Le aree di programma della Basilicata e i nodi territoriali di crisi

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riccardo achilli

 

Il rapporto sulla Basilicata prodotto da Unioncamere nell’ambito di Sisprint a luglio 2018 fornisce un interessante spaccato territoriale degli assetti produttivi e delle aree di crisi della regione, che il policy maker dovrebbe analizzare con attenzione.

Il rapporto suddivide l’analisi per le aree interne della regione, quelle che, per il loro posizionamento e le particolari difficoltà di accessibilità, sono maggiormente soggette a problemi di emarginazione sociale ed economica, desertificazione produttiva e demografica e isolamento dai mercati, definite nell’ambito della strategia per le aree interne (Potenza e Matera città, Montagna Materana, Alto Bradano, Marmo Platano, Alto Sinni, Mercure e Val Sarmento).

In tali aree particolarmente problematiche, rimaste indietro in un modello di sviluppo economico regionale che, per ragioni di tipo infrastrutturale e di accessibilità, ma anche per motivi legati ad una maggiore accumulazione originaria di capitale consentita, ad esempio, da sistemi agricoli più competitivi, ha privilegiato le zone di corona, confinanti con le altre regioni (Metapontino, Vulture, Lagonegrese) vengono analizzate le dinamiche d’impresa.

Ed emergono cose interessanti, per certi versi sorprendenti: in tali aree, per le quali l’immaginario rimanda ad una situazione di stasi economica e sociale, il tasso di sviluppo imprenditoriale, ovvero la crescita del numero di imprese esistenti data dal saldo di quelle che nascono e quelle che si cancellano dal Registro Imprese, è piuttosto vivace. Ad esempio, detto tasso è pari all’1,9% nell’Alto Bradano e dello 0,8% nel Marmo Platano. Entrambi questi tassi sono superiori alla media nazionale, dello 0,75%.

Inoltre, l’effetto-città, inteso come insieme di fattori di sostegno alla crescita di un tessuto produttivo, in termini di mercati locali più ricchi, presenza di bacini di manodopera, infrastrutture e servizi di rango urbano, si fa sentire anche per Potenza e Matera: in tali Comuni il tasso di sviluppo imprenditoriale è dell’1,59% e dell’1,5%, rispettivamente. E certo l’eventuale effetto vivificante di Matera 2019 non può farsi sentire anche a Potenza.

La sovrapposizione fra natalità e mortalità di imprese nei Comuni lucani mostra come la prima si concentri soprattutto nelle aree interne centrali del potentino, oltre che a Matera ed immediato hinterland, mentre la seconda sia molto elevata in zone come il Lagonegrese, ed in alcuni Comuni del Vulture e del Metapontino. Se ne ricava che in alcune aree interne della regione come il Marmo Platano e l’Alto Bradano, oltre che nelle due città capoluogo, il fenomeno imprenditoriale che si va sviluppando non è costituito da realtà fragili, che muoiono con la stessa rapidità con la quale nascono, magari animate da una insufficiente vocazione all’imprenditoria e dalla disperazione dell’assenza di lavoro alle dipendenze. La mortalità di imprese si concentra, invece, in quelle che sono da sempre considerate zone forti dell’economia regionale, e che oggi rientrano nei perimetri ministeriali delle aree di crisi.

Più nello specifico, le aree di crisi non complessa regionali, definite dai relativi sistemi locali del lavoro (Marsicovetere, Matera, Pisticci, Rionero in Vulture, Potenza) sono caratterizzate da tassi di sviluppo imprenditoriali inferiori alla media regionale, se non addirittura negativi, come nel caso di Rionero, che sta quindi perdendo imprenditorialità. L’eccezione è, ovviamente, costituita dai sistemi locali del lavoro baricentrati sulle città di Potenza e Matera, dove, invece, come detto in precedenza, l’effetto-città consente di avere un interessante ispessimento del tessuto produttivo.

E’ ovviamente del tutto fuori luogo parlare di una inversione delle coordinate della tradizionale geografia economica della regione, però i dati brevemente riassunti consentono di sviluppare almeno due riflessioni, delle quali si forniscono solo gli spunti iniziali:

  1. Non è vero che le aree interne, in quanto tali, siano condannate al ristagno produttivo ed alla desertificazione sociale. Munite di una adeguata progettualità, in termini di capacità di superare i gap fisici di collegamento (ad esempio attraverso l’uso sapiente della rete per fare progettazione 3D, commercio on line, comakership con i fornitori) ed in termini di valorizzazione delle vocazioni ed opportunità di business che anche le aree interne esprimono (ad esempio nella zootecnia, nello sfruttamento a fini turistici o energetici dell’ambiente, nella messa in sicurezza del territorio e dei centri abitati, nei servizi alla persona) le iniziative imprenditoriali possono portare sviluppo e occupazione anche nelle aree più difficili. A patto, però, che il soggetto pubblico sappia fare politica industriale, non tanto in termini di incentivi finanziari, quanto piuttosto di accompagnamento e di supporto esperienziale e tecnico-professionale ai nuovi imprenditori, e che il sistema creditizio, soprattutto la rete degli istituti di credito cooperativo, più connessi con il territorio, sappia premiare la qualità del progetto, piuttosto che le garanzie reali, nella fornitura di credito;
  2. Di converso, non è vero che le aree forti lo rimangano per sempr Nel Metapontino, ad esempio, dovrebbe essere fonte di riflessione la crisi che attraversa il comparto ortofrutticolo, nonché il fallimento dei progetti di sviluppo turistico di una costa jonica tanto promettente quanto mai sfruttata appieno, oppure la storia infinita della bonifica dell’area industriale della Valbasento. Così come il Vulture dovrebbe saper coniugare i tanti asset, storico artistici, ambientali, agroalimentari di cui dispone, per immaginare un futuro di sviluppo che non dipenda esclusivamente dall’automotive.

 

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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