LA REGIONE NAVIGA A VISTA

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riccardo achilli

Qualche giorno fa, imbattendomi nel sito della Regione Basilicata, ho rivisto la vecchia sezione di statistica alla cui progettazione collaborai insieme ad una eccellente funzionaria della Regione. Con tristezza, ho visto che i dati del progetto, finanziato con il vecchio ciclo 2007-2013, erano fermi e non più aggiornati da almeno un paio di anni, così come il vecchio annuario statistico cartaceo e su supporto elettronico che, con tanti sforzi, si cercò di portare avanti per qualche anno insieme ad Istat Basilicata, probabilmente è solo un ricordo di pochi.

Non è solo la tristezza per un lavoro che è andato perduto e nel quale si è creduto a spingermi a scrivere queste brevi note, ma la consapevolezza che almeno una parte del ritardo di sviluppo delle regioni del Sud consista nell’uso distorto ed improprio dell’informazione quantitativa, di qualunque tipo (statistica, di monitoraggio, finanziaria). Informazione che viene spesso vista come un fastidio, che ricorda vagamente ai tenutari del cordone della borsa che occorrerebbe, ogni tanto, rendere conto dei risultati di ciò che si fa. E, peggio ancora, viene utilizzata in modo strumentale a supportare un dibattito politico in cui l’oggettività del dato viene piegata ad interpretazioni di vario grado di faziosità.

Eppure, oramai la Basilicata, come tutte le regioni meridionali, dovrebbe essere abituata al metodo di programmazione europeo, che, ad ogni ciclo, rafforza sempre più ruolo e funzione dell’informazione quantitativa e statistica. Oramai sono le stesse sorti finanziarie dei programmi operativi a dipendere dai numeri che vengono prodotti. Come è noto, il cosiddetto “performance framework” è un quadro di obiettivi degli interventi contenuti nei programmi operativi, misurati attraverso target da raggiungere su specifiche tipologie di indicatori (di tipo finanziario, procedurale o di realizzazione fisica degli interventi) per finalità di autovalutazione in itinere e finale degli esiti dei programmi. Al raggiungimento o mancato raggiungimento di tali target sono collegati premi o sanzioni finanziarie, che possono arricchire o impoverire la disponibilità finanziaria dei programmi, consentendo di spendere di più, per spingere maggiormente sullo sviluppo del territorio, o viceversa trovarsi costretti a dover ridimensionare alcune politiche.

Ma più in generale, l’approccio per indicatori statistici alla programmazione è qualcosa che va anche al di là di meccanismi premiali, e costituisce la logica di fondo di costruzione dello stesso ciclo di programmazione, che segue un filo razionale chiamato “quadro logico” del programma essenzialmente costituito dai seguenti elementi:

  1. Analisi dei bisogni sociali, economici, ambientali del territorio. Tale analisi viene condotta con il supporto di dati statistici. Particolare rilevanza, in tale fase, viene assunta, ad esempio, dal sistema sviluppato da Istat e dal Dps denominato “indicatori territoriali per le politiche di sviluppo” che, articolato attraverso le tematiche obbligatorie che il programma deve affrontare (chiamate, nel gergo dell’attuale programmazione, “obiettivi tematici”) mette a disposizione tutta l’informazione statistica ufficiale su base perlomeno regionale esistente;
  2. Definizione di obiettivi collegati al soddisfacimento dei bisogni precedentemente identificati che, a vari livelli, da quelli più “macro”, legati cioè al quadro socio-economico generale della regione, a quelli intermedi, legati ad aspetti settoriali più specifici, sono quantificati da indicatori, rispettivamente, di impatto e di risultato;
  3. Definizione di politiche che consentano di raggiungere gli obiettivi prefissati nella fase precedente, politiche che, nella loro attuazione, dovranno essere monitorate, dando luogo a dati quantitativi di avanzamento economico, finanziario e procedurale delle stesse, nonché ad output fisici, cioè ad oggetti concreti creati tramite la spesa pubblica, misurabili attraverso gli indicatori di realizzazione;
  4. Valutazione degli effetti delle politiche, sia previsionalmente (valutazione ex ante), sia in itinere, sia alla fine della programmazione (ex post). La valutazione verifica che le politiche definite possano, in linea previsionale, impattare positivamente sugli obiettivi, che lo stiano facendo effettivamente, in fase di attuazione, e che lo abbiano fatto a chiusura delle stesse. Tale attività fa ricorso alle tecniche proprie della ricerca sociale e usa, quindi, metodi quantitativi, quindi dati (spesso prodotti dal sistema di monitoraggio attivo in fase di attuazione del programma) e, in sottordine, anche metodi qualitativi.

L’informazione quantitativa, dunque, sia essa direttamente prodotta da dati e variabili grezze, sia essa elaborata in indicatori o in modelli più complessi (come ad es. quelli econometrici) è la stella polare attraverso la quale un programma si costruisce, si esegue e si valuta, facendo ripartire un nuovo ciclo dai risultati positivi e negativi evidenziati dall’evidenza dei numeri.

Da questo punto di vista, la situazione della Regione Basilicata è particolarmente grave. A differenza di altre regioni, come la Toscana o l’Emilia-Romagna, che possono avvalersi di enti di ricerca di proprietà regionale, come Irpet o Ervet, o di regioni, come la Lombardia, che hanno uffici di statistica interni all’amministrazione molto ben strutturati e con molto personale, la Basilicata non ha niente di tutto ciò, ed anche i tentativi volontaristici del sottoscritto e di pochi altri non hanno sfondato il muro di un sostanziale disinteresse per il tema. Questo fatto costringe la Regione, in fase di programmazione, a dipendere da fornitori esterni, consulenti esterni o interni (come di fatto era il vecchio NRVVIP) che hanno l’expertise di utilizzo della statistica lungo la catena di programmazione, spossessando la politica di una effettiva capacità di intervento, e la collettività regionale di una effettiva capacità di chiedere conto dei risultati ottenuti. Alla fine dei conti, si tratta di una sorta di vulnus persino all’esercizio consapevole della democrazia, ed all’effettiva autonomia decisionale di chi è stato eletto per decidere. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno degli elementi fondanti del ritardo di sviluppo, che meriterebbe di essere affrontato con la stessa serietà ed impegno di un appalto per costruire una strada o di un regime di aiuti alle imprese.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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