PRIMA DELLE DOGS AREA VIENE IL BUON SENSO

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TERESA LETTIERI

Una delle social-diatribe più intriganti e anche moderate di questa stagione estiva ha avuto come oggetto la pipì del cane, che tirando nell’arena gli animalisti, di moderato non presagiva nulla. Ovviamente, la querelle vera si è accesa sulla multa elevata ad un cittadino del Veronese, a fronte della mancata pulizia del cestino del ristorante trovato sul percorso  sul quale avevano urinato i suoi due cani. Centocinquantasette euro per aver mancato all’ordinanza del comune di residenza che tra i vari divieti e obblighi del centro storico prevedeva che la pipì degli animali venisse lavata con acqua, pena la sanzione pecuniaria amministrativa. La corrente animalista, sempre pronta ad intervenire sulle questioni d’ambito, ha amplificato i toni dell’accadimento divenuto così oggetto di attenzione dei media. I commenti, pochi a dire il vero contro la casta dei quattro zampe, e aldilà del risentimento verso una sanzione definita eccessiva e soprattutto assurda, probabilmente perché in Italia vige sempre il principio che le sanzioni sono ingiuste perché ledono un diritto personale o di casta, hanno riportato sotto la lente d’ingrandimento un problema diffuso un po’ ovunque, sottolineando non solo le mancanze dei padroni ma anche quelle delle istituzioni che dimenticano spesso alcune categorie come quelle dei nostri animali, memori unicamente dei doveri dei padroni. E’ evidente che gli spazi destinati agli animali domestici nelle varie città sono davvero ridotti, tenendo presente che i giardini , utilizzati normalmente per le deiezioni solide non sembrano essere il luogo più indicato se fruito anche dalle altri cittadini, soprattutto bambini. Si corre il rischio di uscirne ben ben decorati, considerata la difficoltà nello scansarle, e anche perché un giardino pubblico non può diventare un letamaio. Aggiungiamoci che un padrone che sguinzaglia il suo cane difficilmente si preoccuperà di recuperare  il paccotto tra l’erba, per quanto l’area sia dotata di paletta e bustina e si arriva subito ad una evidente conclusione. I cani hanno bisogno di un’area dedicata e attrezzata all’interno di parchi e giardini che non li escluda dalla condivisione degli spazi ma che consenta di sporcare senza inficiare la collettività. Ora, se già risulta complicato reperire i distributori del materiale per la pulizia figurarsi individuare delle dog’s  area quanto può pesare sulle scelte di una amministrazione. Per contro, ricordando che soprattutto i cittadini  sono costretti a vere e proprie gimcane per evitare le patacche disseminate ovunque da cani padronali e non, rimane il fatto che pensare di gravare sui muri o qualsiasi altro oggetto dell’arredo urbano con  litri di pipì rilasciata dai cani ( e non solo)  non risulta proprio una abitudine sana. Come non è sano chi replica con “…e dove la facciamo fare?”. In realtà, una sanzione così elevata commisurata ad una pipì di Fido pare una beffa, considerando che supera un divieto di sosta in zona rimozione con annesso saldo del carro attrezzi, tuttavia, premesso che si tratta del reato di imbrattamento e seppure da cane sempre una regola è stata infranta, la protesta ed il ricorso al Presidente della Repubblica che non si scomoda nemmeno per le richieste di grazia appare sovradimensionato sperando che sia solo una provocazione. Se parlo da padrona di cane, mi rendo conto, che sopportare l’olezzo che si genera lungo le strade, non tollerando nemmeno la pipì del mio cane vicino al pneumatico della mia macchina, è davvero insostenibile, oltre al danno che a lungo andare si genera sui muri. Peraltro, una bottiglietta di acqua al seguito, rimedierebbe, secondo quanto confermato dalla Cassazione con una assoluzione da reato di imbrattamento, ad una abitudine che oggettivamente danneggia la città e i cittadini in vari modi. Il buon senso, del resto, rimane sempre il metodo giusto sia per i possessori dei cani, che non dovrebbero leggere la città solo da Santo protettore del cucciolo che accompagnano nei giardinetti, che per l’amministrazione spesso, quasi sempre, inconsapevole di trascurare quella quota di popolazione che ha deciso di affiancare la propria a quella di un animale e ai benefici che una presenza del genere innesca in un ambiente.  Se a tutto ciò aggiungiamo il randagismo, problema insoluto da sempre, probabilmente più che discutere di sanzioni, spesso necessarie ad un popolo avvezzo a reiterare i proprio vizi, dovremmo cominciare ad occuparci di roba seria.

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Teresa Lettieri

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