Il lavoro, l’ambiente e il territorio

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giovanni benedetto

Nel secolo scorso i lucani potevano vantare di vivere in un territorio sicuro, sano,  incontaminato e ricco di risorse di qualità: l’acqua e l’aria. Col senno di poi si sarebbe potuto dire che una regione di seicentomila abitanti, costitituita da tanti piccoli paesi dislocati su un vasto territorio non contaminata dalla grossa industrializzazione degli anni cinquanta e sessanta e lontana da deturpamenti ambientali provocati dalla mano degli uomini, aveva tutte le caratteristiche per offrire alla comunità nazionale e non, un modello di sistema di come fare convivere, modernità, rispetto dell’ambiente, risorse naturali e progresso.

Poi però la nostra regione è stata aggredita  da forze esterne del mondo industriale per portare non tanto benessere o occupazione ma per investire, lasciare il mondo come l’hanno trovato, aggiungerci “spazzatura” prodotta e andare via col profitto; trattati alla stessa stregua di una colonia.
I casi accaduti anche nella nostra Basilicata sono tanti a partire dagli anni della industrializzazione, quando la classe politica voleva frenare la forte emigrazione dei giovani verso il nord Italia invertendo il fenomeno del flusso migratorio portando più fabbriche sul posto e meno esportazione di manodopera al nord, creando un polo chimico in val Basento, all’altezza di Ferrandina, e uno lungo l’asse Potenza Tito.
Un modello che sull’onda del momento sembrava vincente ma che si rilevò a distanza di pochi anni sostanzialmente  fallimentare per molti stabilimenti e sempre a discapito della gente del posto,  lasciando sul territorio, fatiscenti cattedrali nel deserto piene di amianto e tanto inquinamento ambientale, alle falde acquifere e all’atmofera.
Da considerare che tutto cio’ che adesso è vietato all’epoca era consentito o non c’erano i dovuti controlli, e molte sostanze di scarto delle lavorazioni industriali non venivano trattate ma direttamente immesse nel terreno.
Le ciminiere degli altiforni erano sempre funzionanti h24, ed emettevano fumo nero accompagnato da sostanze solide sospese, fuliggine, che si andavano a depositare sui balconi e le auto di tutti gli abitanti che abitavano nei rioni di Chianchetta, Betlemme e San Rocco!!
Per non parlare dei cattivi odori emessi dalla porcilaia della cip zoo durante e sopratutto l’ora ” d’aria”, coincidente con l’apertura dei capannoni, che entravano in tutte le case che in linea d’aria guardavano l’insediamento.
Ho citato due esempi circoscritti a una piccola area urbana, ma esemplari, se consideriamo che il problema dell’alterazione ambientale ha seguito di pari passo tutte quelle attività produttive che si sono insediate sul territorio fino ad oggi: il termodistruttore di Melfi, il centro nucleare di Rotondella, il mancato deposito unico nazionale di materiale radioattivo, l’estrazione petrolifera, elettrodotti, smog elettromagnetico e infine tutte le attività legate alla produzione dell’energia pulita.
La delinquenza organizzata ha fatto la sua parte quando ha individuato posti in Basilicata per interrare rifiuti speciali destinati a discariche autorizzate.
Dalla cronaca di questi giorni risulta che ci sono cittadini di Potenza che protestano non tanto contro l’installazione del mini parco eolico, quanto l’ubicazione dei pali che sono a ridosso delle abitazioni e della strada principale e sembra che nei prossimi giorni si aggiungeranno gli abitanti di Pian Cardillo per protestare contro le stesse criticità.
Forse un’attenta programmazione e un’analisi più approfondita del territorio anche degli amministratori avrebbe potuto evitare la protesta di tanta gente che adesso si vedono turbati la loro quiete dai fastidiosi rumori prodotti dalle pale.
Molte cose stanno cambiando e a tale proposito si può approfittare anche per un nuovo approccio al rispetto ambientale cui mi riferivo all’inizio.
La piccola Basilicata può e deve tornare alle sue origini per restituire ai suoi cittadini e a coloro che apprezzano la natura incontaminata la bellezza dei paesaggi e la qualità dell’aria e dei prodotti della sua terra.
I nostri attrattori, per usare un neologismo, sono i prodotti della terra, dell’ambiente pulito, l’agricoltura biologica, l’attività turistica, quella artigianale e puntare sulla qualità piuttosto che la quantità.
Le start-up, il lavoro a domicilio, sono un’altra opportunità che il digitale e l’informatica hanno messo a disposizione dei giovani.

Sta nell’abilità dei giovani e dei politici e di tutto l’apparato produttivo che gira intorno, rimboccarsi le maniche per individuare quei progetti che possono essere realizzati con successo sul territorio e di cui il mercato ha bisogno per creare lavoro e ricchezza. Occorrono solo due cose. rigore e serietà. Cioè, un miracolo!!!

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Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di saxa rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici, provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Ho scritto articoli diffusi dai quotidiani la nuova e il quotidiano, inerenti la storia della ricezione dei segnali televisivi in Basilicata dal 1954 ad oggi e la storia della sede Rai di Basilicata nata nel 1959. Collaboro col periodico di attualità e cultura, " il messo" con sede redazionale ad Albano di Lucania e diretto da Gianni Molinari Scrivo sul periodico " Armonia" edito dall'associazione Rai Senior, un bimestrale nazionale destinato a tutti i dipendenti della Rai.


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