LE PICCOLE IMPRESE VANNO BENISSIMO, LE GRANDI SONO UNA FRANA

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LE NOSTRE PMI SONO LEADER IN EUROPA. MA ABBIAMO PERSO LE GRANDI IMPRESE

  • Non abbiamo più grandi imprese

Sino alla prima metà degli anni ’80, l’Italia era tra i leader mondiali nella chimica, nella plastica, nella gomma, nella siderurgia, nell’alluminio, nell’informatica e nella farmaceutica. Grazie al ruolo e al peso di molte grandi imprese pubbliche e private (Montedison, Eni, Montefibre, Pirelli, Italsider, Alumix, Olivetti, Angelini, etc.), lo sviluppo ruotava attorno a questi comparti. A distanza di quasi 40 anni, invece, abbiamo perso terreno e leadership in quasi tutti questi settori. E ciò è avvenuto non a causa di un Destino cinico e baro, ma a seguito di una selezione naturale compiuta dal mercato.

Secondo la CGIA di mestre bisogna che che si torni a guardare con maggiore attenzione al mondo delle imprese, in particolar modo alle piccole e alle micro, visto che la tassazione continua ad attestarsi su livelli insopportabili, il credito viene concesso con il contagocce, l’ammontare del debito commerciale della nostra Pubblica amministrazione (Pa) nei confronti dei propri fornitori è di 57 miliardi di euro e circa la metà di questo importo è riconducibile ai mancati pagamenti. Afferma il segretario della CGIA Renato Mason:

“La nostra Pa non solo paga con un ritardo ingiustificato che nel dicembre del 2017 ci è costato un deferimento alla Corte di Giustizia Europea, ma quando lo fa non è più tenuta a versare l’Iva al proprio fornitore. Dopo l’introduzione dello split payment, infatti, le imprese che lavorano per il settore pubblico oltre a sopportare tempi di pagamento lunghissimi, subiscono anche la mancata riscossione dell’imposta sul valore aggiunto che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare le spese correnti. Questa situazione, associandosi alla contrazione degli impieghi bancari nei confronti delle imprese in atto in questi ultimi anni, ha peggiorato la tenuta finanziaria di moltissime piccolE imprese

In termini di fatturato, invece, l’Italia è al 4° posto in UE con 2.855 miliardi di euro all’anno (2016). Solo la Germania (6.195 miliardi), il Regno Unito (3.976 miliardi ) e la Francia (3.696 miliardi) contano un risultato superiore al nostro. Tuttavia, quando analizziamo l’incidenza prodotta dalle nostre Pmi sul totale fatturato, tra i big non abbiamo rivali, nemmeno quando analizziamo lo score delle micro imprese . Sulla stessa lunghezza d’onda è risultato che emerge dalla lettura dei dati riferiti al valore aggiunto: anche in questo caso le nostre Pmi e le piccolissime aziende non hanno contendenti tra i principali Paesi UE

A  fronte di 14,5 milioni di occupati presenti in Italia (dato al netto dei lavoratori del pubblico impiego e di alcuni comparti economici rilevanti), 11,4 lavorano presso le Pmi, di cui 6,5 nelle micro imprese. In entrambi i casi, l’incidenza sul totale occupati sbaraglia qualsiasi altro grande paese d’Europa. Per quanto riguarda le microimprese, siamo addirittura al primo posto (44,9 per cento sul totale occupati) tra tutti i paesi UE presi in esame in questa elaborazionE.

 

IMPRESE: Italia al primo posto per numerosità (anno 2016)

Rank per NUMERO

DI IMPRESE

 

NUMERO DI IMPRESE

 

di cui: PMI

(<250 addetti)

di cui: Microimprese (<10 addetti)  

Inc. % PMI

(su totale)

