LA POTENZA CHE VORREI Capitolo 6 – Una Potenza più sociale

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Sempre più spesso sentiamo parlare di temi vecchi con nomi nuovi: contrasto alla povertà, nuove dipendenze, inclusione sociale, e via discorrendo. Senza dimenticare i problemi atavici e mai risolti delle periferie – e qui il pensiero corre immediatamente a Bucaletto, ma preferisco parlarne in un prossimo pezzo –.

Dietro ognuno di questi temi c’è un mondo intero, fatto di difficoltà e problemi ma, soprattutto, fatto di persone, volontari da un lato, bisognosi dall’altro.

Il dibattito cittadino verte, com’è anche giusto che sia, di traffico, di cultura, di viabilità , di raccolta dei rifiuti, di edilizia, di verde pubblico, di opere infrastrutturali.

E invece non mi pare, se non grazie all’opera meritoria di volontari, associazioni ed organismi no – profit, si parli mai abbastanza dei temi sopra citati e che non si parli abbastanza degli “ultimi”, siano essi tali da un punto di vista economico, sociale, psicologico, ambientale.

Seguo e, quando riesco, collaboro anche ad iniziative ed attività di valenti associazioni (non ne cito nessuna in particolare per evitare colpevoli mie dimenticanze) che si dannano letteralmente l’anima per portare conforto, tendere una mano, sollevare una problematica o aprire un dibattito.

Se termini come contrasto alla povertà, recupero delle eccedenze alimentari, nuove dipendenze (si pensi alla ludopatia, ossia la dipendenza patologica dal gioco) sono divenuti di uso comune e se n’è finalmente iniziato a parlare e a fare qualcosa, è solo ed esclusivamente merito di queste realtà volontarie associative.

Il tutto senza dimenticare quelle splendide realtà che si occupano di disabilità o assistenza a malati o portatori di handicap o di accoglienza ed integrazione degli immigrati regolari.

Perché anche con riguardo a questo delicatissimo tema, noto come manchi una capacità di affrontare organicamente le questioni, magari tentando di potenziare la capacità di fare rete non solo tra i soggetti privati interessati ma, soprattutto, tra questi ultimi, l’amministrazione comunale e gli altri possibili soggetti interessati (penso ad esempio alle scuole, quantomeno in un’ottica di conoscenza e prevenzione).

E continuo ad avere l’impressione che l’amministrazione comunale abbia quasi deciso di defilarsi rispetto alle questioni delle quali parlo, lasciando un colpevole onere esclusivamente a carico di associazioni e volontari senza i quali, quegli “ultimi” che sopra ho citato, davvero non saprebbero a che santo votarsi.

Ma sono associazioni a carattere volontario e gratuito e, come tali, potrebbero cessare, vuoi per mancanza di stimoli, vuoi per sopraggiunti motivi personali, le proprie attività in qualsiasi momento. E poi?

Perché per portare avanti queste attività non basta la passione; servono persone, serve tempo, servono risorse in primis finanziarie.

E allora la prossima amministrazione comunale dovrà in primis coordinare questa rete e dovrà poi, immediatamente dopo, mettere a disposizione strutture (gratuite ovviamente) e mezzi finanziari (ovviamente in base a criteri trasparenti e meritocratici) di queste belle realtà.

Perché di pacche sulla spalla e “Bravi, andate avanti e non mollate” non sanno più che farsene

Ci leggiamo (se vi va) al prossimo capitolo – il settimo – de la Potenza che vorrei.

Sempre (in)distintamente vostro.

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Rocco Pesarini

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