AL DI QUA DELLO STIGE

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LUCIO TUFANO

LUCIO TUFANO

AL DI QUA DELLO STIGE :  TUFANO INTERVISTA ORAZIO

Non sembra vero. Eppure è qui con noi. Trasuda come sempre saggezza da tutta la sua figura, tipico rappresentante di quel buon senso, di quella prudenza, di quello spirito di accomodamento che sono i caratteristici segni della gente lucana.Quintus_Horatius_Flaccus

Il maturo Orazio, che ha sempre elevato inni alla vita, ci invita a bere il vino che i servi hanno nuovamente versato nelle coppe di legno fresco, fissandoci con quel suo sguardo penetrante ed ironico.

-Al di là del genio scoperto e rivelato, dello scaltro inventore di sé, palesatore dei propri pensieri, prosatore di imposture, abile imbonitore, che ne dici se brindassimo, almeno una volta, al genio perduto, frantumato, disperso tra le fitte foschie della sottostoria, all’antigenio, e a quello ignoto, occulto, alle migliaia di poeti che non vollero o non poterono manifestarsi, ai caduti di tutti i cassetti, alle fiamme dei caminetti che sentirono la co571770e6-ff7c-4b8f-8ec0-a5879b5424e1mpiacenza di recitare i loro versi, al grido strozzato dal vento e dalla notte, ai talenti preclusi, inghiottiti nei flutti del grigio e silenzioso abisso degli anonimi?

-Ebbene si, brindiamo pure a tutti gli spiriti che non ebbero ascolto. A molti di essi il tempo ha reso giustizia. Giacciono senza anagrafe sotto le brune e pesanti zolle dei cimiteri letterari, nei quadrati di terre dalle siepi di bosso. Brindiamo a tutti gli uomini che vivono, muoiono, ritornano in vita e pensano, parlano, scrivono, a quelli in cui si tramanda il genio, gli esseri che popolano ancora la terra e ai quali non è concesso di assurgere a divinità per un’inesorabile condanna che infligge loro la trama legata da Tesifone al sottile filo che Atropo recide.

Intanto che le ore pascarpe_diemsano noi vorremmo chiudere la nostra intervista. Orazio capisce che è giunto il momento di inviare un saluto alla sua terra. E come se fosse d’un tratto assorto in un suo intimo monologo …:

