LA DERIVA E’ INIZIATA COSI’….

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TERESA LETTIERI

Quando è successo? Quando, con precisione, abbiamo cominciato a scimmiottare dinanzi uno schermo, ad interagire con racconti verosimilmente falsi ma stuzzicanti, a dare retta al primo venditore di fumo travestito da intellettuale post-moderno? Eppure io ho visto scivolare tutte le repubbliche finora possibili, indossare i pantaloni a zampa, morire durante il terremoto dell’80 e vincere i mondiali di calcio del 1982. Se i segnali ci sono stati, come è logico che accada per ogni fenomeno così “rivoluzionario”, di certo non sono passati inosservati. Oppure non abbiamo osservato. Certo è che il momento storico attuale, di una politica spettacolarizzata sinceramente non ne aveva bisogno, soprattutto in un Paese come il nostro che, tra le sue derive non ha mancato l’appuntamento con il palcoscenico delle atrocità. Oggi, ma già da tempo, qualsiasi avvenimento, di ogni tipo e genere, pubblico o privato, ricerca una scena che le tributi la giusta importanza. Rappresentarlo al mondo appare come un bisogno indispensabile, quasi maniacale. Ovviamente non prima di averlo reso, credibilmente, uno spettacolo. Gli esempi sono molteplici e riguardano il quotidiano come le sfere più inaccessibili all’uomo comune, tanto quanto numerosi sono gli strumenti disponibili attualmente affinchè la ricetta di cucina, come l’omicidio di un barbone o le vacanze di un vip siano trasformati in uno show. Trasmesso ovunque e da tutti, condiviso in qualsiasi ora del giorno e della notte. E in questo sistema grottesco ed interminabile, non solo la politica non doveva entrarci ma bisognava che si adoperasse per smantellare qualsiasi tentativo di emulazione. Invece, ha compreso che per coltivare il beneplacito bisognava raggiungere gli italiani nelle loro case offrendogli qualcosa che potesse distoglierli dall’ansia della debitoria, del lavoro precario, delle tasse opprimenti, delle difficoltà del congiunto disabile, con una performance fruibile immediatamente, leggera come un aperitivo e conviviale quel tanto ad unire in pochi minuti, ma abbastanza pregnante da sedimentare e generare una reazione. Quale? Sicuramente quella più utile al politicante di turno, bisognoso di capitalizzare i consensi e non i programmi , che sa tradurre il disagio personale in livore e non in opportunità sebbene appartenga alla sua mission, che sa risvegliare l’appartenenza ad un gruppo e non a tutto il Paese (che lui governa). La partita si gioca sull’individualismo e lavora su coefficienti esponenziali per aggregare le masse.  Solo a patto di aver preventivamente ben lavorato il terreno, come farebbe un giudizioso contadino che conosce i trucchi della coltivazione e può decidere la direzione verso la quale spingere i risultati. Ovvio. Ma in politica contano i numeri sempre e per sempre. Senza dubbio gli ultimi 30-40 anni sono stati decisivi per l’accelerazione della massificazione attraverso un meccanismo che ha diviso nettamente i ricchi, appena sfornati da una parte e intenti a continuare la scalata verso posizioni che poi solo taluni sono riusciti a confermare, dai poveri, più ambiziosi perché sobillati dalla persuasione subdola dei mezzi di comunicazione, volutamente diffusi anche in questo fragile spaccato di società del terzo millennio. Un lavoro sporco, che ha imposto modi di essere e di fare, costruito chiavi di accesso per tutti a tutto. Ha illuso quel tanto da alimentare le credenze di ognuno e instillato quotidianamente, dosi massicce ma non letali di egoismo, sufficiente a generare la rissa con morto al semaforo o al parcheggio; ha trasmesso quella opportuna dose di paura che rende abbastanza allarmisti sul vuoto lanciato come una bomba molotov, ma anche quel tanto coraggiosi da assistere ad un linciaggio senza che si intervenga per sedarlo. Ha disinfettato opportunamente la coscienza per “criticare”  quindici, venti, pure trenta giorni di imbarchi e sbarchi, ma abbastanza spietati da osservare i passeggeri bruciare nel fuoco dell’inferno davanti uno ad uno spritz. Sono apparsi tronisti spacciati per professionisti; coppie, che  nemmeno una partita a ramino terrebbe insieme, scoppiate pubblicamente su isole deserte a rappresentare la famiglia italiana; quiz dove improbabili geni confondono Napoleone con Brunetta a legittimare l’ignoranza come modus per affermarsi nella società, davanti a spettatori sedati e saziati dal niente, dal surreale confuso con la realtà, possibilmente replicabile. Siamo osservati, scannerizzati, indagati ed orientati. Selezionati e spediti alle rispettive tifoserie, senza alcun senso dell’onore e della rettitudine, convinti che per farcela basta un colpo di deretano o una raccomandazione, meglio ancora furbizia. Tutto, compreso gli affetti, si consuma senza costruzione e visione. In un periodo storico, come quello attuale, dove il progresso e la tecnologia sono riusciti a controllare le masse mediante sistemi e messaggi agevolmente fruibili, la politica svuotata gradualmente dal continuo affarismo, si è insinuata in questo meccanismo per riuscire a conservare le posizioni di prIvilegio dei suoi rappresentanti. Era l’unico modo per mantenere una leadership tanto farlocca quanto fragile, quasi sempre border line, fagocitando i fabbisogni di un popolo chirurgicamente privato di desideri ed opportunità ma allenato alla possibilità di poter somigliare a “qualcuno” con facilità, senza meriti e con wikipedia nella tasca. Ma questa non è politica e allora ricominciamo daccapo!

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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