LEONARDO SINISGALLI : LUCANIA

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antonietta  A cura di Antonietta Lisco

 

Lucania

di Leonardo Sinisgalli

 
Al pellegrino che s’affaccia ai suoi valichi,
a chi scende per la stretta degli Alburni
o fa il cammino delle pecore lungo le coste della Serra,
al nibbio che rompe il filo dell’orizzontesinisgalli
con un rettile negli artigli, all’emigrante, al soldato,
a chi torna dai santuari o dall’esilio,  a chi dorme
negli ovili, al pastore, al mezzadro, al mercante
la Lucania apre le sue lande,
le sue valli dove i fiumi scorrono lenti
come fiumi di polvere.

Lo spirito del silenzio sta nei luoghi
della mia  dolorosa provincia. Da Elea a Metaponto,
sofistico e d’oro, problematico e sottile,
divora l’olio nelle chiese, mette il cappuccio
nelle case, fa il monaco nelle grotte, cresce
con l’erba alle soglie dei vecchi paesi franati.

Il sole sbieco sui lauri, il sole buono
con le grandi corna, l’odorosa palato,
il sole avido di bambini, eccolo per le piazze!
Ha il passo pigro del bue, e sull’erba
sulle selci lascia le grandi chiazze zeppe di larve.

Terra di mamme grasse, di padri scuri
e lustri come scheletri, piena di galli
e di cani, di boschi e di calcare, terra
magra dove il grano cresce a stento
(carosella, granturco, granofino)
e il vino non è squillante
(menta dell’Agri, basilico del Basento)
e l’uliva ha il gusto dell’oblio,
il sapore del pianto.

In un’aria vulcanica, fortemente accensibile,
gli alberi respirano con un palpito inconsueto;
le querce ingrossano i ceppi con la sostanza del cielo.
Cumuli di macerie restano intatte per secoli:
nessuno rivolta una pietra per non inorridire.
Sotto ogni pietra, dico, ha l’inferno il suo ombelico.
Solo un ragazzo può sporgersi agli orli
dell’abisso per cogliere il nettare
tra i cespi brulicanti di zanzare e di tarantole.

Io tornerò vivo sotto le tue piogge rosse.
tornerò senza colpe a battere il tamburo,
a legare il mulo alla porta,
a raccogliere lumache negli orti.
Udrò fumare le stoppie, le sterpaie,
le fosse, udrò il merlo cantare
sotto i letti, udrò la gatta
cantare sui sepolcri?
 

Leonardo Sinisgalli  è noto come Il poeta ingegnere o Il poeta delle due muse, per il fatto che in tutte le sue opere ha sempre fatto convivere cultura umanistica e cultura scientifica. Per la sua versatilità è stato narratore, pubblicista, art director, direttore di riviste, documentarista, autore radiofonico, disegnatore. Come tante famiglie italiane sono costretti ad emigrare, prima a Brooklyn poi in un paese della Columbia.  Il padre esercita l’attività di sarto mentre Leonardo studia presso la scuola di don Vito Santoro che vedendo le grandi potenzialità del ragazzo insiste la famiglia a fargli continuare gli studi. E cosi sarà. Prima frequenta un collegio Salesiano a Caserta e poi uno a Benevento. Quando prende la licenza sarà il ragazzo con la più alta media dell’intera regione. Si iscrive a Matematica a Roma, ma l’ultimo biennio avrà una crisi personale e cambierà la sua facoltà con ingegneria. Enrico Fermi lo chiama per averlo tra i suoi allievi di Fisica ma lui rifiuterà preferendo la poesia alla fisica atomica. Conosce Giuseppe Ungaretti con la quale stringe una lunga amicizia. Presa la laurea in ingegneria e passato l’esame di stato per l’abilitazione alla professione collabora con diverse industrie italiane, Finmeccanica, ENI, Olivetti, Pirelli. Fonda una rivista culturale di Finmeccanica “Civiltà delle macchine”. La sua poesia è caratterizzata da una particolare amarezza di fondo nonché da una insoddisfazione personale. Sente la sua appartenenza alla condizione di emigrante, costretto a lasciare la propria terra dove non avrebbe trovato alcun sbocco professionale ancor meno intellettuale. Nelle sue opere troviamo aneddoti e luoghi di infanzia, nel leggerli sembrerebbero elementi banali, invece si sente proprio quella inquietudine e amarezza. Il suo studio ingegneristico e matematico, insieme alle nozioni tecniche di geometria sono legati nell’influenzare le sue opere. Infatti l’originalità di questo poeta consiste proprio nel tentativo di accordare la scienza con il sentimento. Fu soprannominato “il poeta ingegnere”. Leonardo nato a Montemurro , morì a Roma all’età di 72 anni.

Fioraie

di Leonardo Sinisgalli

Trascina il vento della sera
attaccate agli ombrelli a colore
le piccole fioraie
che strillano gaie nelle maglie.
Come rondini alle grondaie
resteranno sospese nell’aria
le venditrici di dalie
ora che il vento della sera
gonfia gli ombrelli a mongolfiera.

 

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Informazioni sull'Autore

Antonietta Lisco

Antonietta Lisco, assistente domiciliare e ospedaliera. Ama l'arte, la scrittura, la moda e gli arredi. Quando può pratica yoga, il suo piacere per il corpo. Ascolta musica, ama il cinema. Scrive. Sua passione da sempre. Ha scritto un romanzo e...chissà.

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