2019, viaggio all’interno: SAN CHIRICO RAPARO

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

carellasebasteSAN CHIRICO RAPARO

 
Sulla sua origine ci sono notizie incerte. Alcuni la riconducono all’antica Polisandra (VI-V sec. a.C.), i cui primi abitatori potrebbero essere 1 Abbazia S. Angelo 1venuti da Metaponto o da Heraclea. Scavi archeologici effettuati nelle contrade Galdo e Noceto e i resti di una necropoli in contrada Croce attestano la presenza umana in epoca precristiana. Altri fanno risalire la nascita del primo nucleo abitativo da una comunità di monaci basiliani che, fuggiti dai loro paesi, fondarono l’Abbazia di Sant’Angelo o di San Michele sulle pendici del monte Raparo. A pochi chilometri dall’abitato oggi si possono vedere dell’antica e famosa abbazia (fig. 1) soltanto ruderi: all’ingresso della grotta, sott2 tracce di affresco in una grottao la basilica, ci sono (fig. 2) tracce d’affreschi e nella grotta, con molte stalattiti e stalagmiti, alcune celle di monaci scavate nella roccia.
Il toponimo potrebbe essere derivato da San Quirico di Konya, martire molto onorato dai monaci orientali. L’abbazia del monte Raparo, per le sue dimensioni e caratteristiche, era unica in Italia e nel 1927 fu proclamata monumento nazionale. A restauro ultimato, sarà il Museo comunale che conserverà reperti provenienti dalla zona come frammenti d’affreschi o particolari tracce tufacee.
San Chirico appartenne ai Balvano, ai Chiaromonte, ai Sanseverino, ai Carafa ed infine agli Spinelli ed ai Pignatelli che lo tennero fino alla soppressione della feudalità, nel 1806. Nei primi decenni dell’Ottocento si costituì un circolo politico che diffondeva idee liberali; particolarmente impegnata la famiglia Magaldi. Nel 1860, durante la spedizione garibaldina, a San Chirico si formò un comitato insurrezionale che aderì con entusiasmo all’unità d’Italia.

3 centro storico

Caratteristico è il centro storico (fig. 3) ove si notano le case costruite lungo linee di livello che formano strade concentriche, collegate tra loro da rampe e scalinate e qualche palazzo signorile con portale in pietra.

4 Madonna Addolorata XVI sec.

Andando lungo la salita di Via Duomo si giunge (fig. 4) alla Chiesa della Madonna Addolorata o delle Lacrime, del XVI secolo, che poco conserva della sua struttura originaria.

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Interessante è (fig. 5) il Palazzo Barletta, che custodisce, nelle stanze riccamente decorate, arazzi e mobili d’epoca.
In Piazza Roma si trovano il Palazzo del Municipio, il Palazzo Ferrara e la Chiesa di Sant’Anna del Settecento. L’interno custodisce un organo del XVIII secolo, due tele in cattive condizioni di conservazione: quella dedicata (fig. 6) a Sant’Anna rivela una luce che non s’immedesima ai colori, perché è un elemento diffuso e armonizzante, che ha densità di vapori atmosferici. Completa l’arredo artistico un altare con d

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ecorazioni ad incausto, il gruppo scultoreo dell’Immacolata con Angeli e la statua lignea di Santa Filomena, del XVIII secolo.
Nella parte più alta del paese, di fronte  ai ruderi del Castello (forse opera dei Bizantini per difendersi dai Saraceni), sorge (fig. 8) la Chiesa Madre dedicata ai SS. Pietro e Paolo, riedificata sui resti di una precedente chiesa alla fine del ‘700. Alla ricostruzione contribuì anche Ferdinando I di Borbone con la donazione di 8.000 ducati. Fu completata nel 1854 dagli architetti napoletani Germino, padre e figlio. Di notevoli dimensioni, mostra la faccia8 SS. Pietro e Paolota di stile tardobarocco e neoclassico.

 
L’interno a croce latina e a tre navate, custodisce altari di marmo policromo con nicchie lignee molto decorate, ma l’opera più preziosa è (fig. 9) il polittico, che domina nell’abside a sinistra.

