DOMENICO FRIOLO: IL GIORNO CHE ARRIVAI A POTENZA

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Lo stato d’animo che mi porta a raccontare avvenimenti lucani del passato è di ricordarlo per come era, così, fotograficamente, senza ricorrere a paragoni col presente.La vita attuale non scorre lentamente, nè si pone in vetrina per un tempo bastante a cogliere episodi, che pur sono tanti, come nel tempo che fu, per cui la moviola la puoi far scorrere al rallentatore. I miei racconti, le mie poesie, nel loro piccolo, intendono porgere quelle trame, scene di vita,o  racconti di persone che, nei borghi lucani facevano capannello, vicino la porta di casa, nel cortile di una chiesa, alle fontane o vicino ad  un lavatoio. Ricordi indelebili, come quelli della mia grande famiglia, con degli zii, allora affaccendati a fare paragone su una moto Ceccato e uno Stornello Moro Guzzi, su una vecchia Balilla o su una Topolino Fiat Simca che ancora viene conservata gelosamente. Chiacchiere fatte nei tramonti lucani, mentre lo Ionio veniva inghiottito dal buio ed iniziava a ripercuotersi lo stridulo, rauco richiamo dell’allocco. Intanto le stelle affondavano nella profondità del cielo.. Ho avuto il dono di memorizzare questi ricordi e diffonderli nel nostro tempo ormai troppo relativo e insufficiente , al punto che tante cose rimaste impresse nella mDOMENICO FRIOLO LA MIA TERRA TRA STILLE E STELLEente di un ragazzo, sembrano ai più apparire prive di significato,confinato ad un mondo, ad un tempo, che pur se da presso, ci appaiono lontani, ad anche un pò privi di significato. Ricordo un signore di Calvello che dopo aver letto un mio scritto, a sua volta scrisse di me una nota: << Il tuo canto, è di un ultimo uccello solitario, che porge il passato, rendendo l’emozione che commuove in tutta la sua lucanità >>. Concludo, da lucano: …non cerco gloria, ma mi inchino, all’amore che provo verso la nostra terra lucana.
 
 

Mamma, 
con dignità, 
dopo avermi abbracciato,
e baciato
mi guardasti negli occhi:
io guardai nei tuoi: 
la nostra amarezza era evidente.

Con dignità ti girasti
nascondendomi
una lacrima furtiva 
scivolare sul tuo viso.

Il conducente della corriera
pronuncio`: Signori, si parte !
E` fu il distacco.

Ero piccino, non sapevo di viaggi…
Era il primo che affrontavo. 

Sradicato dal mio mondo, 
mi avviai verso l’ignoto,
ricordo, mi incollai al finestrino.

Osservavo trovando 
interessante la parvenza
che alberi posti ai bordi
della rotabile fossero
più veloci di quelli 
posti piu`lontano, 
tutto sembrava rincorrersi.

Poi, con la mia piccola mano
ben stretta a quella di mia sorella,
a Metaponto, dal bus 
passammo al treno per Potenza.

Non finirono le sorprese
viaggiavamo più veloci, 
venivo sballottato: sussultavo.
Venivo spinto in avanti 
mentre il treno rallentava, 
con quel fastidioso latrare dei freni 
quando ci si fermava alle stazioni. 

Tutte simili: piccole, solitarie
ravvivate da vivaci rododentro.
Si riprendeva il viaggio,
nell’ illusione infantile, che, 
a partire, fossero 
le stazioncine del Basento, 
o altri treni, in realtà fermi.

Il paesaggio cambiò, 
La valle veniva stretta da irti pendii.
Poi si faceva buio e nei vagoni 
si accesero le luci, per me fu strano:
Si era in pieno giorno….
Ed ecco alternarsi chiarore e l buio.
Mi chiedevo, confuso:
Perché già notte, 
cosa stesse succedendo….
Poi di nuovo giorno,
troppo rapidamente,
mi guardavo intorno interdetto, 
coglievo sguardi degli altri passeggeri. 
Quegli sguardi sciocchi 
che mal sopportavo,non li capivo
volevo fuggire quegli sguardi balordi
Non risparmiai loro un ” vaffanculo “
Poi mia sorella, notando il mio disagio,
mi venne in soccorso,
mi disse, delle gallerie 
spiegandomi gli effetti.

