AGROBIOS E ARPAB, I PIEZIOMETRI RIVELANO INCOMPETENZA

0

L’intervento dell’ISPRA  sull’esame dello stato di funzionamento dei pieziometri realizzati nell’area industriale di Melfi ha contribuito non solo a focalizzare una problematica ma a fornire una spiegazione più generale sul perchè in tema di inquinamento siamo arrivati a questo punto, e cioè l’inadeguatezza tecnica dei nostri enti di vigilanza, arpab e agrobios in primis.  Che questa inadeguatezza possa trovare poi cause oggettive ( mancanza di professionalità, mancanza di strumenti ec ecc). è cosa da vedere in altro contesto. Ma, nella sostanza,  si è reso evidente che l’apparato esistente era ( ed è tuttora) del tutto inadeguato a seguire situazioni di allarmante emergenza. Dunque, a seguitMELFIo di una convenzione tra Regione e Ispra, l’istituto scientifico per la protezione dell’ambiente, stipulata nel 2014, che instaurava una collaborazione tecnico scientifica tra gli enti regionali di controllo e l’Istituto,si è proceduti alla verifica di come erano stati installati i piezometri a partire dall’area industriale di Melfi, per estendersi poi a tutte le altro zone industriali, quella di jesce, di Viggiano, di Baragiano e via dicendo. Il risultato, per l’area di Melfi, è stato disastroso in maniera eclatante . In primis, dalle evidenze di campo sembrerebbe –dice la relazione finale- che la tipologia  di  tubazioni utilizzata  per  il  rivestimento  non  sia  appropriata  per  il  completamento di pozzi di  monitoraggio della falda. Le tubazioni infatti sono simili a quelle generalmente utilizzate per la  realizzazione  di  condotte  fognarie  che,  non  essendo  provviste  di  giunti  filettati  né  di   micro-fessurazioni, risultano facilmente soggette a interramento e/o collasso. L’indagine conclude affermando testualmente :” Sulla base delle considerazioni sopra riportate è possibile affermare che in diversi settori del sito  industriale i piezometri realizzati in occasione dello studio Agrobios 2007 non sono idonei per il  monitoraggio  della  falda  sia  per  le  caratteristiche  realizzative  (tubazioni  non  adeguate  e  deteriorate) sia perché spesso non hanno profondità sufficienti ad intercettare il livello saturo. Nei settori in cui i piezometri sono stati installati a profondità tali da consentire il raggiungimento  della falda, dovrà essere  verificato  se tale  condizione  sussiste  ancora  o  se  l’interrimento  delle  tubazioni  o  l’abbassamento  del  livello  non  consentano  più  l’utilizzo  per  il  monitoraggio della  qualità delle acque sotterranee. In poche parole, un lavoro non fatto a regola d’arte e che non ha consentito di capire che cosa veramente avvenisse nel sottosuolo intorno a fenice. Ora, se tanto ti dà tanto, non è difficile allargare il discorso ad altre zone e ad altre situazioni. Al punto che “La dismissione dei piezometri tramite chiusura si rende necessaria quando essi presentano un cattivo stato di manutenzione o non sono correttamente installati, in quanto possono aumentare il rischio di contaminazione delle matrici ambientali rappresentando una via preferenziale di infiltrazione dei contaminanti o, in altri casi, favorendo la miscelazione di acque contaminate con altre non contaminate. In molti casi, anche solo se ubicati in aree non custodite e/o sprovvisti di adeguati sistemi di chiusura, costituiscono un potenziale mezzo di diffusione  della contaminazione.Ecco, c’è da ricominciare i controLli, partendo daccapo. E non sarà un caso che in questi giorni nei terreni intorno al Cova sono spuntati piezometri come funghi dopo una pioggia, per nascondere una verità che sta venmendo a galla:che, cioè, l’area del petrolio è stata sottovalutata per ciò che riguarda suoli ed acque sotterranee. C’è chi teme che due siano i serbatoi che hanno manifestato perdite. E se è così siamo nella situazione di dover ripulire l’oceano con un rastrello.

 

Condividi

Informazioni sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento