UNA PARTECIPATA PER MATERA2019? MA ANCHE NO!

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NINO CARELLA
Si è detto più di una volta: militare in un partito senza precisi riferimenti valoriali, può essere molto difficile. O molto comodo, dipende dalle situazioni.
Vale per il PD, costretto spesso dai ruoli di governo che detiene, e dai fragili equilibri interni su cui poggia nella lunga transizione tra ciò che era e ciò che è destinato ad essere. Ma, soprattutto, per il Movimento 5 stelle, che della mancanza di riferimenti e di valori prestabiliti e universalmente riconosciuti – a parte la generica richiesta di honestà-honestà -honestà – ha fatto la sua fortuna e la sua bandiera di partito liquido e trasversale.
Ma vedere il Movimento, come è accaduto ieri a Matera, per iniziativa del suo unico consigliere comunale, arrivare ad auspicare addirittura la creazione di una partecipata a conduzione pubblica per la gestione di Matera 2019, sublima il paradosso.
È infatti noto che, da sempre, il Movimento è allergico a qualunque forma di controllo della politica sulle attività “d’impresa’. È di soli 5 mesi fa la loro iniziativa parlamentare per denunciare (giustamente) l’uso scorretto delle partecipate pubbliche come veri e propri poltronifici, solitamente disinteressati a fornire ai cittadini servizi di qualità e a costo calmierato, come dovrebbe essere nella loro mission.
Evidentemente Materdomini pensa che una (nuova) partecipata in Basilicata, non avrebbe subìto la stessa triste sorte di tante analoghe iniziative. O, forse, in un eccesso di autoconsiderazione, immagina che il controllo del Movimento, sempre più presente nelle Istituzioni locali, avrebbe scongiurato il peggio.
Ma se così fosse, lo sarebbe già da un pezzo, considerando che negli ultimi 4 anni di consiliatura con i 5stelle dentro il Palazzo della Regione, non molto sembra essere cambiato. Responsabilità del PD, ovviamente, e di chi lo ha guidato finora. Ma anche lo spauracchio del “controllo” pentastellato non sembra aver sortito gli effetti positivi sperati.
Invece, se Matera 2019 ha ancora una possibilità, fallita la partita sulle infrastrutture (ma non è ancora tardi per spingere con il governo centrale, ed arrivare per lo meno a programmarle o metterle in cantiere per il dopo 2019), di giocarsela bene sul piano del cartellone culturale, è proprio grazie al fatto che – saggiamente – si è costruito un filtro tra il legittimo indirizzo politico e l’esecutività dei progetti.
Operazione che in verità all’epoca trovò molta perplessità, per il pericolo di gestione allegra dei fondi pubblici; ma che alla prova dei fatti, visto la piega che hanno preso gli eventi, si è rivelato il più efficace baluardo a difesa degli interessi dell’intera città contro la mano lunga della politica locale. Che pure ci ha provato.
Ma, ora che la Fondazione viaggia spedita verso la meta (ogni scelta lungo il cammino è sempre criticabile, ma almeno si è ripartiti), il Movimento 5 stelle materano denuncia lo stallo. Confondendo forse Comune e Fondazione, oppure operando con colpevole ritardo. Che, a questo punto, unito alla paradossale soluzione alternativa suggerita (“sarebbe stato meglio fare una azenda speciale, gestita intermente dal Comune”), palesa delle due l’una: o profonda ingenuità, o inadeguatezza ad analizzare, capire, e gestire i processi.
E con il grillismo dato sempre col vento in poppa, non è propriamente una buona notizia.
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Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.


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