LA GIOSTRA DEGLI INVENTATUTTO

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i brevettari

 

LUCIO TUFANO

            Innalzarono serenate all’altezza delle finestre ed elevarono il bicchiere nelle celebrazioni del vino e delle donne, anelarono al cielo senza mai volare, progettarono percorsi pneumatici, corridoi e scale che corrono, ritagliarono cuscini di stoffa ed aeroplani di carta, spade di latta e pupi di legno o di pezza, applicarono la colla alle scatole ed alle funi, tagliarono e cucirono berretti e corpetti, si immolarono sui libri antichi e sulle pozioni delle fattucchiere, miscelarono decotti per la tosse e scolpirono angeli e madonne.

            Altri si medesimarono nel truce mistero demoniaco per evocare spettri a testimone, e si avvalsero di doti paragnostiche e di ruoli guaritori, crearono detti e contraddetti, massime e proverbi sulle piogge e sulle siccità; impastarono la carta e sciolsero la cera per le facce dei santi, fecero parlare bambole ed animali e suonare grammofoni, rinvennero l’equilibrio negli oggetti ed approntarono ordigni e macchine rudimentali, quasi alla guisa di chi scoprì il centro di gravità ed il moto accelerato, di Huyghéns e Walles per la vicendevole percussione dei corpi, che nutrirono l’idea fissa di prostrarsi negli artifizi e nei rimedi, nei ritrovati a suscitare sorpresa ed a prestare sostegno alla fatica ed alla pena, a risolvere nevralgie e problemi, a snellire pile di pratiche.

            E vi furono anche quelli che dai ritagli delle gomme trassero fionde e gareggiarono sui pendii delle rotabili, con involucro e parabrezza e con sedili e pennacchi, come gli egiziani ed i fenici su piccolissime ruote e carrozze. Gli adoratori di Cerere con gli aratri a chiodo, Brabante e Voltorecchio; quelli che spararono alle nubi, lanciarono razzi infuocati contro la grandine e furono antesignani del piantatore meccanico e dell’irrorazione a zaino ed a spruzzo, della zolfatrice a mantice, del frangitutto di pannocchie e spighe, del carrello raccoglicovoni e degli snocciolatori di olive, il recupero della paglia trita, del trincia/pressa foraggi, delle trebbie per il grano separato dalla pula.

            Chi si cimentò a cucire i calzari di Mercurio, approntando tomaie e suole di vacchetta leggere per sorvolare sui passi perduti? Chi pensò ai sopratacchi di metallo e gomma per il ghiaccio e la neve ed ai tacchi tascabili per le signore? Fu Losasso di Baragiano, il multiforme ingegno che inventò “la scarpa che respira”, quella a mantice (prima ancora di Mario Poletti Polegato, Mister Geox, che fattura nel 2004 circa 340 milioni di euro, azienda leader calzaturiera) e poi vennero i fabbricanti di occhiali retrovisori, di telai per tessere arazzi, e del tombolo per il ricamo delle monache e delle educande. Quelli che elevarono muri ad intercapedine, case, palazzi e torri, quasi come i costruttori di Cnosso, che suonarono con le mani clavicembali rudimentali a corde ed a vento, che cacciarono suoni al posto di intere orchestre, quasi alla guisa di Shell e Ischircki, creatori di musica elettronica con il clavicembalo di Chladin e con l’amelodion di Diez; che ottennero radiofonie rivelatrici a distanza; quelli come Rocco Scorzafava, il re dei comignoli, al quale si deve il comignolo aspirafumo ad eliche centrifughe. Quelli dei rubinetti a getto doppio intermittente, dei velocipedi con cambio a marce ed ingranaggi a presa; quelli dei motori a pressione idrica, dei sistemi a persistenza luminosa; quelli che fusero insieme campane di bronzo e candele Diafane, fatte con olio di pesce e spermaceti ancora prima che sulle immagini dei defunti e sugli altari delle chiese si accendessero le steariche.

Vi fu chi applicò agli aerei, grandi ali longitudinali in profondità, come è per gli uccelli e gli arcangeli, ed ali di minima apertura per l’involo e l’atterraggio, chi escogitò l’aeromobile a disco amando la velocità che rompe e taglia le nubi, aeromotori con pale a movimento elico–cicloidale. Gli aritmetici maestri di scuola lanciarono il nuovo abaco per tavole di moltiplicazione plurima e gli scrivani calligrafi si cimentarono nei piccoli serbatoi e distributori automatici di inchiostro stilografico, intrecciarono fiori, bandiere e verghe dentro le vocali e nelle consonanti in lettere ed istanze, con le maiuscole a piè di pagina e a capo, con i caratteri gotico e rotondo, e furono operatori di scrittoi portatili. Ai coltellinai aviglianesi che serrarono la lama nel manico di corno come era nell’idea originale di Namur; ai conciatori di pelli preparate con la scorza delle querce e con l’erica; ai dattilografi per opera di Brummer che diedero agli audiolesi, ai muti ed ai ciechi la possibilità di leggere col tatto; a chi, dopo Agatarco e Baldassare Petruzzi, si prodigò ad abbellire la scena del teatro; a chi ridusse i liquidi in vapore e questo in liquido; a chi diede ai cicli quattro cambi di velocità con riduttore alla moltiplica; a chi produsse cicli da corsa a leva autocentrante e serraggio rapido sulle ruote al telaio; a chi diede ai fucili da caccia l’estrattore automatico ed alle bottiglie di vino procurò tappi automatici con leva e cerniera; agli inventori dei motori a due tempi con lavaggio forzato ed a quattro tempi senza valvole, di quelli rotativi, dei motori a cilindri e dei pistoni ruotanti; ai sarti misuratori a squadre multiple di confezioni rapide e precise di giacche e gilet; ai fotografi con macchine panoramiche ad obiettivo ruotante; agli ideatori di accendini per fornelli a gas, di mascature di sicurezza con chiave ad espansione …; a Claps Gennaro per la tavola pitagorica applicata all’aritmetica razionale, a Rocco Albano, per il distributore automatico di inchiostro stilografico, sia questa la gloria imperitura della follia raziocinante; a tutti coloro che impiegarono l’intelletto per la migliore e progressiva esistenza umana.

COPERTINA DA POTENZA D’EPOCA, L’ATTUALE INCROCIO TRA VIA MAZZINI , CORSO CAVOUR E VIA ANGILLA VECCHIA

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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