MATERA 2019, COMMEDIA SENZA TEATRO

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nino-carellaNINO CARELLA

Come già detto infrastrutture e sviluppo con l’occasione del 2019, sarebbero stati temi da affrontare di totale competenza della politica, cittadina e regionale. La manifestazione in sè, invece, doveva essere preparata dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019. E sempre come già detto, Pittella e De Ruggieri si sono finora occupati solo di quello che non spettava loro. E le infrastrutture e lo sviluppo sono rimasti al palo. 

La prova plastica è la commedia materana sul teatro, che pure replicata all’infinito non finisce di meravigliare e strappare sorrisi. Senza che la designata Capitale Europea della Cultura 2019 abbia un teatro in cui recitarla. Lo si sapeva anche prima di oggi, obietterà l’attento lettore. E infatti la circostanza è piuttosto nota. Almeno quanto quell’altra, di essere l’unico capoluogo di provincia italiano senza collegamento alla rete ferroviaria nazionale. Non era un segreto, insomma, eppure qualcuno sembra scoprirlo solo oggi. 

Infatti, a 1 anno e 9 mesi dal Capodanno 2019, e dopo averne passati quasi altrettanti dall’ultima accesa campagna elettorale (già di suo un parto costato 9 mesi di attesa e inevitabile immobilismo, da quel 17 ottobre 2014), Matera resta sempre, comunque e irrimediabilmente senza un teatro. 

È quindi cambiato tutto, per non cambiare niente. Sarà un raffinato omaggio letterario, chissà.

Ma cosa c’entrerà mai un teatro con la cultura, si dirà. Roba vecchia! Se noi siamo l’Open Future, faremo le nostre cose all’aperto! Mica vogliamo che la gente venga a Matera per chiudersi in un teatro! Ma no! La città è il nostro teatro. Le piazze del centro e delle periferie saranno il nostro teatro. Le cave di tufo settecentesche sono il nostro più grande e affascinante teatro. W la cultura! W Matera! Questo avrebbero potuto dire il sindaco De Ruggieri (e il regista della commedia, il Pittella regionale) all’indomani della sua elezione. Almeno, oggi, sarebbe risultato coerente.

E invece no. Appena eletto il sindaco culturale  si è subitaneamente imbarcato in un’impresa titanica: assegnare alla città il Cine-Teatro Duni, oggi in mani private. Non che l’idea sia nuova: già la giunta precedente certificò l’impossibilità di percorrere questa strada: di privati che volessero provare ad acquisirlo e rimetterlo in funzione, nemmeno l’ombra; e la frammentata e inquieta proprietà aveva richieste impossibili per una Pubblica Amministrazione, pensando che sommando i costi dell’acquisizione a quelli della necessaria ristrutturazione, si potrebbe costruire qualcosa exnovo. Portando economia alla città, lavoro, e un simbolo a futura memoria del prestigioso traguardo collettivo raggiunto. 

E infatti questa fu la proposa del sindaco uscente. Bocciata, con tutto il sindaco appresso.

Invece, il Grande Sindaco di ora deve evidentemente aver pensato che quella banda di incapaci che stavano prima di lui, non sapessero fare nulla. E che ci avrebbe pensato lui. Infatti, quando qualcuno cominciò a mugugnare che non si stava facendo nulla sul tema teatro, a sopresa annunciò festoso che l’accordo era cosa fatta: Matera avrebbe avuto il suo teatro! L’accordo con i proprietari del Duni era cosa fatta! Solo poche settimane per preparare le carte e sarebbero iniziati i lavori di ristrutturazione del glorioso Duni. 

Era il settembre 2016. Ed era tutto merito suo. Ma sei mesi dopo, non solo il Duni non è ancora stato acquisito. Non solo i lavori non sono evidentemente ancora partiti. Ma ora il sogno si è (definitivamente?) infranto contro un comunicato stampa della società proprietaria del Duni. Che in soldoni diceva: glielo abbiamo detto diverse volte al sindaco urlandoglielo nell’orecchio buono, che il Duni non si vende. E che quindi pensasse a un’altra soluzione per il 2019. Il Duni NON-SI-VEN-DE! Però, se mettete mano al portafoglio… sapete com’è: tutto ha un prezzo, e se ne può anche discutere.

Che sia la pietra tombale del disegno deruggeriano, o solo una fase della trattativa per spuntare il prezzo, si vedrà. Certo è che a questo punto Matera non ha più molte alternative. E i proprietari del Duni lo sanno. Ma avrebbe dovuto saperlo anche De Ruggieri, che la sua brillante strategia avrebbe portato o ad un esborso stellare (come quello che si prospetta adesso, leggi e bilanci permettendo) o a lasciare la Capitale della Cultura ancora senza teatro.

Costretta poi alla fine, come pragmaticamente già proposto, a recitare il suo anno da Capitale in una tensostruttura. Temporanea, come la dimora di quello a cui gli è capitata una disgrazia. E come una disgrazia pare proprio che in molti comincino a vicevere questa responsabilità di far qualcosa fra due anni. Ma io dico: si stava tanto bene: a Matera  si mangiava, si beveva, si ammirava il panorama. Ma cosa gli è venuto in mente a quello di prima, di metterci in questa brutta situazione!?

Non era facile sbagliare su tutta la linea. Un po’ di sviluppo e un po’ di infrastrutture (come il Bersani che prospettava malinconicamente “un po’ di lavoro” qualche anno fa) erano a portara di mano. 

Eppure si è riusciti nell’impresa. E non è alla fine questo il vero capolavoro?

[Applausi, Sipario]

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Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.


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