MALA TEMPORA CURRUNT !

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NINO CARELLA
A tenere a battesimo il governissimo, c’è stato lo strazzo del carro alle 0:10 del 3 di luglio (ma gli astrologi stanno esaminando la possibilità che conti l’ora solare e non quella legale, salvando la cabala) e i fuochi d’artificio annullati, restituendo un senso di incompiuto al Capodanno materano.
 
Certo, al di là della nubola si cabala e scongiuri legati alla maggiore festività materana, il governissimo non nasce sotto i migliori auspici. Mugugni e proteste accompagnano il nuovo corso politico, in una città che se fino a pochi mesi fa chiedeva unità in nome di Matera 2019, oggi non sembra aver preso troppo bene la soluzione adottata.
 
Colpa, forse, di mesi e mesi di trattative, riposizionamenti, di sì del giorno prima e di no del giorno dopo, di ipotesi e congetture prima fatte e poi disfatte, che hanno finito per logorare la soluzione di un problema logorante in una città già logorata.
 
Riuscirà il governo di unità comunale a restituire l’entusiasmo perduto? Questo è certo un primo, fondamentale, obiettivo. Ma il secondo, un po’ più ambizioso e sostanzioso, lo va ripetendo l’ex sindaco Adduce da qualche giorno: andare a Roma a sbattare i pugni sul tavolo, come finora non si è fatto, per reclamare quanto dovuto: diverse centinaia di milioni di euro da spendere in infrastrutture per recuperare almeno in parte il gap secolare che penalizza la nostra città.
 
Né più né meno di quello che ci spetta: l’ultima Capitale Europea della Cultura Italiana, Genova, si rifece completamente il look: piazze tirate a lucido, strade, e soprattutto il nuovo porto che restò come forte e ricca eredità per i genovesi del futuro, e una rendita che ancora dura per una città fino ad allora considerata marginale e opaca dal punto di vista turistico.
 
Quale sarà invece l’eredità che Matera 2019 consegnerà al futuro? Il ricco calendario di eventi che si prospetta (pure questo in verità in dubbio, almeno fino a pochi mesi fa!) non pare sufficiente, dato lo sforzo profuso nell’impresa. La dose supplementare di visibilità è una goccia in un’oceano di occasioni mediatiche che si rincorrono già da anni. E la promessa di un possibile cambiamento culturale dal 2020 in poi, appare troppo aleatoria e fumosa.
 
Ecco allora l’ambizioso obiettivo alla base del valzer in seno all’amministrazione Comunale: provare a far piovere sulla città le centinaia di milioni di euro necessarie ad adeguare le nostre insufficienti infrastrutture (strade, teatro, parcheggi, trasporti ecc.) al livello di qualità al quale Matera intende ambire non tanto el 2019 ma – almeno, il programma è questo – a partire dal 2019.
 
Finora, lo ha ricordato lo stesso Adduce (il vero vincitore morale di questo cambiamento, richiamato di corsa a completare il lavoro interrotto due anni fa da un sindaco vincitore delle elezioni ma totalmente nel pallone riguardo a obiettivi e capacità di governo) nel suo intervento in Consiglio comunale, postato ieri anche sulla sua pagina facebook e facendo in poche ore migliaia di visualizzazioni, si sono persi due anni in chiacchiere contraddittorie e inconcludenti.
 
Si vuole insomma fare almeno in modo che la data più famosa di Matera possa catalizzare tutta una serie di investimenti: è questa la vera eredità di Matera Capitale della cultura, e la vera scommessa che è stata in grado di muovere il sole, l’altre stelle, e un bel po’ di poltrone; in cambio di un non indifferente quantitativo di credibilità politica, da questa e da quell’altra parte.
 
Si riuscirà? Ovviamente, da materani, non possiamo che augurarci di sì.
 
Diversamente, sarà un disastro; e il Partito Democratico materano avrà fatto un passo troppo lungo e temerario, e rischierà definitivamente di esplodere, aggiungendo inimmaginabili tensioni esterne alle già numerosi e ingestibili fibrillazioni interne.
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Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.


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