Infine giungemmo a Potenza 
con negli occhi le immagini 
dei tanti paesini appollaiati 
su colline e rupi il fiume Basento: 
bella, povera Lucania.

Vi era una stazione grande nel capoluogo: 
tanta gente frettolosa, studenti ben vestiti.
La città mi era nuova, 
giungemmo a casa 
in via Angilla Vecchia.
Osservavo deluso, 
fuori non c’era il mare,
Ma solo orizzonti
monotoni, montani.
Poi venne sera, ero deluso,
mia sorella mi mise a letto.
Prima di addormentarmi
pensai a mia madre:
La chiamai col silenzio
del cuore e iniziai
a ripassarne il volto
la voce, la dolcezza,
le sue tiepide braccia
tenermi amorevolmente
ben stretto al suo seno. 
Ripassavo quella sua lacrima
che voleva nascondermi
prima che io partissi.
Poi formavo un pensiero per lei: 

“” Mamma, ti voglio bene, 
Ma tanto bene !””

Il destino, allora triste,
ci separò per sempre 
donandomi il ricordo più grande:
Il tuo,mamma.
Oggi, una lacrima si adagia 
e bacia e indugia tra le mie rughe:
vi è la nostra vita ed il tuo amore 
materno nelle mie rughe, nell’amore
che mi donasti quando ero piccino,
che ha sempre reso vana
anche la tua precoce morte, mamma.

 

Da una vera storia lucana.
S

Da una vera storia lucana.
Stru

Da una vera storia lucana.
Struggente lirica di Domenico Friolo, .
dedicata a sua madre, che narra una storia degli degli inizi degli anni cinquanta.
MADRE: LA TUA LACRIMA D’AMORE.

Mamma,
con dignità,
dopo avermi abbracciato,
e baciato
mi guardasti negli occhi:
io guardai nei tuoi:
la nostra amarezza era evidente.
Con dignità ti girasti
nascondendomi
una lacrima furtiva
scivolare sul tuo viso.Il conducente della corriera
pronuncio`: Signori, si parte !
E` fu il distacco.Ero piccino, non sapevo di viaggi…
Era il primo che affrontavo.Sradicato dal mio mondo,
mi avviai verso l’ignoto,
ricordo, mi incollai al finestrino.Osservavo trovando
interessante la parvenza
che alberi posti ai bordi
della rotabile fossero
più veloci di quelli
posti piu`lontano,
tutto sembrava rincorrersi.

Poi, con la mia piccola mano
ben stretta a quella di mia sorella,
a Metaponto, dal bus
passammo al treno per Potenza.

Non finirono le sorprese
viaggiavamo più veloci,
venivo sballottato: sussultavo.
Venivo spinto in avanti
mentre il treno rallentava,
con quel fastidioso latrare dei freni
quando ci si fermava alle stazioni.

Tutte simili: piccole, solitarie
ravvivate da vivaci rododentro.
Si riprendeva il viaggio,
nell’ illusione infantile, che,
a partire, fossero
le stazioncine del Basento,
o altri treni, in realtà fermi.

Il paesaggio cambiò,
La valle veniva stretta da irti pendii.
Poi si faceva buio e nei vagoni
si accesero le luci, per me fu strano:
Si era in pieno giorno….
Ed ecco alternarsi chiarore e l buio.
Mi chiedevo, confuso:
Perché già notte,
cosa stesse succedendo….
Poi di nuovo giorno,
troppo rapidamente,
mi guardavo intorno interdetto,
coglievo sguardi degli altri passeggeri.
Quegli sguardi sciocchi
che mal sopportavo,non li capivo
volevo fuggire quegli sguardi balordi
Non risparmiai loro un ” vaffanculo ”
Poi mia sorella, notando il mio disagio,
mi venne in soccorso,
mi disse, delle gallerie
spiegandomi gli effetti.

Infine giungemmo a Potenza
con negli occhi le immagini
dei tanti paesini appollaiati
su colline e rupi il fiume Basento:
bella, povera Lucania.