-Si, la fiorita di ginestre sui fianchi dei monti, sulle rive dei fiumi, in mezzo ai pianori, lungo i torrenti di giugno … le montagne aspre, gli uomini taciturni e le donne presaghe, le nubi che corrono veloci tra scrosci improvvisi di pioggia e repentini sereni, e ricoprono d’ombre scure la terra abbandonata e infeconda che odora di acre, o che si sfrangiano sui cardi e le sterpaie battute dai venti. Ecco acceso in me un acuto desiderio di tornare nella muta terra, e di sostare più a lungo fra gli uomini dalle parole corte e crude. Al di là degli Alburni rientrerei per i colli di Lagonegro, per godere della mia regione e della mia gente. La presenza di comunicazioni rapide e moderne non costringerebbe me alla fatica di lunghi tragitti sopra diligenze antiquate e traballanti tirate da cavalli dalle ispide code e piene di scricchiolii e di lamenti per le rapide salite che legavano i boschi alle valli e allacciavano le alture tra di loro. Su tali veicoli attraversai le pianure solcate dai torrenti a volte violenti, a volte ghiaiosi: pianure brevi, serrate tra pendici quasi sempre aride, o coperte di un verde fosco e selvaggio. 20035bVerso il mare, la terra si faceva  più desolata e deserta, coperta di falasco stridente, dominata dai falchi e percorsa da pastori barbuti che conducevano al pascolo la greggia al suono di lente melodie secolari. I paesi frananti sulle chine: le case abbandonate dagli uomini che lo spirito d’avventura ha sempre chiamato in terre lontane, oltre gli oceani dalle immense profondità ed estensioni. Ho racchiuso dentro di me il ricordo di quelle visioni agresti e di quelle chiare voci montane, le voci che partivano dalla terra … e che ritornavano alla terra per un accordo malinconico doloroso tra gli uomini e la natura. Paesi, altissimi e nidi d’aquile, coi crinali fino all’altopiano. Divino paesaggio di campi, di vigneti e oliveti, le estese plaghe del Vulture … il mio Vulture selvoso. Ma, so anche quanto sia mutata oggi la mia regione. Ho apprezzato l’omaggio che mi avete recato, lo stemma d’argento con i quattro zaffiri dei fiumi. So che non si soffre più il freddo e la fame, so che la gente abita in case decorose e nei palazzi e fruisce di ogni comfort, dalla luce, agli abiti, ai cibi più rari e prestigiosi.150px-Quinto_Orazio_Flacco So della sua economia e del progresso che l’hanno resa degna di tutte le regioni, le strade che la attraversano, le città e i suoi quartieri popolosi, le industrie e le nuove economie, il progresso che ormai la pervade, la evoluzione e la modernità che la caratterizzano. Malgrado l’opportunismo e la permanenza al potere di buona parte dei suoi politici che hanno una strana concezione della democrazia per cui intendono gli incarichi istituzionali non come servizio da rendere alla Repubblica, bensì come presidio e vantaggio permanente del proprio io.  Il fenomeno è ricorrente, nella mia e nelle vostre epoche: individui che inseguono la fortuna attraverso i partiti, che fingono di saldare il proprio destino a quello dei più forti per ottenere da questi incarichi e sempre più fiducia. A ciascT-f6ee18b695b94755f7cdd8d8a1e4647f-748x598uno di essi io indirizzo il quarto epodo, il giambo in cui espressi tutto il mio sdegno per un servo arricchitosi con la politica. Spero che vi consoli il motto: “Licet superbus ambules pecunia, fortuna non mutat genus!”. So che , nonostante le metamorfosi di sigle, ci sono uomini e mentalità che persistono sia a sinistra che a destra, con vecchie abitudini ed antichi egoismi, rendendo ingannevoli le corrose e tradizionali categorie della politica. Molto dipende dalla situazione nazionale, dove la vostra destra e la vostra sinistra sono a dir poco meschine, e insopportabile appare il loro gioco di finta alternativa, la loro totale mancanza d’idee e di visione minimamente strategica in un mondo costellato da contrasti in fase di continuo allargamento ed inasprimento. Si succedono al potere uomini di tutti i partiti, fossero moderati o liberali o democratici, essi rappresentano quel parlamentarismo vacuo ed inerte, che pesa inverosimilmente sull’erario, non solo per le indennità di cui fruiscono i parlamentari, bensì per i costi di numerose voci indicanti i privilegi di cui godono. Assemblee che si esautorano nelle discussioni, al di là delle realizzazioni e delle opere, composte da gente che, raggiunta una posizione, difficilmente ne vuole rimanere privo. È questa una delle ragioni di degenerazione della democrazia. Ma io ho potuto cantare la Lucania solo quando l’ho rivista nei ricordi di fanciullo ed anche perché il passato viene sublimato dal presente. V’è che anche un intero popolo ha da raccontare la sua corale avventura ed inneggia alla sua identità, solo quando è irrimediabilmente dannato a stare lontano dalla sua terra, quando è tenuto in istato di schiavitù. Il poeta è il leader della sua riscossa.

La notte intanto incombe nell’emisfero del nulla. La mesta coltre del silenzio ammanta immagini e figure al di qua del delta nero ed immobile. Ci accingiamo, dopo aver salutato Orazio e gli altri, a ridiscendere nell’infima condizione delle cose precarie, nella cosiddetta realtà dei fiumi che scorrono lenti come fiumi di polvere.

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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