MATERA, L’INCANTO E LA FORZA DEL FUTURO

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ida leoneIDA LEONE

E così, inizia il mio lavoro nella città del tufo e del silenzio. La sede della Fondazione Matera – Basilicata 2019 è nel cuore dei Sassi, in una antica dimora signorile appollaiata in cima ad uno sperone di roccia. Quattro grandi stanze luminose una nell’altra, e appena fuori dalla porta un affaccio mozzafiato sulla gravina. E’ inutile che cerchi di negarlo: un ufficio così non esiste al mondo. Le finestre inquadrano pezzi di cielo di un azzurro abbagliante e, sotto, balugina il bianco-grigio perlaceo delle case scavate nella roccia e completate usando per il fuori quello che veniva estratto dentro, in un gioco di vuoti e pieni che fa la magia di questo posto. Dentro le stanze, facce amiche, fraterne, con le quali ho condiviso momenti durissimi e momenti esaltanti, e ho diviso pane, speranze, sudore e lacrime. Anche l’unica “nuova”, Ariane, francese di Marsiglia, con la quale condividerò quasi tutto il mio lavoro, mi sembra una persona deliziosa, rigorosa, molto competente, lucida e con una potente empatia. Ci intendiamo subito, adoro il suo accento e le sue erre arrotate e le cose da fare iniziano a filare via lisce.

Dopo pranzo, ci sediamo con un paio di colleghi sulla pietra scaldata dal sole, per due chiacchiere prima di rientrare. Ai piedi della Fondazione, siamo in un perfetto esempio di vicinato materano. E’ il giorno nel quale la Rai trasmetterà l’ultima puntata della seguitissima fiction “Sorelle”, un successo il cui fall out turistico è stato centrato in pieno dalla geniale Lucana Film Commission. Ne ho immediatamente la prova: mentre siamo seduti come gatti al sole, veniamo interpellati prima da due, poi da quattro, alla fine da una decina di ragazzine (ma anche di signori e signore attempate) che cercano “la casa di Elena”. Non ho visto la fiction e non ho idea di cosa parlino, ma Vincenzo lo sa benissimo, e con mio enorme stupore scopro che una delle location della fiction è a tre metri dagli uffici della Fondazione. I turisti scattano foto, selfie, si avvicinano, incuranti del fatto che “la casa di Elena” non è disabitata, ma ha suoi legittimi occupanti, comprensibilmente infastiditi dal trovarsi obiettivi puntati contro, dentro le finestre, oltre il terrazzino. E’ la Capitale Europea della Cultura, bellezza, e tu non puoi farci nulla, vorrei dire loro, parafrasando il celebre film. Un effetto a cui forse non avevano pensato.

Già, la Capitale. Penso alla gigantesca occasione che si prospetta davanti alla città e all’intera regione, penso a quanto abbiamo lavorato nuotando controcorrente come i salmoni per arrivarci, e sento che dobbiamo impegnare ogni fibra, ogni energia, ogni minuto del nostro tempo, per mettere insieme un risultato che non sia solo decente, ma che cambi i nostri destini. Il che non vuol dire una scoppiettante serie di eventi, ma un programma accurato di formazione, costruzione di nuove competenze, e di co-creazione, che ci faccia saltare il fosso, e ci lasci una eredità oltre lo spegnimento dei riflettori del 31 dicembre 2019. Che ci faccia scavalcare l’asticella e volare verso l’Europa e il mondo. Penso ad Adriano e Maria Chiara, ed è a loro, e a ragazzi come loro, che voglio dedicare ogni minuto del mio lavoro: sfidarli, farli crescere, aiutarli a conquistarsi un posto nel mondo, un posto in questo affascinante antico continente che ci ospita. Imparando a mettere in piedi produzioni europee, cucire reti internazionali di contatti, spiegare all’Europa cosa siamo e cosa possiamo dare, e prendere quello che l’Europa può darci. Penso alla “scena creativa lucana”, che abbiamo iniziato a costruire, in modo lungimirante ma anche con una serie di fortunate concatenazioni di eventi, fin dal 2005; ascolto gli operatori, amici anch’essi di vecchia data, ormai, e capisco che sono tutti sulla griglia di partenza, i motori accesi, e aspettano solo il verde. Penso a Cecilia Salvia, a cosa mi direbbe se sapesse dove sono e cosa faccio, la immagino sorridere e stringo i denti per non commuovermi. 

Di sera tardi, mi affaccio da un terrazzino se possibile ancora più in alto della Fondazione. Chiudo gli occhi e ascolto il silenzio, il fruscio del vento fra i Sassi, qualche rada voce che proviene dal basso. Conosco Sergio il Vagabondo da un po’ e so che non sarò mai una cliente del suo b&b, ma piuttosto una amica che contribuisce alle spese. Riapro gli occhi e la notte è piena di stelle. Rabbrividisco, e prima di rientrare per andare a dormire penso che “la terra su cui cresciamo | fa di noi quello che siamo“, e che sono le persone a cambiare il corso della storia di un luogo, e che “se vuoi andare veloce, vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai insieme agli altri“. Sono nel posto giusto, penso. Poi il sonno mi rapisce, benevolo. 

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About Author

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.


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