Vi era una stazione grande nel capoluogo:
tanta gente frettolosa, studenti ben vestiti.
La città mi era nuova,
giungemmo a casa
in via Angilla Vecchia.
Osservavo deluso,
fuori non c’era il mare,
Ma solo orizzonti
monotoni, montani.
Poi venne sera, ero deluso,
mia sorella mi mise a letto.
Prima di addormentarmi
pensai a mia madre:
La chiamai col silenzio
del cuore e iniziai
a ripassarne il volto
la voce, la dolcezza,
le sue tiepide braccia
tenermi amorevolmente
ben stretto al suo seno.
Ripassavo quella sua lacrima
che voleva nascondermi
prima che io partissi.
Poi formavo un pensiero per lei:

“” Mamma, ti voglio bene,
Ma tanto bene !””

Il destino, allora triste,
ci separò per sempre
donandomi il ricordo più grande:
Il tuo,mamma.
Oggi, una lacrima si adagia
e bacia e indugia tra le mie rughe:
vi è la nostra vita ed il tuo amore
materno nelle mie rughe, nell’amore
che mi donasti quando ero piccino,
che ha sempre reso vana
anche la tua precoce morte, mamma.

ggente lirica di Domenico Friolo, .
dedicata a sua madre, che narra una storia degli degli inizi degli anni cinquanta.
MADRE: LA TUA LACRIMA D’AMORE.

Mamma,
con dignità,
dopo avermi abbracciato,
e baciato
mi guardasti negli occhi:
io guardai nei tuoi:
la nostra amarezza era evidente.

Con dignità ti girasti
nascondendomi
una lacrima furtiva
scivolare sul tuo viso.

Il conducente della corriera
pronuncio`: Signori, si parte !
E` fu il distacco.

Ero piccino, non sapevo di viaggi…
Era il primo che affrontavo.

Sradicato dal mio mondo,
mi avviai verso l’ignoto,
ricordo, mi incollai al finestrino.

Osservavo trovando
interessante la parvenza
che alberi posti ai bordi
della rotabile fossero
più veloci di quelli
posti piu`lontano,
tutto sembrava rincorrersi.

Poi, con la mia piccola mano
ben stretta a quella di mia sorella,
a Metaponto, dal bus
passammo al treno per Potenza.

Non finirono le sorprese
viaggiavamo più veloci,
venivo sballottato: sussultavo.
Venivo spinto in avanti
mentre il treno rallentava,
con quel fastidioso latrare dei freni
quando ci si fermava alle stazioni.

Tutte simili: piccole, solitarie
ravvivate da vivaci rododentro.
Si riprendeva il viaggio,
nell’ illusione infantile, che,
a partire, fossero
le stazioncine del Basento,
o altri treni, in realtà fermi.

Il paesaggio cambiò,
La valle veniva stretta da irti pendii.
Poi si faceva buio e nei vagoni
si accesero le luci, per me fu strano:
Si era in pieno giorno….
Ed ecco alternarsi chiarore e l buio.
Mi chiedevo, confuso:
Perché già notte,
cosa stesse succedendo….
Poi di nuovo giorno,
troppo rapidamente,
mi guardavo intorno interdetto,
coglievo sguardi degli altri passeggeri.
Quegli sguardi sciocchi
che mal sopportavo,non li capivo
volevo fuggire quegli sguardi balordi
Non risparmiai loro un ” vaffanculo ”
Poi mia sorella, notando il mio disagio,
mi venne in soccorso,
mi disse, delle gallerie
spiegandomi gli effetti.

Infine giungemmo a Potenza
con negli occhi le immagini
dei tanti paesini appollaiati
su colline e rupi il fiume Basento:
bella, povera Lucania.

Vi era una stazione grande nel capoluogo:
tanta gente frettolosa, studenti ben vestiti.
La città mi era nuova,
giungemmo a casa
in via Angilla Vecchia.
Osservavo deluso,
fuori non c’era il mare,
Ma solo orizzonti
monotoni, montani.
Poi venne sera, ero deluso,
mia sorella mi mise a letto.
Prima di addormentarmi
pensai a mia madre:
La chiamai col silenzio
del cuore e iniziai
a ripassarne il volto
la voce, la dolcezza,
le sue tiepide braccia
tenermi amorevolmente
ben stretto al suo seno.
Ripassavo quella sua lacrima
che voleva nascondermi
prima che io partissi.
Poi formavo un pensiero per lei:

“” Mamma, ti voglio bene,
Ma tanto bene !””

