PERCORSI D’ARTE SACRA: LA SPLENDIDA RIVELLO

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 IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE

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Rivello

Le sue origini non sono certe, si presume che il primo nucleo abitativo sia sorto a poca distanza dall’attuale centro.

Nel territorio sono stati trovati reperti archeologici risalenti al V secolo a.C. e, in località Calla, è stato scoperto un santuario del IV secolo a.C., dedicato ad una divinità femminile.

Sembra che il toponimo derivi da Ravina o Ravello, luogo scosceso e dirupato e compare per la prima volta il 1079 nella bolla del Vescovo Alfano.

Originariamente il territorio fu abitato da un’antica comunità basiliana, poi conteso, per la sua posizione geografica, dai Bizantini e dai Longobardi, i quali fortificarono il paese ma non riuscirono a domare i Bizantini che si erano installati nella parte bassa dell’abitato. Sorsero, quindi, due centri religiosi distinti, uno di rito latino attorno alla chiesa di Santa Maria Maggiore e l’altro di rito greco intorno alla chiesa di San Nicola. Questa distinzione durò fino al XVII secolo, quando il rito greco fu abolito.

Così molte chiese, nonostante i rimaneggiamenti d’età barocca, mantengono gli elementi tipici dell’architettura bizantina, con l’abside semicilindrica, decorata da archetti pensili e coperta da tegole disposte a gradinata.

Rivello fu feudo dei Sanseverino, dei Marchesi di Padula, dei Principi di Monteleone e dei Ravaschiero, Principi di Belmonte.

Al Municipio, nella sala consiliare, si possono ammirare due tele ad olio, dipinte nel XX secolo: il Ritorno dai campi di Mauro Masi e un Paesaggio di Antonio Sarubbi, entrambi artisti di Rivello.

Nella villa comunale, si trova  il Monumento ai Caduti, realizzato da Roberto Ruta nel 1962.

Accanto alla villa c’è (fig. 2) la Chiesa del Convento di Sant’Antonio ora parrocchia, perché sono impraticabili, per il terremoto del 1980, le due chiese madri di Santa Maria e di San Nicola.

La chiesa presenta un’ampia facciata, fornita di portico a crociera con gli affreschi del XVI secolo, attribuiti prima a Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa e poi a Giovanni Todisco, di Abriola. Il portale, fiancheggiato da due leoni in pietra, è di reminiscenze catalane. Bellissimo il portone ligneo del XVI secolo.

L’interno nel Settecento subì varie trasformazioni, tra cui l’aggiunta di sovrastrutture barocche in stucco. Il soffitto dell’abside conserva sotto l’intonaco degli affreschi che si spera siano evidenziati al più presto.

La zona absidale custodisce un meraviglioso coro ligneo intagliato del Seicento, con raffigurazioni allegoriche dei mestieri artigianali locali, elaborato da maestranze rivellesi ed artigiani delle stesse comunità monastiche, come fra Girolamo da Stigliano ed Ilario da Montalbano.

La chiesa conserva a destra dell’ingresso le tele dipinte ad olio: una Deposizione attribuibile a F. A. Romano del XVI secolo, un’Incoronazione di Maria Vergine, S. Sebastiano, S. Carlo Borromeo e Santa Caterina da Siena del XVII secolo, un’Immacolata, San Francesco d’Assisi, S. Francesco di Paola del 1758 e una Sacra Famiglia del 1756. Le ultime due opere sono firmate dal pittore rivellese Salvatore Ferrari.

Si nota sempre a destra un pulpito di legno scolpito.

Nel presbiterio a destra e a sinistra dell’altare ci sono le statue lignee di San Francesco e di Santa Lucia. Col restauro del 1998 fu riportata alla sua cromia originale la scultura di San Rocco, in legno policromo intagliato, eseguita da un artista lucano operante intorno alla seconda metà del Cinquecento che volle creare un’opera rispondente a precise esigenze di religiosità.

In sacrestia si trova (fig. 3) un antico lavabo di marmo.

A sinistra spiccano le tele ad olio raffiguranti: la Madonna del Rosario col Bambino, del Settecento attribuita a Domenico Antonio Vaccaro, (fig. 4) la Madonna in gloria e natività del Battista del XVI-XVII secolo, opera dei maestri di Moliterno, (fig. 5) l’Annunciazione (1597) di Filippo Vitale. L’artista ottiene in quest’opera un risultato eclettico, ricco d’intimo vigore e d’estrosa fantasia.

Il Convento di Sant’Antonio, edificato nel 1515, si sviluppa intorno ad un chiostro quadrangolare, il cui deambulatorio ha arcate a tutto sesto poggianti su colonnine. Al centro c’è (fig. 6) un monumentale pozzo di pietra.

6 Pozzo

7 affreschi di Giovanni Todisco

Nel pronao e nel chiostro ci sono (fig. 7) affreschi di Giovanni Todisco e di Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa. Nell’ala orientale Giovanni Todisco eseguì la Storia della vita del Cristo e della sua Passione e tracce di Storia francescana.

Giovanni Todisco è presente a Rivello nel 1559, come documenta la data dell’Ultima Cena  che si trova nel refettorio.

