GOVERNISSIMO, NEL PD C’E’ CHI DICE NO

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NINO CARELLA

Arriva come una bomba ad orologeria, nel giorno in cui il partito democratico materano scende in piazza per provare a spiegare ai cittadini le ragioni della scelta di entrare a piedi uniti nel governo De Ruggieri, l’intervista della Gazzetta del Mezzogiorno Alfredo Morfini, coordinatore materano dell’area Emiliano (assai vivace nell’animare l’estate dell’intera Regione con incontri e dibattiti, riportando la politica – colpevolmente confinata nelle eleganti location alberghiere – nuovamente in piazza).

Il coordinatore dei giovani “emiliani” del Pd, spiega nel dettaglio le ragioni delle perplessità rispetto ad una scelta fortemente voluta dalla segreteria cittadina, che ha trovato non poche perplessità in città anche in virtù delle lunghe trattative che sono state intavolate, molto intorno a poltrone e postazioni, assai poco su programmi e – soprattutto – criteri per valutare se oggettivamente il contributo del PD sarà stato positivo, o se non sarà invece riuscito a spostare di un millimetro l’elefantiaca azione della zavorrata maggioranza deruggeriana.

Peraltro, nota Morfini, in passato alcune anime del PD furono espulse per avere appoggiato De Ruggieri alle elezioni; ancora pochi giorni fa altri consiglieri (Scarola e De Mola) sono stati allontanati dal Partito per aver intavolato trattative indipendenti per l’appoggio a De Ruggieri; il tutto mentre il PD finiva tra le braccia di De Ruggieri. Il che aggiunge confusione a confusione.

Ma, come detto in altri articoli nelle scorse settimane, al di là di una timida e forse doverosa apertura iniziale al generoso tentativo del Partito Democratico di rimettere sui binari il treno per Matera 2019, entro qualche mese sarà necessario tirar giù un primo bilancio. Che nell’area del passivo fa già registrare pesanti voci: il commissariamento di fatto del processo con l’indicazione governativa di un “emissario”; e la norma allo studio del Parlamento che consegnerebbe ad Invitalia la gestione degli oltre 120 milioni di Euro destinati alle infrastrutture, da realizzare quindi “in direttissima” ma escludendo le Istituzioni locali. Che non ci fanno quindi una bella figura.

La grande attenzione del Governo rispetto a Matera e al 2019 deve suonare certamente come una buona notizia per i materani; tuttavia l’esclusione della politica locale dal processo rischia seriamente che le opere e le decisioni prese non siano in linea con le reali priorità di Matera e del territorio. I recenti sviluppi sul tema ferrovia ne sono una prima, tragica, dimostrazione. In ogni caso, le procedure che stanno per essere messe in piedi non possono risultare che una sonora bocciatura della classe dirigente locale. Il Governo centrale ha evidentemente perso la pazienza. E con il garbo e il rispetto che certamente si deve, sta letteralmente mandando a quel Paese tutta la classe dirigente locale, da De Ruggieri a Pittella, prendendo direttamente in mano la situazione.

Il Partito Democratico, almeno per la parte coinvolta nell’accordo, rischia allora sempre più di essere tirata giù nelle sabbie mobili dalle quali intendeva far uscire il governo cittadino. L’unica possibilità di salvezza sarebbe stata infatti quella di commissariare di fatto il sindaco, prendendo di petto tutti gli impegni; come forse si sarebbe dovuto fare fin dal 2015, assegnando ad Adduce il compito di portare a termine i processi che aveva iniziato. L’elettorato è sembrato aver preso atto dell’errore in più di una occasione, tra mugugni e manifestazioni, virtuali e reali, contro lo stallo.

Invece, almeno questa pare la sensazione nelle prime settimane di esperienza di “governissimo”, sembra piuttosto che uno scaltro De Ruggieri tiene ora in scacco anche il PD, scavando e puntellando tra le sue numerose contraddizioni interne, dopo aver tenuto in pugno la sua maggioranza per i primi due anni. E la propria poltrona al sicuro.

Insomma, il PD non sembra, almeno per ora, essere riuscito a “commissariare” De Ruggieri.

E allora, ci sta pensando il Governo…

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Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.


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