COVA: TRE DOMANDE SOTTO IL DILUVIO

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Come era prevedibile, il giorno dopo è un diluvio di dichiarazioni sulla sospensione di attività del centro Oli di Viggiano, che alcuni vorrebbero far passare per autosospensione  in virtù dell’assunto che l’Eni è lo Stato e non si può sospendere lo Stato. Usciamo dal lago delle prese di posizioni, quasi tutte improntate al binomio lavoro e salute, pur sapendo che i fatti hanno dimostrato che questo binomio è una coppia già scoppiata e che è impossibile tenere in piedi, dal momento che sono entrambi già in tribunale. Il mio intervento, da giornalista che raccoglie gli umori e l’opinione della gente comune, dei non addetti, dei padri di famiglia e basta, si esaurisce in tre domande rispetto alle quali chi può avrebbe l’obbligo di dar conto alla comunità lucana

La prima è: come è possibile che un’azienda che ha la migliore ingegneria, le migliori tecniche costruttive, il migliore know- how possa aver messo quattro cisterne –serbatoi  a rischio corrosione , in una zona prospiciente un lago-diga utilizzato per dare acqua potabile a due regioni? Può essere il management così spregiudicato o così superficiale da minimizzare in questa maniera un pericolo tanto prevedibile? Non c’è qualcosa nella catena di comando che fa pensare che anche l’Eni, società mondiale, si sia conformata all’andazzo italiano di chi vede prima di tutto il lucro?

La seconda è : fatte queste premesse, siamo sicuri che quello che si vuol fare , cioè cambiare i quattro serbatoi e mettere in sicurezza l’area, possa bastare in una zona fragilissima e ricca di un bene prezioso qual è l’acqua da bere per milioni di persone?. E ‘ cioè, siamo proprio sicuri che l’impianto e’ stato correttamente progettato  e realizzato per evitare che il rischio sismico, elevatissimo in quella zona e dalla potenza imprevedibile, possa determinare comunque sversamenti  dall’esito catastrofico?  E possiamo anche valutare, già che ci siamo,  il rischio alluvionale?

La terza domanda: è notorio che ,di fronte alle sempre più crescenti reazioni dell’opinione pubblica, le compagnie petrolifere si stanno attrezzando per superare la paralisi generata dalle contestazioni locali. Ho letto ( sole 24h) che invece di cercare nuovi giacimenti cercano di “ sfruttare più a fondo i giacimenti da cui già si estrae. Fra i progetti, si studia per esempio di iniettare nei giacimenti quell’anidride carbonica che oggi molte ciminiere disperdono nell’aria.” E la CO2 compressa nel sottosuolo può fare come fa la CO2 nei fusti di birra: spillare meglio il fluido contenuto all’interno. Greggio alla spina.” Ecco, che sappiamo su questo? Chi ce lo dice cosa può succedere con questa tecnologia, applicata in quella zona.?

Sono le domande che la comunità si pone oggi, quando siamo arrivati al punto non di capire se salute e attività estrattiva possono stare insieme, ma se quell’attività estrattiva, in quel punto  non sia diventata un pericolo per la sopravvivenza di una parte della popolazione meridionale. Ci vuole chiarezza, a cominciare da uno Stato che non delega in bianco un pezzo di Stato ma organizza i controlli incrociati tra pezzi di Stato, per avere come si dice, quattro, sei, otto occhi al posto di due. Rocco Rosa

copertina

fonte: la denuncia

 

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Informazioni sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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