MOWGLI E LA GIUNGLA

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TERESA LETTIERI

teresa-lettieriCi son due coccodrilli ed un orangotango, due piccoli serpenti e…una bambina! In India è successo che nella giungla sia stata ritrovata una bambina di 8 anni, perfettamente integrata con le scimmie, probabilmente cresciuta dai primati vista la medesima postura. Sui giornali indiani, la notizia si è diffusa velocemente nei primi giorni di aprile come se fosse un racconto di Kipling diretto da un ufficiale della zona che, scortala dietro un cespuglio e stupito da una presenza così singolare ha cominciato un’opera di convincimento per strapparla ai suoi amici animali e condurla in ospedale. Le informazioni successive hanno rilasciato l’ipotesi che fosse stata abbandonata perché disabile ed i continui aggiornamenti hanno parlato di una ripresa della bambina che non sapeva parlare, camminare in posizione eretta e quasi novizia di questo mondo. Da molti la notizia è stata interpretata come una possibile bufala, dopo avere osservato i primi scatti dei piedi e delle mani che non rispondevano a quelli di chi vive da sempre in quel posto e da qui il presumibile abbandono. I rangers della zona pare non l’abbiamo mai vista con le scimmie sebbene le stessero intorno ed i successivi accertamenti medici hanno spiegato con il suo ritardo mentale, rivelato dagli accertamenti eseguiti, il perché dei movimenti primordiali e le difficoltà di linguaggio e cognitive. Alla disabilità accertata si è aggiunta la considerazione di alcuni attivisti indiani sui costumi locali che vedono preferire la nascita di un maschio a quella di una femmina e la quadra su tutta la faccenda è apparsa più inverosimile di un racconto fantastico. Ma è tanto più reale se, tralasciando per un attimo questo accadimento  che con qualunquismo spesso si attribuisce all’arretratezza di questi luoghi, si pensa che molte chiese e reparti maternità del nostro Paese hanno ripristinato la famosa ruota per scongiurare gli abbandoni dei neonati. Quasi a dimostrare che il livello di civiltà di un popolo non dipende dall’efficienza ed efficacia dei suoi apparati istituzionali, dalla gestione dei trasporti  e del suo patrimonio monumentale, dalla programmazione o dai bilanci (anche queste caratteristiche piuttosto rare di recente) ma dalle modalità con le quali vengono trattate le fasce più deboli e a rischio, quelle che necessitano della cura e della programmazione dei servizi che possono rendere più agevole una vita spesso già segnata da disagi. Che sia l’India piuttosto che un altro Stato, nella fattispecie, non credo cambi molto visto ciò che siamo costretti ad osservare. Quanto può essere civile un Paese in cui la scelta del sesso sia ancora una preferenza della famiglia, dove la disabilità diventa un limite prima culturale e poi pratico, quando il sistema adottato per trattarla è quello dell’abbandono e non della tutela rimane solo a noi stabilirlo sebbene sia una magra consolazione.  I tabù culturali non sono purtroppo una prerogativa di zone della terra che, per una diffusa leggenda metropolitana, stazionano in condizione di sottosviluppo. Non accettare un figlio perché non del sesso desiderato e con l’aggravante della disabilità, non dipende da come si vive, se in un grattacielo o in una capanna, se si mangia pollo o radici di taro, se si usa il tablet o una manciata di fango per giocare. La misura della civiltà di un popolo si esprime attraverso la  sensibilità rispetto al tema dei diritti riconosciuti all’uomo in quanto essere vivente senza distinzione di sesso, razza e religione; si esprime con la capacità di garantire a chi ha un sesso al quale  non sente di appartenere, a chi è indesiderato perché non ha il sesso auspicato dai genitori, a chi ha un disagio e rischia di essere abbandonato  e chi vuole morire perché non riesce più a combattere con le sue atroci sofferenze i medesimi diritti di ogni cittadino senza alcuna strumentalizzazione in nome di un credo politico; si valuta attraverso l’abilità di riconoscere a chi non possiede la forza per reclamare il suo disagio o diversità o disabilità l’adeguato sostegno pratico e psicologico affinché possa esercitare il suo diritto alla vita. Ma per tutto questo, non bastano le poche briciole e lo stretto indispensabile cantato dall’orso Baloo del libro della giungla.

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