MATERA: ESTATE 2017, SPRAZZI DI 2019

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NINO CARELLA

Sarà stata la forza della resuscitata Fondazione, o la spinte del governissimo, o i paletti del commissario-facilitatore, o ancora l’insolente avvicinarsi del 2019 al nostro calendario. Chi lo sa. Ma l’estate materana 2017 comincia a somigliare finalmente a quelle che ricordavamo fino ad un paio di anni fa, e rende chiara l’idea di cosa potrà essere l’appuntamento di Capitale europea della Cultura, facendo le cose per bene.

Uno dietro l’altro stanno animando le roventi notti materane, in luoghi storici e altri nuovissimi, eventi quasi sempre gratuiti, o poco meno: dalla suggestiva Terrazza Lanfranchi del sempre vivo Polo Museale, fino a Piazza San Pietro Caveoso, una delle piazze più belle d’Italia, che meriterebbe riflettori sempre accesi; dal nuovo giardino Sant’Agostino agli eterni vicoli e vicinati degli antichi rioni; dai concerti del parco del Castello fino alla Cava del Sole, alle passeggiate nel parco (nei parchi) della Murgia… E quasi non si avverte la mancanza di un Teatro: come l’accoglienza è in prevalenza spontanea e diffusa, così i luoghi della cultura si stanno facendo spontanei e diffusi. Tanto che è quasi difficile star dietro a tutto, e se una cosa si può migliorare e proprio nella completa raccolta e diffusione di tanto eccellente sforzo organizzativo.

L’ultimo giusto ieri sera: Paolo Rumiz ha illuminato la notte di San Lorenzo con i suoni di un’orchestra di 85 giovanissimi musicisti europei, e con il suono del racconto dei suoi viaggi. Che sono i nostri, e quelli dei tanti italiani che con noi e prima di noi si sono messi in cammino: per bisogno, per fame di pane o per sete di conoscenza, per inquietudine o per curiosità. Cucendo insieme la tanto bistrattata Europa che comunque, zitta zitta, tra un rimprovero e una bestemmia, ci ha garantito finora settant’anni di non belligeranza. Un risultato che ci consegna, intera, la responsabilità e l’urgenza di continuare a camminare nella stessa direzione, per fare del nostro continente un luogo sempre più unito, sempre più comunità e sempre meno mercato, abbattendo, passo dopo passo, i muri che si vedono all’orizzonte prima ancora che possano riuscire a costruirli.

Pensieri e riflessioni, oltre che distrazione e divertimento, regalano le notti materane, quasi inaspettatamente, in queste notti di mezza estate.

E se sempre di più e meglio si può fare, e certamente si farà, alla stella cadente che illumina il cielo terso delle Perseidi, chiedo di esaudire un piccolo desiderio: che Matera non sia mai solo una meteora, ma la stella più luminosa del Sud Italia, e che continui a splendere a lungo; che illumini le menti dei nostri governanti, per aiutarci a creare e a cogliere occasioni per troppo tempo perdute; e che siano sempre più i visitatori che vengono a Matera non solo e non tanto per vederla, quanto per provare a viverla.

Forse meglio di quanto riusciamo a fare noi, figli distratti di questa terra difficile; terra di pace, lontana dalla Storia e dal tempo, eppure da tempo e Storia plasmata. Terra di grano, che nutre. Di acqua, che disseta. E per questo, terra che va difesa, protetta e rispettata.

Perché diventi presto anche terra di cultura, di lavoro, di opportunità.

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Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.


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