IL MORALISTA DELLO STIVALE

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teresa-lettieriTERESA LETTIERI

E anche questa estate avrà il suo tormentone. Il Twiga salentino, sulla costa di Otranto, pare che non apra così come programmato in giugno. L’autorità giudiziaria, sullo scorta di un una documentazione redatta dagli investigatori, ha disposto il sequestro della struttura per presunte illegittimità nelle autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione comunale per realizzare l’opera e per la presenza di manufatti diversi da quelli autorizzati. Questa decisione, che verrà eventualmente convalidata nei prossimi giorni dal giudice per le indagini preliminari, di natura precauzionale per impedire ulteriori danni alla zona con la prosecuzione dei lavori, è stata seguita da un divorzio immediato tra la società proprietaria del terreno e dello stabilimento balneare e la proprietaria del marchio Twiga, che ne aveva concesso l’uso associando il locale pugliese agli altri di proprietà del noto imprenditore Flavio Briatore. Anche questa una precauzione per tutelare il buon nome del Twiga e del suo patron, assolutamente estranei agli avvenimenti in corso. Ovviamente, le notizie e le immagini che vengono pubblicate lasciano immaginare che da un “accesso al mare” dotato di “strutture amovibili di chiosco e ristorante e servizi per la balneazione” al fine di “consentire la fruizione del litorale e garantire la fornitura di servizi e attrezzature utili alla balneazione” ad una superficie privata di circa cinque ettari, si sia passati ad un vero e proprio stabilimento balneare che, un’area agricola come quella individuata per la realizzazione, non può sostenere per motivi diversi.

2376887_1029_twiga_otranto2Se si aggiungono gli sbancamenti e i lavori edili difformi da quanto autorizzato e accuratamente documentati dalle prime indagini è presumibile che qualcosa non sia andata proprio per il verso giusto. E di questo non è nemmeno difficile meravigliarsi, considerato che le varianti sul tema nel nostro Paese sono autorizzate ed eseguite molto spesso dagli stessi titolari delle strutture che generosamente sollevano le amministrazioni da ulteriori  incombenze per snellire l’iter e rendere tempestivamente fruibili le costruzioni programmate. Peccato che sono talmente easy, per dirla all’anglosassone, che i recenti terremoti hanno premiato queste libere iniziative aggravando sensibilmente le conseguenze dei disastri. Lasciando quindi, ai giorni successivi  gli accadimenti che sveleranno particolari più significativi alla comprensione del sequestro, una riflessione sulle dichiarazioni rilasciate dal titolare dei locali tra i più “in” del nostro Paese è d’uopo. C’è da riconoscergli che le sue invettive contro il sistema Italia, per quanto abbastanza crude e chirurgiche, non sono così irreali: la mancanza di una vision globale quando si tratta di pianificare e progettare in qualsiasi campo e su qualunque tematismo rimane un limite tutto nostrano, aggravato da una politica non solo priva di contenuti e strategie ma anche finalizzata agli interessi di pochi che continuano a spartirsi le risorse destinate ai territori. E il turismo è uno dei settori che stenta, in termini generali e soprattutto al sud, a decollare proprio per l’assenza di una politica dei territori e delle risorse connesse e costretti ad un isolamento culturale, sociale e infrastrutturale che, da qui a qualche tempo, non riuscirà affatto ad autorigenerarsi così come ha potuto sinora, a causa di un gap sempre più profondo con le realtà limitrofe e con quelle più distanti. Quando un luogo, per quanto attrattivo, non è raggiungibile agevolmente rimane una cartolina da guardare e nulla di più che evidentemente non giova a se stesso, tantomeno alle comunità locali che nel rispetto delle sue caratteristiche storiche, sociali e ambientali posso beneficiarne anche economicamente, e metterlo a servizio come bene comune. Altra cosa, però, è approcciare ad un luogo con velleità imprenditoriali che sforano nella conquista quasi barbarica sostenuta non tanto da un progetto, che va condiviso con il territorio, quanto da un evidente egocentrismo nutrito dal potere economico.

