FRANCESCO SCARINGI : “100 SCALE” CRESCONO

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rocco-pesarini ROCCO PESARINI

Quando ho telefonato a Francesco Scaringi per chiedergli di incontrarlo e realizzare questa piccola intervista, non avevo esattamente chiaro cosa gli avrei chiesto e come glielo avrei chiesto per parlare di uno degli eventi che ormai da quasi un decennio contraddistingue la vita culturale ed artistica di Potenza e non solo.

L’ho incontrato in una nota caffetteria del centro storico e devo dire che, con mio immenso piacere abbinato ad un pizzico di stupore, quella che doveva essere una semplice intervista sull’evento e sulla città di Potenza è divenuta pian piano un’amabile chiacchierata su Potenza ed il suo centro storico, sulla cultura e su come essa possa uno strumento per la crescita della nostra terra lucana.

indebito

Ideato, organizzato e realizzato da Scaringi e da Giuseppe Biscaglia, promosso dall’associazione Basilicata 1799 (di cui Francesco è il presidente), quello che è nato come il Festival Città delle Cento Scale è oggi divenuto il Città delle Cento Scale Festival, rassegna internazionale di danza urbana ed arti performative nei paesaggi urbani e che si svolge tra le città di Matera e Potenza (sede storica del festival).

“Abbiamo deciso di modificare la denominazione – spiega Francesco – sia perché il termine festival sembra essere ormai svilito e quasi svuotato di ogni reale significato. Ma soprattutto per la precisa volontà di dare il maggior risalto possibile al termine “città” non per rafforzare una dimensione meramente localistico, ma sottolineare la contemporaneità, l’aspirazione a divenire sempre più globale”.

L’edizione 2016 del “festival” (l’ottava) ha avuto come tema l’INdebito “avendo a mente il Debito, quel Debito che sembra gravare in maniera implacabile sulle nostre spalle quasi a voler rappresentare un’ipoteca imposta sul futuro di tutti noi. Debito però richiama anche in un senso religioso … ma che sarebbe troppo lungo da spiegare ed argomentare in questa sede”.

  • Perché “Cento scale”?

Oggi siamo orgogliosi  di come il logo “Cento Scale” sembri identificare la città di Potenza.

Siamo partiti da un elemento che da sempre connota la nostra città e la sua storia, che si veste di una forte carica simbolica (le scale come i ponte uniscono luoghi diversi) ma che si è rivelato capace di divenire, attraverso le varie edizioni del festival ed i suoi tantissimi spettacoli, quasi un suo marchio, un pretesto immaginifico per una continua scoperta e riscoperta di Potenza.

Da sempre il festival si è caratterizzato per un costante “lavoro” sulla città cercando, attraverso la contaminazione tra spettacolo, arte, architettura ed urbanistica di scoprire, sia in maniera reale che  metaforica, i suo luoghi, magari sconosciuti o misconosciuti.

Non esiste una dimensione buona o cattiva dei luoghi (e i Sassi di Matera rappresentano la migliore dimostrazione in tal senso). Ed è a partire da questa concezione di base, il muovere i passi dalla certezza che anche un luogo visto e vissuto negativamente può essere scoperto e riscoperto, siamo arrivati, prima che oggi ne parlassero tutti, a (ri)scoprire, ad esempio, il Ponte Musmeci (che ha tutte le caratteristiche e le potenzialità per assurgere a reale simbolo della città di Potenza) oppure la Nave del Serpentone attraverso il progetto dei “Giardini di  movimento” o di Serpentone ReLoaded.

  • Si parla sempre più spesso di Potenza come città potenzialmente turistica….

Potenza deve innanzitutto mirare a divenire realmente una “città capoluogo” con tutta  la forza e capacità propulsiva che a ciò consegue. Una città quindi capace di offrire un buon livello di servizi all’economia, al commercio ed alla cultura. E in quest’ottica anche solo immaginare una possibile inutile e campanilistica concorrenza turistica con Matera rappresenta una sciocchezza. Potenza deve mantenere con Matera un rapporto molto aperto ma avendo bene a mente la diversità vocazionale delle due città, e la rilevanza turistica di Matera.

Ecco perché può anche andare bene parlare di Potenza a vocazione turistica ma il turismo non può e non deve rappresentare il suo obiettivo primario. Ma è altrettanto chiaro però che per fare e creare turismo, Potenza, chi l’amministra e chi vi opera devono puntare a quello che appare essere l’unico elemento capace di ingenerarlo: una produzione culturale ed artistica di alto livello, l’unica capace di attirare gente in città.

E in tal senso occorre, a fronte di un’incapacità infrastrutturale evidente, un ampliamento ed un miglioramento strutturale delle location disponibili, in relazione anche con le località di pregio nelle vicinanze di Potenza.

Ed occorre anche un ripensamento sull’utilizzo e sull’uso delle location storiche.

Ad esempio il Teatro Stabile può avere una funzione “altra” rispetto a quella attuale? Per noi si. Perché non se ne fa un luogo anche di produzione e residenza (intesa come capacità di ospitare la costruzione e la realizzazione di spettacoli o di parti di essi), tenendo presente che si può in questo modo attuare una proficua collaborazione con Matera capitale europea della cultura 2019?

Ecco questo consentirebbe a parer mio quel turismo qualificato, particolare, di livello.

  • Centrale quindi il ruolo della Cultura….

