GLI EROI QUOTIDIANI DELL’AUTO-INSUFFICIENZA

0

TERESA LETTIERI

Ogni tanto accade qualcosa che esalta il ruolo dei social e li riscatta da quella palude nella quale disinformazione e violenza hanno la meglio su informazione e voglia di consocenza.  Sebbene di rado, qualcosa di buono si coglie e se arriva da un ragazzo di diciotto anni, blogger, le speranze seppure ridotte di una svolta non sembrano così compromesse. Enrico Galletti, cremonese, è riuscito a rendere virale una fotografia che ritraeva un settantenne impegnato, a 40°C in località Santa Teresa di Gallura, a trascinare per circa tre chilometri di spiaggia la moglie invalida sulla sedia a rotelle. Senza accontentarsi della battigia, ma del posto più bello, vicino gli scogli, perché lei potesse godere di una vista meravigliosa e senza richiedere aiuto, “abituato alla condizione di auto-insufficienza della moglie”. La rete è stata inondata da un consenso di decine di migliaia di persone, chissà se per la tenerezza di quell’amore resistente alla disagio della disabilità, oppure per la tenacia di chi sfida qualsiasi cosa per amore, o ancora per chi si oppone all’inedia di coloro i quali non hanno ancora pensato ad attrezzare una spiaggia contro la difficoltà di qualsiasi tipo. Ed Enrico, oltre a sottolineare i tanti messaggi social-sensibili racchiusi in quella foto solleva un altro problema, quello delle spiagge per disabili. Le risposte arrivano e la divulgazione di best practice sull’argomento non tardano ad arrivare, così scopriamo di Sabaudia e San Foca, sollecitando chi conosce realtà di eccellenza in tal senso (mi fa strano indicare come eccellenti esempi che dovrebbero essere consuetudine e non eccezione). A Sabaudia, in località Bufalara, la nuova sindaca, a dispetto dei numerosi contenziosi avviati nel passato da chi soffriva problemi di accesso alla spiaggia, è riuscita a rendere fruibile non solo il percorso sull’arenile per raggiungere il mare ma anche a dotare di una sedia speciale l’ingresso in acqua con il supporto di volontari, oltre ad attrezzare la spiaggia con i servizi igienici adeguati. Seppure sperimentale e fino alla fine di agosto l ‘iniziativa, che ha raggiunto diverse persone non più costrette a guardare il mare dalla strada, pare che riuscirà ad realizzarsi su altre spiagge della zona al fine di estendere il servizio su una superficie più vasta.  Sulla spiaggia libera di San Foca, a marina di Melendugno, una vera task-force di amici con varie competenze ha sostenuto il sogno di un malato di SLA, Gaetano Fuso. Costruire una spiaggia attrezzata per questo tipo di patologia e consentire così ai malati l’accesso alla spiaggia e al mare. Nell’ambito di un progetto “Io Posso”, il primo step “Tutti al mare” , ha garantito dal parcheggio alla discesa al mare e a tutti i servizi necessari attraverso la costruzione di postazioni dotate non solo delle attrezzature specifiche ma anche di personale infermieristico e sociosanitario. La rete di solidarietà che è stata costruita sulla vicenda di Gaetano e la sua sensibilità verso i limiti vissuti personalmente hanno permesso l’avvio dell’iniziativa già dalla stagione estiva 2015 con il sostegno operativo della moglie e dei numerosi donatori che hanno contribuito alla realizzazione della struttura balneare. Se per un verso rimane sempre lo stupore per una rete che si anima di fronte una tenera foto d’amore che racchiude dentro di sé sentimenti e dedizione oltre che disagio per la malattia, quindi aspetti della vita che non dovrebbero in alcun caso generare meraviglia ma confermare l’esistenza di quella parte buona che esiste in ognuno di noi, dall’altro s’intravede la possibilità anche effimera che la sterilità ridondante e abbondante che alberga un po’ ovunque possa restituire nuove prospettive. Senza ipotecare futuri ancora troppo lontani se paragonati alla evidente indifferenza di questo presente drammatico, nei ragazzi come Enrico potrebbe racchiudersi la speranza di stimolare e coinvolgere gli utenti della rete sugli accadimenti quotidiani. Lavorando su una sensibilità nascosta dietro muri giganteschi, sulla paura che da sempre ha rappresentato uno dei metodi per l’autoconservazione del genere umano, sulla semplicità dei suoi post e soprattutto sulla solidarietà verso chi ha dei limiti oggettivi, Enrico con i suoi diciotto anni ha guadagnato una carrozzina speciale e una passerella per gli innamorati sardi. E se “ogni petra azza parite” (ogni pietra serve ad alzare il muro) secondo un vecchio detto salentino, Gaetano ha cominciato ad alzare il suo “muro” di protezione dalla sofferenza. Noi che vogliamo fare delle nostre pietre?

Share.

About Author

Teresa Lettieri

Leave A Reply