HINTERLAND (2° parte) – VOLTI DISINVOLTI

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NICOLA SILEO

Dopo aver iniziato il canto sulla mia generazione, proseguo a descriverne i sottoboschi più particolari: ecco come la popolazione stessa dei giovani eredi del mondo si divide in tanti piccoli Hinterland al suo interno, come l’insicurezza generale spinge a guardare le cose del mondo da prospettive confuse e a volte assurde. ”Hinterland” non è soltanto un luogo fisico, ma anche e soprattutto un tormento psicologico, un modo di pensare, di vivere, di vedere, una condizione culturale e sociale. È qualcosa che ti resta addosso anche ad anni luce di distanza, un marchio di fabbrica, un tatuaggio. Hinterland è quella cosa che sta dietro un’altra più grande perché purtroppo è costretta a dipendervi. Da tutti viene visto come un parassita e un’ombra inutile, che non riesce ad emergere, verso cui ci sono pregiudizi e discriminazioni o semplicemente non se ne frega nessuno, poiché coinvolge un numero di persone “insignificante” rispetto alla grande metropoli situata poco più su. Ma ecco che ad un certo punto l’Hinterland è pronto a riscattarsi e a conquistare il mondo, con una sola risorsa inesauribile: quella umana. Perciò vale la pena restare legati, non in senso fisico, ma in senso intellettuale, a ciò che siamo. Il testo che segue è semplicemente un modo per aprire gli occhi su ciò che c’è, ma soprattutto su ciò che non c’è in questo lembo di terra: non sto parlando di grandi città, grandi mezzi, grandi opere; basterebbe soltanto più consapevolezza della nostra identità, in ogni ambito, per evitare di diventare l’hinterland di ogni cosa, la periferica stradina di montagna dimenticata dal mondo, per evitare di farci sfruttare non solo per terra e per mare, ma anche nel pensiero, l’unica libertà incredibilmente inattaccabile. Quello che manca a questa generazione, nella quale ripongo una grandissima fiducia, è la consapevolezza di avere già OGGI in mano le redini del mondo, grazie all’acquisizione di mezzi il cui potere, talvolta,  rimane sconosciuto a molti.

“Le generazioni degli uomini sono come le foglie: le fa cadere il vento ma altre ne spuntano sugli alberi in fiore quando viene la primavera. Così le stirpi degli uomini, una nasce, l’altra svanisce.” (ILIADE – VI, vv. 146-149)

Hinterland – 2° parte

Nascevano amori all’orizzonte chiuso dalle colline alle sette di sera
la strada pullulava di negre ansie disinvolti volti nebbie fine e spesse
e intanto c’era chi si legava le braccia e la mente con lacci di fantasia
alle grandi pale eoliche della valle dimenticata dell’hinterland
c’era anche chi non aveva l’amore e abbracciava ideali sconosciuti
per vedere se provava qualcosa di diverso dal solito morboso arraparsi
si giocava a chi accendeva prima la luce tra i palazzi più lontani
a rincorrersi nei sottoboschi dei sobborghi della città
e c’erano insetti giganti a insediare le chiome degli alberi
disturbatori seriali in questo desolato pezzo di mondo
dappertutto si leggeva di un attentato alla nostra aria pulita
alla nostra vita alla nostra lontana e malsana vecchiaia
ma nemmeno ero sicuro delle ventiquattro pagine di oggi
c’era anche chi colorava il cielo di arancione per sentirsi più felice
incredibile invisibile e lontano miraggio e lontana visione
prati verdi speranza che prendevano chilometri di vita
feriti da mille bolle e palline colorate e fiori e fiorellini
nell’anima della Terra volevamo raccoglierli e portarli via
e chissà dove per poi abbandonarli sul ciglio della strada
senza ingombranti eliche a guastare l’orizzonte puro dell’hinterland
non erano allucinazioni ma foto in bianco e nero dai colori sgargianti
che esplodevano dai cassetti di chi ricordava gli anni perduti
c’era chi preferiva stare in casa a farsi le seghe sul letto o nel bagno
e nessuno in quel momento dormiva abbracciandosi a qualcuno
alle sette di sera non avevo nessuno da guardare e aspettavo
che qualcuno venisse a salvarmi dalle grinfie della solitudine
ma ho imparato a sopravvivere in questa beata condizione
hinterland è solitudine e monotonia e monotona monotonia
hinterland è svegliarmi parassita della mia stessa mela rancida
(chi mangerà questa mela se non io stesso come un povero verme
che l’ha tormentata e abitata per anni crescendone forte
sfruttandone tutto il sangue e l’energia e la corrente elettrica?)
c’era chi si accontentava di affacciarsi al balcone e guardare Soli
sprofondare negli abissi del cielo in tuffi mediocri come un goffo pulcino
dicevano d’essere felici di guardare la televisione accesa
sulle solite cose del mondo le guerre del cazzo la politica
le piccole gioie dei proletari le lotte della classe operaria
sporadiche notizie criminali e tra nostalgici e avanguardisti
nessuno capiva davvero cosa stava accadendo nel mondo
tranne i figli della spudorata Repubblica dell’Internet
luccicavano loro gli occhi quando parlavano di suicidio e di sangue
al suono di un disastro di uno stupro di un arresto o un omicidio
parlavano come quei film di Kubrick e volevano farsi guerra tra loro
niente sembrava impressionarli all’alba della nuova era
né pervertiti psicopatici né quegli sporchi obiettori di coscienza
ma in realtà non lasciavano entrare la nuova umanità
che attendeva ancora in piedi dietro il portone serrato
c’era chi voleva semplicemente fare due passi fra le pozzanghere
e fumare via i propri dispiaceri da annegare in una scommessa
ma c’era chi voleva andare via lontano da quell’alveare
e non sapeva dove andare a cercare un nido più sicuro
e non capiva l’essenzialità e la fatalità di essere nati cresciuti
nell’hinterland del mondo e che miniera di angosce d’oro
fosse quest’hinterland desolato e affollato di anime in pena
c’era chi pensava di poter cambiare le cose senza cambiare una virgola
dei propri dolori e fustigazioni dei propri vizi e dei propri guai
pensavano di vincere la loro angoscia senza guardarla in faccia
e scappavano dall’hinterland per andare chissà dove
cervelli vuoti e teste di cazzo in fuga dalla loro madre
in cerca di chissà quali meraviglie del mondo di oggi
finire a sguazzare in un hinterland più grande ma sempre
una briciola nel cosmo degli hinterland maggiori
un hinterland nell’hinterland di un hinterland di un altro hinterland
e al varco tra un hinterland e un altro avrebbero compiuto
quel gesto tanto strano di tapparsi le orecchie per non sentire
la voce di un petulante vecchio grillo parlante sussurrare
“chi lascia l’hinterland è l’hinterland di se stesso”
c’era chi si nascondeva chi tornava e chi era già partito
lontano dalle telecamere del versatore complottista
e perciò non riuscivo a vedere le loro angosce
ma ne avevo viste già troppe alle sette di sera
mi ero rotto di aspettare chissà quale salvatore della patria
alla fermata dell’autobus deserta alle sette di sera.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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