Back to Italy: ecco i nomi delle aziende che hanno rimpatriato la produzione

0

 

In gergo tecnico si chiama “reshoring” ed è il processo che vede un ritorno in patria, almeno parziale, di produzioni precedentemente esternalizzate. In pratica, si assiste a un rientro degli investimenti delle aziende, soprattutto italiane ma anche straniere e operanti al di qua del confine, che creano nuovi impianti o esternalizzano la produzione affindandola a terzisti del territorio. Anche quest’anno l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha esaminato il fenomeno, nel rapporto sui distretti industriali, che fornisce un elenco dei casi più recenti di rimpatrio produttivo. Come si può notare, si tratta soprattutto di aziende del sistema moda. Ecco le principali.

Gruppo Benetton

Come segnala il rapporto sui distretti di Intesa Sanpaolo, il gruppo Benetton recentemente ha riportato in Italia una piccola parte della produzione e lo ha fatto lanciando una nuova linea di maglioni “basic” in lana merino e cashmere con il marchio “Tv 31100”. La linea è prodotta all’interno del complesso di Castrette di Villorba, nel distretto del tessile e dell’abbigliamento di Treviso. La produzione, sui 200 mila maglioni l’anno, ha comportato un investimento di circa 2 milioni di euro. L’iniziativa è stata possibile grazie alle nuove tecnologie messe a punto dall’azienda giapponese Shima Seiki, che realizza macchine per la lavorazione di capi completi senza cuciture.

Il negozio di Benetton in Corso Vittorio Emanuele a Milano – foto di Giovanni Mereghetti / AGF

Marcolin

Azienda dell’occhialeria situata nel distretto di Belluno, Marcolin ha inaugurato il nuovo stabilimento di Longarone di 3.500 metri quadri per raddoppiare la produzione made in Italy interna, vale a dire soprattutto frontali e aste di acetato, e nello stesso tempo aumentare l’occupazione sul territorio. Nello stabilimento, l’organico sarà composto da circa 140 addetti destinati a crescere di numero, nelle intenzioni dell’azienda.

13/11/2015 Milano, 20° convegno Pambianco moda & lusso, i Fratelli Marcolin – foto di Franco Cavassi / AGF

Fitwell, Gufo e Manifatture Daddato

Nel distretto delle calzature di Montebelluna, la Fitwell, specializzata nella produzione di scarpe e scarponi tecnici da montagna, dopo una fase di esternalizzazione dei modelli di bassa e media gamma in Romania, ha deciso di creare un proprio marchio di alta qualità. Da qui la decisione di far rientrare tutta la produzione in Italia, nello stabilimento di Pederobba (Treviso).
Restando nello stesso territorio, il Gufo, azienda di Asolo (Treviso) che opera nel distretto del tessile e dell’abbigliamento, sta avviando un processo di rimpatrio di una parte della produzione che realizza oltre confine. L’azienda produce e distribuisce capi di abbigliamento e accessori di fascia alta per bambini da zero a 14 anni. Concorrente dell’azienda è Manifatture Daddato, specializzata nella produzione di abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi di età fino a 14 anni, compresi intimo e accessori. Manifatture Daddato, con sede a Barletta, nel distretto dell’abbigliamento barese, ha riportato una buona parte della produzione in Puglia per accogliere la crescente richiesta di made in Italy.

Un’immagine dal sito internet di Fitwell

Falconeri e Ciak Roncato

Ci sono poi aziende del sistema moda che hanno deciso di rimpatriare la produzione pur operando al di fuori dei distretti. E’, per esempio, il caso del marchio Falconeri del gruppo Calzedonia, che realizza capi di maglieria in filati naturali. L’azienda veronese ha deciso di non tenere una parte della produzione in Romania, ma di disegnare e produrre i propri capi in Italia, nello stabilimento di Avio (Trento), dotato di adeguate tecnologie e personale specializzato. Anche la storica valigeria padovana Ciak Roncato, fondata nel 1956 a Campodarsego e divenuta famosa per le valigie in alluminio con gli angoli in gomma, ha avviato il ritorno della produzione in patria. Fino a oggi la produzione era localizzata quasi tutta in Cina ma l’azienda si è detta intenzionata a realizzare valigie interamente made in Italy per una fascia di mercato di lusso e destinate soprattutto ai mercati esteri.

Sfilata Louis Vuitton, ottobre 2016, Parigi – foto di BERTRAND GUAY/AFP/Getty Images

 

Si tratta solo di alcuni esempi di aziende che hanno deciso di riportare al di qua del confine almeno una parte della produzione, evidentemente delocalizzata per sfruttare il minor costo della manodopera e del lavoro in generale. Casi di reshoring un po’ meno recenti erano stati Louis Vuitton, Prada, Ferragamo, Ermenegildo Zegna, Bottega Veneta, Geox e aziende produttrici di borse e valigie come Piquadro e Nannini. Il fenomeno ha riguardato anche grandi gruppi dell’occhialeria come Safilo e Marchon, ma ha pure interessato gruppi del comparto del mobile (tipo Natuzzi), della meccanica (Argo Tractors e Ima) e dei ciclomotori (Wayel). Al di fuori degli ambiti distrettuali, hanno rimpatriato le produzioni gruppi come Furla, L’Oreal, Whirlpool, Beghelli, Lamborghini e Artsana.

Parigi, 7 marzo 2017, sfilata di moda Louis Vuitton – foto di Pascal Le Segretain/Getty Images

Come emerge dall’analisi di alcuni casi, si legge nel rapporto sui distretti di Intesa Sanpaolo, “la rilocalizzazione in Italia ha portato a un rilancio dell’attività produttiva, con conseguente aumento dell’occupazione sul territorio, ma anche a una focalizzazione dell’impresa sull’alto di gamma (Safilo, Geox, Piquadro)”.

BUSINESS iNSIDER iTALIA

Share.

About Author

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


Leave A Reply