IL RISCHIO VENEZIA

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ida leoneIDA LEONE

Da qualche tempo lavoro nei Sassi di Matera. E ci vivo, anche, avendo trovato un alloggio non lontano dal luogo nel quale lavoro. Sono perciò costretta ad affrontare problemi di cui prima ignoravo l’esistenza. Per esempio: non posso arrivare fino al luogo dove lavoro / vivo con la macchina: non sono residente, e la ZTL nei Sassi è ferrea (giustamente). E dunque, dove faccio la spesa? Via Fiorentini e le traverse sia a monte che a valle sono una interminata successione di case vacanza, b&b, piccoli hotel diffusi, ristoranti, pizzerie, locali vari e birrerie, atelier di artigiani, negozi di souvenir. Ma non c’è manco un salumiere, o una botteguccia dove comprare, che so, detersivi, carta igienica, bagnoschiuma e shampoo. Una sorta di gentrificazione in salsa turistico-affaristica che mi lascia perplessa.

il rischio che dopo la vittoria ECOC si moltiplicassero i servizi per i turisti, a scapito dei servizi per i residenti, era alto, e mi pare non sia stato fatto niente per evitarlo. Il rischio ancora più alto che si corre ora è che i Sassi diventino Disneyland, o Venezia, un luogo irreale e plastificato nel quale vive una umanità di passaggio, a gruppi, con davanti la guida con l’ombrellino; branchi di sardine a nuoto mentre dalle soglie delle varie botteghe (e b&b e alberghi diffusi etc.) squali famelici guardano, attendendo il momento di calarsi sulle sardine ed inghiottirle intere per poi sputare la lisca. Il rapporto fra cultura e turismo, apparentemente vincente, è in realtà molto delicato, soprattutto per la difficoltà a definire compiutamente la prima e a svestire della variabile “spennapolli” la seconda.

Non ho ricette per evitare questo rischio, ed è probabilmente già tardi. Occorrerebbe forse (o sarebbe occorso già da prima) un pugno di ferro istituzionale che leggesse nelle pieghe e nella carne palpitante del dossier vincente per il 2019 e favorisse in ogni modo la sua realizzazione, concimando l’humus nel quale le botteghe di sperimentazione culturale nascono e crescono, profumando di nuove essenze l’aria che si respira, e tenendo a bada la fame (legittima) di pizzerie a taglio e kebab e la vendita di improbabili magneti, souvenir dei Sassi prodotti in serie in Cina e zone limitrofe. Qualche capodanno Rai in meno e qualche esperimento di design in più.

Bisognava, forse, tenere alta l’asticella del bello, elemento che nei Sassi emana da ogni angolo di tufo e calcarenite, da ogni scorcio del bianco-giallo della pietra contro il cielo blu nei giorni di tramontana. Perché il 2020 arriverà, e sarà dalle scelte che facciamo oggi che dipenderà come vivremo in quei giorni, se saremo riusciti a mantenere alta l’ossessione della legacy, della eredità che lasciamo a chi oggi ha 15 o 20 anni, o avremo solo badato ad arricchirci tanto poi il tram passa e chi è rimasto a terra peggio per lui. Il bello, invece, è per sempre, come un vestito di seta preziosa e tagliato da un grande stilista, come un gioiello antico che non passa mai di moda. Il silenzio solcato dal volo dei falchi, lo scampanio delle vacche podoliche al pascolo sulla murgia, il rumore che fanno i passi sulle pietre del selciato millenario. Questo è il bello di questa come di altre decine di cittadine della Basilicata: questo è quello che sicuramente rimarrà, ai turisti coraggiosi che avranno voglia di arrampicarsi fin da noi, spente le luci dei riflettori, oltre a ciò che avremo saputo costruire di duraturo. Dovremmo averne più cura.

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Informazioni sull'Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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