Nell’ala settentrionale si scorgono affreschi con movenze espressive più distinte che sostituiscono il narrare violento di Giovanni. Sono le opere del figlio Girolamo che raffigurano la Deposizione, Cristo Morto, la Resurrezione, la Trasfigurazione, la Discesa dello Spirito Santo, l’Ascensione, la Madonna in gloria e Santo francescano, tutte eseguite intorno al terzo decennio del Seicento.

Al primo piano del convento è allestita (fig. 9) un’interessante esposizione di materiale archeologico.

Gravi danni ha subito dal terremoto del 1998 la Chiesa di Santa Maria del Poggio (1726), situata a strapiombo su una piccola rupe. Sopra l’altare maggiore vi era una pala cinquecentesca, attribuita ad Andrea da Salerno, che ora si trova in un deposito comunale.

Una visita merita il centro storico (figg. 10-11- caratterizzato da stradine, scalinate, piazzette, vicoli stretti intervallati da archi che rompono la monotonia della lunghezza. Girando si ha l’illusione di calpestare una materia elastica contrastata da forze che vengono dall’alto e dal basso.

Dal centro storico, per Via Vigliarola, si raggiunge la Chiesa di Santa Maria del Popolo, piccolo rurale che si presenta con il controsoffitto ligneo settecentesco. Contiene dipinti murali con una strana iconografia.

Da Corso Vittorio Emanuele si prosegue per Via Roma e si raggiunge la Cappella di Santa Barbara, ora chiusa al culto. Si presenta con abside semicircolare, ornata da archetti pensili e da affreschi tardo-cinquecenteschi, di Antonio Aiello. A destra dell’abside, in un’edicola, c’è l’affresco (1566) Annunciazione, Madonna con Bambino e S. Eligio di Giovanni Todisco, con inflessioni di Simone da Firenze, mentre gli affreschi di San Gregorio Magno e Sant’Antonio sono da attribuire ai suoi allievi.

In Corso V. Emanuele c’è (fig. 12) la Chiesa di Sant’Anna, edificata nel 1723, ora in pessimo stato di conservazione. Nicola Maria Rossi nel 1749 rivestì le pareti con esuberanti ed estrose decorazioni (fig. 13) raffiguranti balconate, vetrate, fontane e persino un organo. Il controsoffitto dipinto è a cassettoni; un palco collegava la chiesa con il palazzo accanto, che era la residenza della famiglia Alfano.

Dalla Piazza Umberto I, salendo per Via San Nicola, si raggiunge la Chiesetta di San Michele, sconsacrata ed ora adibita a Teatro comunale.

Nei pressi del Rione Motta si trova (fig. 14) la Chiesa Madre di San Nicola dei Greci, con la  cripta, che è la parte più antica della chiesa. A tre navate, è caratterizzata da 34 colonne rivellese che sorreggono voltine a crociera. Una balaustra di marmo mette in comunicazione con il presbiterio, ove ci sono le statue lignee di San Nicola e dell’Addolorata.

La chiesa superiore, di stile romanico e a forma di croce, già esisteva nel IX secolo, ma fu ricostruita nel Settecento, com’è documentato dalle date riportate: (1744) sui tre portali, (1756) sul muro esterno del transetto e (1761) sulla parte esterna dell’abside. I portali in pietra scolpita sono opere di maestranze meridionali. La facciata è di grande effetto con motivi decorativi del barocco napoletano.

L’interno, a tre navate, contiene sontuosi altari del Settecento con decorazioni a stucco.

La chiesa possiede affascinanti tele ad olio, come l’Immacolata firmata da Andrea Vaccaro della seconda metà del sec. XVII, la Madonna del Rosario di Pietro De Matteis del XVII-XVIII secolo, l’Ultima Cena di Pietro Cascini, la Pentecoste (1763) di Francesco Maria De Oliva, l’Adorazione dei Magi (1761) di Salvatore Ferrari.

Custodisce pure numerose sculture lignee, opere realizzate nei secoli XVIII e XIX, attribuite ad artigiani meridionali. Nel 1825 fu realizzato il coro, sagomato ed intagliato, opera di Antonio De Risi.

In Corso Garibaldi è ubicata (fig. 17) la Cappella dell’Annunziata. Nel catino absidale è dipinto l’affresco (fig. 18) raffigurante Cristo in gloria, dipinto da Antonio Aiello nel 1517. Nel registro superiore, all’interno di una mandorla, sostenuta da due angeli, troneggia un Cristo autorevole con capelli lunghi e barbetta, avvolto in un pesante panneggio. Il Cristo con la mano sinistra regge un libro mentre con la destra benedice. Nel registro inferiore dell’affresco i santi sono allineati in due gruppi da sei. Le figure s’impongono in una nuova dimensione stilistica umana, le immagini non si stampano più su un fondo astratto, ma s’inseriscono in un ambiente naturale.

Contiene pure un gruppo scultoreo dell’Annunciazione, in pietra dipinta del XVI secolo e un olio su tela raffigurante (fig. 20) l’Annunciazione, del XVIII secolo. In quest’opera si nota una raffinata preziosità di particolari in cui le immagini sembrano puri elementi ritmici.

Bibliografia

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
  • Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Basilicata, Restauri in Basilicata, Matera, La Tipografica, 1998.
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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