nella prima cappella a sinistra si trova (fig. 8) la statua in legno policromo (sec. XVIII) della Madonna della Serra col Bambino, che stringe nella mano sinistra una palla. Le immagini della Madonna e del Bambino si librano nello spazio in modo dinamico, in un  gioco di colori, dai toni piuttosto chiari e luminosi, sempre pervasi da un’intima vibrazione. Nella stessa cappella vi sono gli affreschi di san Biagio e di un santo monaco.
Nella terza cappella altri affreschi raffigurano un Cristo Crocifisso e un Santo (forse S. Giovanni) con un flusso di sangue. Anche questi affreschi provengono dalla chiesa della Rocca e sono attribuiti ad ignoto pittore locale, attivo intorno al 1450.
9 CRISTONella quarta cappella c’è (fig. 9) un Cristo Crocifisso di legno policromo e cartapesta, d’ignoto artigiano meridionale.
Nella sacrestia è gelosamente conservato un Crocifisso di legno intagliato policromo, realizzato da ignoto artigiano meridionale. L’opera è molto interessante e si collega all’attività scultorea dei francescani che operarono nell’Italia meridionale tra il Cinquecento e il Seicento. Da notare l’anatomia scarna e precisa, esente da ogni compiacimento patetico.
Della Chiesa della Rocca (fig. 10), risalente al XIII-XIV secolo, è rimasto solo qualche bel rudere. 10 CHIESA DELLA ROCCA
Interessante è il Monumento ai caduti, costituito dal bassorilievo bronzeo di Pietro Benevento di Grassano, realizzato nel 1987 e dall’aquila, recuperata dal vecchio monumento, che sovrasta la bella struttura.
Ammirevole bellezza artistica naturale è la Foresta demaniale di Gallipoli Cognato, la più grande della Basilicata.

Bibliografia
Manoscritto trascritto da don Giovanni Troilo, parroco di Calciano, contenente una relazione storica di Calciano e trovato nel 1995 nell’archivio della Parrocchia di San Giovanni Battista.
Lorenzo Predone, La Basilicata, Bari, Dedalo Litostampa,1964.
Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
Soprintendenza B.A.S. della Basilicata – Matera, Le Madonne lucane, Altamura, grafica & Stampa, 1998.
Alunni Scuole Elementari, Garaguso e Calciano, Matera, Liantonio, 1967. 

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About Author

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.


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