Il destino, allora triste,
ci separò per sempre
donandomi il ricordo più grande:
Il tuo,mamma.
Oggi, una lacrima si adagia
e bacia e indugia tra le mie rughe:
vi è la nostra vita ed il tuo amore
materno nelle mie rughe, nell’amore
che mi donasti quando ero piccino,
che ha sempre reso vana
anche la tua precoce morte, mamma.

truggente lirica di Domenico Friolo, .
dedicata a sua madre, che narra una storia degli degli inizi degli anni cinquanta.
MADRE: LA TUA LACRIMA D’AMORE.

Mamma,
con dignità,
dopo avermi abbracciato,
e baciato
mi guardasti negli occhi:
io guardai nei tuoi:
la nostra amarezza era evidente.

Con dignità ti girasti
nascondendomi
una lacrima furtiva
scivolare sul tuo viso.

Il conducente della corriera
pronuncio`: Signori, si parte !
E` fu il distacco.

Ero piccino, non sapevo di viaggi…
Era il primo che affrontavo.

Sradicato dal mio mondo,
mi avviai verso l’ignoto,
ricordo, mi incollai al finestrino.

Osservavo trovando
interessante la parvenza
che alberi posti ai bordi
della rotabile fossero
più veloci di quelli
posti piu`lontano,
tutto sembrava rincorrersi.

Poi, con la mia piccola mano
ben stretta a quella di mia sorella,
a Metaponto, dal bus
passammo al treno per Potenza.

Non finirono le sorprese
viaggiavamo più veloci,
venivo sballottato: sussultavo.
Venivo spinto in avanti
mentre il treno rallentava,
con quel fastidioso latrare dei freni
quando ci si fermava alle stazioni.

Tutte simili: piccole, solitarie
ravvivate da vivaci rododentro.
Si riprendeva il viaggio,
nell’ illusione infantile, che,
a partire, fossero
le stazioncine del Basento,
o altri treni, in realtà fermi.

Il paesaggio cambiò,
La valle veniva stretta da irti pendii.
Poi si faceva buio e nei vagoni
si accesero le luci, per me fu strano:
Si era in pieno giorno….
Ed ecco alternarsi chiarore e l buio.
Mi chiedevo, confuso:
Perché già notte,
cosa stesse succedendo….
Poi di nuovo giorno,
troppo rapidamente,
mi guardavo intorno interdetto,
coglievo sguardi degli altri passeggeri.
Quegli sguardi sciocchi
che mal sopportavo,non li capivo
volevo fuggire quegli sguardi balordi
Non risparmiai loro un ” vaffanculo ”
Poi mia sorella, notando il mio disagio,
mi venne in soccorso,
mi disse, delle gallerie
spiegandomi gli effetti.

Infine giungemmo a Potenza
con negli occhi le immagini
dei tanti paesini appollaiati
su colline e rupi il fiume Basento:
bella, povera Lucania.

Vi era una stazione grande nel capoluogo:
tanta gente frettolosa, studenti ben vestiti.
La città mi era nuova,
giungemmo a casa
in via Angilla Vecchia.
Osservavo deluso,
fuori non c’era il mare,
Ma solo orizzonti
monotoni, montani.
Poi venne sera, ero deluso,
mia sorella mi mise a letto.
Prima di addormentarmi
pensai a mia madre:
La chiamai col silenzio
del cuore e iniziai
a ripassarne il volto
la voce, la dolcezza,
le sue tiepide braccia
tenermi amorevolmente
ben stretto al suo seno.
Ripassavo quella sua lacrima
che voleva nascondermi
prima che io partissi.
Poi formavo un pensiero per lei:

“” Mamma, ti voglio bene,
Ma tanto bene !””

Il destino, allora triste,
ci separò per sempre
donandomi il ricordo più grande:
Il tuo,mamma.
Oggi, una lacrima si adagia
e bacia e indugia tra le mie rughe:
vi è la nostra vita ed il tuo amore
materno nelle mie rughe, nell’amore
che mi donasti quando ero piccino,
che ha sempre reso vana
anche la tua precoce morte, mamma.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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