images (1)Che ci siano ricchi che spendono diecimila, ventimila euro al giorno e che necessitano del super lusso per poter condurre una vacanza adeguata alle loro possibilità non significa puntare e colpire un territorio sminuendo e disprezzando i piccoli alberghetti a tre stelle, i prati e i musei che, pur inadatti al divago di questa categoria di utenti avvezza a ben altri intrattenimenti, rappresentato tuttavia l’economia del posto. Lamentarsi del personale inadeguato ai facoltosi personaggi che popolano le selezionate spiagge della penisola, lodando i connazionali all’estero che invece ottemperano alle esigenze della clientela come se l’espatrio li rendesse idonei, riduce questa velleità al comune parlare dell’italiano medio,  camuffato da esterofilo affezionato ai luoghi comuni usati alla meno peggio nei  confronti, semmai con un tono di voce pure leggermente elevato per dare maggiore spessore all’argomento. Fintanto che l’Italia sarà guardata come terra di conquista dai suoi stessi cittadini, da quelli che possono ovviamente, da quel potere non sempre conquistato per merito ma spesso strappato attraverso loschi accordi, non credo si potrà costruire un dialogo sano tra tutti i portatori d’interesse nonché un pianificazione rispettosa dei luoghi e delle persone. Vogliamo costruire paradisi dentro altri paradisi? Lo si faccia senza mandare gente all’inferno, senza dannare ciò che un posto offre depauperandolo di quelle risorse che lo rendono un paradiso sostituendole con ciò che non gli appartiene. E se questo significa, come accade in tutti i paesi civili se ancora ne esistono, adeguare le proprie esigenze a quelle di quel territorio, rispettare le regole che tutelano e salvaguardano, integrare i propri obiettivi con quelli delle popolazioni locali lo si faccia senza cercare accordi e personaggi che, dietro la maschera di professionisti e amministratori vendono la propria terra al migliore offerente ricavandone un tornaconto. L’onestà è la miglior politica – Miguel de Cervantes

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Teresa Lettieri

1 commento

  1. Antonio M on

    Cosa significa agire in ottica sostenibile? Significa preservare e valorizzare quei bene dai quali il turismo è generato. E per garantire quindi uno sviluppo duraturo nel tempo, perché dobbiamo pensare che noi oggi usufruiamo di questi territori. Ma per far sì che rimangano intatti, quindi ne possano usufruire le generazioni che verranno, dobbiamo preservare l’ambiente. In questo ci può aiutare la tecnologia, l’esperienza e molti altri fattori, che devono essere gestiti in maniera responsabile.

    Considerando la tendenza sempre più richiesta di opportunità di turismo sostenibile e la volontà di perseguire un’economia turistica ambientale sostenibile, quali di queste azioni possono essere prioritarie?

    1)Favorire il diffondersi di attività turistiche ricettive che non accrescono il consumo del territorio.
    Parliamo dei bad&breakfast, dell’albergo diffuso e dell’albergo di comunità. Cos’è quello diffuso? È un albergo che non si costruisce, ma che nasce mettendo in rete case preesistenti. Quindi si entra in quella tendenza generale di evoluzione dell’offerta turistica del nostro Paese che parla di una crescita non a struttura verticale, ma orizzontale. Ci sono tantissimi borghi che hanno creato e stanno creando l’albergo diffuso. Chi è il turista che vuole andare all’albergo diffuso? È colui che vuole fare un turismo lento, a stretto contatto con le comunità locali. Un turista che vuole andare a ricreare o a rivedere l’ambiente in cui si viveva tanti anni fa. Come si viveva e quali erano le attività che si svolgevano nell’ambiente. Una situazione di questo tipo, non creare e non cementificare nuove realtà, ma utilizzare quelle che abbiamo, può presentare un punto di partenza per un turismo di tipo sostenibile.

    2) Promuovere l’uso di mezzi di trasporto sostenibili.
    Pensate Roma vista con la bicicletta, non solo per il risparmio energetico e l’inquinamento, ma le bellezza di Roma viste dall’occhio del ciclista. Che si può fermare, fotografare, può assaporare, ricordare, fermarsi in un’attività, in un bar. È un’altra forma di turismo sostenibile, è un modo per raggiungere una meta. Si può fare anche raggiungendo posti più lontani, ci sono tour operator che organizzano dei viaggi, proprio con le biciclette, disincentivando l’uso dell’auto privata. O il treno, altre forme di trasporto che ci consentano di viaggiare in serenità e ammirare ciò che abbiamo intorno.