Fondamentale direi. Ma attenzione però!

La Cultura riesce a svolgere al meglio il suo ruolo, anche nell’ottica di cui stiamo discutendo, se innanzitutto la si rende autonoma dall’aspetto più prettamente commerciale ed economico.

Ovviamente per fare cultura, per realizzare eventi occorrono risorse finanziarie.

Ma occorre che la produzione artistica e culturale sia autonoma e non sia sempre condizionata dalla ricerca spasmodica dei grandi  numeri. La Cultura deve trovare la sua collocazione nel concetto ampio di Bene comune. Bisogna lasciare quegli spazi di libertà “creativa” che non produce economia immediata, altrimenti è condannata per forza ad inseguire spettacolarizzazione e pubblicità, senza rischiare per il futuro.

E a tal proposito la politica e l’amministrazione pubblica non devono essere invasivi sui fermenti culturali. Devono essere valorizzati non solo “populisticamente” gli eventi che apparentemente danno successo immediato, ma anche quelle attività che incidono nel quotidiano, che rappresentano un rischio,  più con lo sguardo verso il futuro (che a volte spaventa).

E probabilmente si deve dare un significato più pregnante al termine “evento”. L’evento deve essere inteso come “il tempo debito”,  “qualcosa che accade al momento giusto”. Per questo, per rispettare questa definizione, risulta fondamentale che  esso sia legato, imprescindibilmente alla progettualità, quale base di ogni iniziativa che voglia definirsi evento.

  • Potenza….

Potenza è molto vivace dal punto di vista culturale, come vivaci sono e sanno essere le piccole e medie città.

Molte delle cose che vengono realizzate sono ancora troppo autoreferenziali o salottiere, ma noto con piacere come aumenti sempre di più la partecipazione, la voglia di fare e stare insieme, forse anche come risposta allo smarrimento legato all’eccessivo individualismo oggi in voga.

Sembra si stia creando quel “clima interessante” legato anche al volere dare alla città una dimensione più aperta, aspirazione, per esempio, di tanta gente che ha vissuto, ha imparato ed avuto modo di fare esperienza “fuori”.

Per quanto mi riguarda l’identità non è una cosa, è pericoloso pensare in termini di identità sostanziale perché apre a meccanismi di esclusione e conflitti. L’identità si crea e si ri-crea, lo stesso vale per una città, attraverso la capacità propositiva e la progettualità, per proiettarsi nel futuro, a partire dalla contemporaneità, spogliandosi, quando necessario, del limite di avere come unico punto di riferimento solo il passato.

Paradigmatico è il rapporto tra centro storico e “zone periferiche”. Il centro storico è identitario ma minoritario rispetto al resto della città. Sono cambiate, forse per sempre, le dinamiche economiche e sociologiche e non solo a Potenza. Tanti quartieri “periferici” sono diventati essi stessi altri “centri” autonomi con particolari caratteristiche e funzioni. E in questo scenario il centro storico deve modificare la sua “vocazione commerciale”, essere con più decisione luogo di relazione e di comunità, solo grazie a quella produzione culturale di altissimo livello sopra ricordata.

Ma urge anche un nuovo ruolo per il concetto di Mobilità: il cittadino deve potersi muovere liberamente. Quindi più che “arrabbiarsi” per regolamentare il parcheggio occorrerebbe potenziare la capacità di circolare liberamente, inteso comodamente, serenamente, con maggiore godimento dei luoghi …

  • Come immagini il Città delle Cento Scale Festival di domani?

Lo sguardo è proiettato al futuro a partire dai linguaggi della contemporaneità, è questo un punto fermo per il nostro festival.

Siamo infatti da sempre contrari a che si definisca di nicchia: è chiaro che tutto parte dal piccolo ma poi deve saper allargare gli orizzonti, con il convincimento però che non è detto che ci si debba illusoriamente occuparsi di tutto. Quindi il festival cresce e crescerà sempre e soltanto in base a quello che propone e che è capace di offrire con quell’onestà intellettuale che ci porta ad avere il massimo rispetto possibile per il nostro pubblico e a dichiarare apertamente chi siamo e cosa facciamo. E’ questa una chiave del nostro successo e dell’ottima considerazione che abbiamo tra gli addetti al lavoro in ambito nazionale e, sempre di più, in ambienti internazionali.

Vogliamo riconoscere sempre di più importanza ai giovani ed è per questo che il Festival userà sempre più linguaggi che possano essere accolti, recepiti e fatti propri dal pubblico giovanile.

Ti annuncio che il tema della nona edizione sarà INoltre. Non aggiungo altro per ora. Le sorprese saranno tante e di alto profilo.

  • Per chiudere, indicaci invece, il tuo personale evento preferito dell’anno 2016

La Parata dei Turchi.

Ma più che per l’evento in sé, mi piace l’idea della Festa e delle possibili elaborazioni che ad essa possono e potrebbero essere legate. Sul concetto di festa abbiamo tante idee e ci piacerebbe lavorarci su.

Con quest’ultima domanda io e Francesco ci congediamo.

Saluto con una stretta di mano Francesco con la rinnovata consapevolezza che il Città Cento Scale Festival rappresenti uno dei fiori all’occhiello della produzione culturale ed artistica potentina e non solo.

E dopo Francesco Scaringi toccherà a……

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Rocco Pesarini

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