Inc. % Microimprese (su totale) IMPRESE OGNI 100 ABITANTI
ITALIA 3.719.596 3.716.347 3.526.539 99,9% 94,8% 61,4
Francia 3.058.220 3.054.022 2.909.125 99,9% 95,1% 45,8
Spagna 2.682.905 2.679.719 2.538.801 99,9% 94,6% 57,7
Germania 2.467.686 2.455.921 2.022.140 99,5% 81,9% 29,9
Regno Unito 2.116.132 2.109.936 1.906.453 99,7% 90,1% 32,1
Polonia 1.694.912 1.691.597 1.620.219 99,8% 95,6% 44,6
Paesi Bassi 1.134.681 1.133.067 1.084.394 99,9% 95,6% 66,4
Repubblica Ceca 1.018.473 1.016.896 978.289 99,8% 96,1% 96,3
Portogallo 833.028 832.220 793.477 99,9% 95,3% 80,8
Svezia 703.035 702.010 664.688 99,9% 94,5% 70,3
Belgio 611.708 610.796 579.074 99,9% 94,7% 53,9
Ungheria 551.173 550.292 518.649 99,8% 94,1% 56,3
Romania 465.607 463.951 411.905 99,6% 88,5% 23,7
Slovacchia 446.280 445.725 432.900 99,9% 97,0% 82,1
Bulgaria 336.041 335.379 308.099 99,8% 91,7% 47,3
Austria 323.912 322.822 281.806 99,7% 87,0% 36,9
Finlandia 228.616 228.027 208.538 99,7% 91,2% 41,5
Danimarca 218.549 217.897 194.104 99,7% 88,8% 38,0
Lituania 192.557 192.212 178.530 99,8% 92,7% 67,6
Croazia 147.481 147.091 134.460 99,7% 91,2% 35,5
Slovenia 138.923 138.699 131.660 99,8% 94,8% 67,2
Lettonia 115.476 115.278 106.392 99,8% 92,1% 59,2
Estonia 70.617 70.448 63.952 99,8% 90,6% 53,7
Lussemburgo 32.278 32.125 28.054 99,5% 86,9% 54,6
Malta 29.047 28.987 26.973 99,8% 92,9% 63,1
Unione Europea (*) 23.336.933 23.291.464 21.649.221 99,8% 92,8% 47,1

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Eurostat

 

 

 VALORE AGGIUNTO: Italia al 4° posto per valore aggiunto totale delle imprese e per valore aggiunto delle PMI (anno 2016)

Rank per VALORE AGGIUNTO

(mld €)

Totale VALORE AGGIUNTO

(mld €)

 

di cui: PMI

(<250 addetti)

di cui: Microimprese (<10 addetti)  

Inc. % PMI

(su totale)

Inc. % Microimprese (su totale)
Germania 1.659 907 254 54,7% 15,3%
Regno Unito 1.304 624 252 47,9% 19,3%
Francia 941 522 216 55,5% 23,0%
ITALIA 702 472 195 67,3% 27,9%
Spagna 474 289 114 60,9% 24,1%
Paesi Bassi 347 216 73 62,4% 21,0%
Svezia 228 138 50 60,5% 22,1%
Belgio 212 131 52 62,1% 24,4%
Polonia 194 99 33 51,3% 16,8%
Austria 186 117 36 62,8% 19,1%
Finlandia 96 58 19 60,9% 19,8%
Repubblica Ceca 94 52 18 55,2% 19,3%
Ungheria 57 30 10 53,5% 18,2%
Slovacchia 35 19 8 55,2% 22,5%
Bulgaria 25 16 5 63,3% 20,3%
Lussemburgo 23 15 5 65,2% 19,8%
Croazia 22 13 4 61,3% 19,7%
Slovenia 21 13 5 64,6% 22,8%
Lituania 17 11 3 68,0% 18,0%
Estonia 12 9 3 76,4% 27,6%
Lettonia 11 8 2 69,2% 21,3%
Malta 6 4 2 79,1% 34,5%
Unione Europea (*) 6.664 3.766 1.360 56,5% 20,4%

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Eurostat

 

(*) Dati non disponibili puntualmente per tutti i Paesi della UE. Rispetto ai 28 Paesi che compongono l’UE non erano disponibili i dati di Irlanda, Grecia, Cipro, Danimarca, Portogallo e Romania. Eurostat stima per l’UE a 28 membri un fatturato complessivo pari a 7.184 miliardi di euro.

 

  • Le azioni per rilanciare l’economia del Paese :

  1. Forte riduzione delle tasse e semplificazione del sistema tributario
  2. E’ necessario uno choc fiscale che riduca, in 3 anni, la pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali. Come ? Eliminando l’Irap per le micro e piccole imprese, abolendo lo split payment, il reverse charge nell’edilizia e riducendo progressivamente gli acconti Irpef, Ires, Irap e Inps. Altresì, è importante ridimensionare il peso della burocrazia fiscale che sta penalizzando soprattutto le piccolissime attività.
  3.  Favorire l’accesso al credito
  4. Dal 2011 ad oggi gli impieghi vivi alle imprese sono diminuiti del 26 per cento. E’ importante promuovere un intervento concertato con gli altri Stati e presso le istituzioni europee affinché la Bce eroghi speciali finanziamenti alle banche con vincolo di destinazione a favore delle micro e piccole imprese. Inoltre, è necessario attivare strumenti di finanziamento alternativi al credito bancario. Infine, va consentito a tutte le imprese di compensare i crediti verso la Pa (certi, liquidi ed esigibili) con tutti i debiti fiscali.
  5. Tornare ad investire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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