    3) Incentivare la visione delle strutture ricettive con marchi ecologici.
    Esiste una ecoetichettatura, che è la ecolabel, un marchio europeo. Viene usata per certificare il ridotto impatto ambientale di prodotti e servizi offerti dalle aziende. Questa ecoetichetta è uno strumento volontario comunitario molto importante, perché certifica i prodotti ambientalmente compatibili. Consentono al consumatore, nel momento in cui mi reco nella struttura, di valutare il rispetto o meno dell’ambiente da parte della struttura in questione. Probabilmente non fanno uso eccessivo di acqua o di corrente. Sono piccole cose che nel grande fanno la differenza.

    4) Disincentivare le eccessive concentrazioni di turisti in zona che non reggono il carico.
    Parliamo di capacità di carico. Il nostro ambiente è capace di contenere un certo numero di persone. Esattamente come quando prendiamo un’ascensore. Noi affolliamo le nostre aree e i nostri territori, pensiamo a Venezia. Accoglie 20 milioni di utenti annui, e studi scientifici hanno evidenziato che Venezia ha una capacità di carico massima di 12 milioni di persone. Pensate ai danni che andiamo a fare sovraffollando Venezia, quando invece potremmo suddividerci nel territorio, apprezzando le bellezze dello stesso con più tranquillità e senza danneggiare l’ambiente.

    5) Favorire la de-stagionalizzazione con strumenti economici, fiscali e di promozione.
    Proviamo a immaginare cosa succede nelle aree costiere d’inverno. L’imprenditore che ha investito le sue energie e attività nelle zone costiere d’inverno ha un danno perché non ha la stessa disponibilità di clientela che ha durante l’estate. Lo si può aiutare creando eventi, meeting e convention e andando ad occupare queste strutture nei periodi fuori stagione. Così si possono immaginare detrazioni fiscali, questo sarebbe un modo per agevolare gli imprenditori che per molti mesi all’anno si trovano in difficoltà.

    6) Favorire la localizzazione di attività tradizionali e artigiane integrandole alle strutture turistiche principali.
    Abbiamo visto che il turismo di massa tende a promuovere la costruzione di centri commerciali. Quest’ultimi vanno a discapito dei negozi artigianali, che restano aperti a fatica. Attraverso una fase iniziale di definizione d’impiego d’incentivi attraverso un credito d’imposta, si può favorire la localizzazione di queste attività tradizionali e artigianali, che sono fondamentali per il nostro Paese, inizialmente in alcune aree pilota che vanno affiancate a strutture turistiche principali.

    7) Incentivare forme di percorso turistico alternativo.
    La realizzazione di percorsi naturalistici che possono essere storico-artistici, enogastronomici e interventi finalizzati al recupero del patrimonio culturale. Questa è una risorsa a cui attingere per attuare dei percorsi turistici che possono essere alternativi, e possono avere riferimenti culturali importanti. Che solo apparentemente sono secondari perché rappresentano un modo alternativo e sostenibile di valorizzare una grande ricchezza.

    8) Incentivazione del turismo rurale ed ecoturismo.
    Sappiamo che le zone rurali hanno vissuto un abbandono molto lento, ma inesorabile. Sempre più turisti rivolgono la propria attenzione a luoghi suggestivi, zone ancora incontaminate, posti speciali in cui l’identità della cultura locale fa ancora sentire con decisione la propria presenza. Questi luoghi fanno vivere al turista un’esperienza nuova e soprattutto a contatto con la natura e le attività artigiane del luogo.

    8) Sviluppo dell’ecomuseo.
    Un ecomuseo, diversamente da un normale museo, non è circondato da mura o limitato in altro modo, ma si propone come un’opportunità di scoprire e promuovere una zona di particolare interesse per mezzo di percorsi predisposti, di attività didattiche e di ricerca che si avvalgono del coinvolgimento in prima persona della popolazione, associazioni e istituzioni culturali. In questo nuovo tipo di museo l’aspetto ambientale e la componente geografica prevalgono nettamente.
    Fonte: ( Rossella Belluso dal Blog di BG).

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