9 polittico 1531

 

Realizzato nel 1531 da Simone da Firenze (forse eseguito con la collaborazione di aiuti), proviene dall’abbazia di Sant’Angelo al Raparo. L’artista articola le tavole in una struttura duttile e scenografica, quasi a serliana, una fusione di motivi napoletani e veneto pugliesi che gli consente di conferire unità architettonica a situazioni e personaggi cronologicamente differenziati. I due pannelli centrali raffigurano la Natività e l’arcangelo Michele, le due tavole a sinistra sono dedicate a S. Donato e a S. Gregorio, ai cui piedi è A. Sanseverino, abate di Sant’Angelo e le due figure a destra rappresentano Santa Lucia e S. Benedetto, ai cui piedi c’è Ugo III Sanseverino, conte di Saponara. Sotto si nota la vasta predella col Salvator Mundi tra gli Apostoli. A destra dell’abside c’è il Cristo Risorto con due angeli, dipinto di Labella di Missanello, del 1693.

FIG.10

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Sull’altare maggiore spicca (fig. 10) il Crocifisso ligneo del XIV secolo, proveniente dall’abbazia di Sant’Angelo al Raparo.
Nella navata destra c’è il fonte battesimale, datato 1559. Nella quarta cappella si nota la statua lignea di Santa Sinforosa, patrona del paese e, accanto c’è un gran reliquario con ampolla d’argento contenente il sangue della santa, conservato in una custodia in marmo del XIX secolo.
Nella terza cappella è da notare (fig. 11) una Madonna in Trono, scultura lignea del XV secolo. In quest’opera le masse sc

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ultoree s’infrangono in un ritmo incalzante, per cui la linea continuamente spezzata rileva la forza espressiva dei volti.

Sempre nella navata destra, sulla porta della sacrestia nel transetto destro, in una nicchia c’è la scultura lignea Madonna col Bambino del XVI secolo, di scuola napoletana, della bottega di Giovanni Marigliano da Nola.
Nella sacrestia si trova la Pietà, un dipinto forse di Simone da Firenze. Contiene pure diverse statue lignee, come San Chirico e San Francesco di Paola.
Una visita merita (fig. 12) la Chiesa di Santa Maria, ex convento domenicano. Custodisce nella prima nicchia a sinistra due affreschi attribuiti all’ambito di Giova12 S. Marianni Todisco, di Abriola, che raffigurano (fig. 13) Cristo in Croce con la Madonna e Bambino e S. Caterina del 1550 e la Madonna in Trono col Bambino del 1548.

Ai piedi c’è un santo, forse S. Domenico e intorno sono raffigurati medaglioni dei quindici misteri del Rosario.  Questi affreschi riflettono fedelmente l’evoluzione dei modi espressivi della pittura del XIV-XV secolo con le sue varie correnti e, naturalmente, a diversi livelli qualitativi.
Sempre a sinistra sopra un altare ligneo, con tabernacolo riccamente decorato, in una cornice lignea di stile barocco, si nota la tela della Madonna del Rosario, con quindici pannelli raffiguranti scene della vita di Gesù. L’opera è di scuola napoletana della seconda metà del Cinquecento, forse attribuibile a Giovanni De Maio.
La parte centrale, con la cupola ottagonale, mostra quattro dipinti ad olio del XIX secolo, mentre a destra in una nicchia, si nota il gruppo scultoreo dell’Annunciazione.13 Cristo in Croce , Madonna in trono

 

14 torre di avvistamento
Fuori del paese (fig. 14) la torre di San Vito, torre di avvistamento a base quadrata, costruita tra il Cinquecento e il Settecento. Attualmente è in restauro.

Bibliografia
Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
Gaetano De Nile, S. Chirico – nella storia e nelle tradizioni, Roma, Pubbliprint Service, 1996.
Comunità Montana Alto Agri, Guide Galery, Villa d’Agri, GGalery, 1993.
G. Appella, L. Bubbico, A. Ceccarelli, G. Zampino, Calabria e Lucania – i centri storici, Milano, Libri Scheiwiller, 1991.

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Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.


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