MORTI SUL LAVORO, SOLO LA FORMAZIONE OBBLIGATORIA PUO’ RIDURLE

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Giovanni Benedetto

Il caso dei due operai di Potenza, morti  per le esalazioni di monossido di carbonio ripropone in tutta la sua drammaticità il problema delle morti bianche nei luoghi di lavoro. Anche quest’anno si va indirizzando purtroppo verso un aumento degli incidenti mortali. il 2018 è stato l’anno peggiore degli ultimi tre. Se, infatti, il 2016 si era chiuso con 1.018 vittime e il 2017 con 1.029, nel 2018 si è arrivati a 1.133 morti sul lavoro (+10%).
Se però allarghiamo l’analisi anche agli anni precedenti, la situazione cambia. All’inizio del decennio in corso i dati sui morti annuali sul lavoro erano peggiori, vicini ai 1.500. Negli anni ‘70 e ‘80 addirittura la media era di tre-quattromila vittime ogni anno. Nel 1963, anno peggiore della serie storica dell’Italia repubblicana, le vittime furono addirittura 4.644, cioè quasi 13 al giorno.
I dati riportati ci rassicurano nel senso che nell’ultimo decennio c’è stata una netta diminuzione.
Risultato ottenuto, non casualmente, ma grazie ad una legislazione innovativa nel settore che ha determinato anche una rivoluzione culturale nel mondo del lavoro in materia di prevenzione, protezione e sicurezza.
Come tante altre norme, anche quelle sulla salute e sicurezza sul lavoro trovano fondamento nella Costituzione italiana del 27 dicembre 1947. Essa enuncia tra i principi fondamentali dello stato la tutela della salute all’articolo 32 e la tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni all’articolo 35.
Fu il 1994, però, l’anno che segnò una svolta nella concezione della salute e sicurezza sul lavoro, con l’emanazione del decreto legislativo 19 settembre 1994, numero 626, che recepì diverse importanti direttive europee, tra cui la più importante è la 89/391/CEE[1]. Attualmente la legge di riferimento in Italia è il decreto legislativo 81 / 2008, che ha rivisto e integrato la maggior parte dei decreti dagli anni 50 in poi, oltre ovviamente a contenere importanti novità.
Grazie alla legge 626 e al testo unico n. 81/2008 le aziende si sono dotate di una nuova organizzazione specifica per aumentare la prevenzione e la sicurezza: il datore di lavoro, il responsabile del servizio di protezione e prevenzione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, il medico competente, il documento valutazione dei rischi, la sorveglianza sanitaria, la formazione periodica dei lavoratori.
Sono tutte novità introdotte già nel 94 con la legge 626 grazie alle quali hanno consentito una vera rivoluzione anche culturale cambiando notevolmente l’approccio col lavoro e con le insidie che esso comporta.
Una novità importante è il ruolo che il legislatore assegna a ciascuna figura disegnando competenze e responsabilità e considerando il ruolo attivo del lavoratore che diventa soggetto responsabile nell’osservanza della normativa inerente le sue dirette attività.
In conseguenza della normativa di base tutti gli ambienti di lavoro si sono dotati di cartellonistica, segnaletica e dispositivi attivi per intervenire in casi di pericolo immediato.
Anche la tecnologia ha favorito in molti casi la diminuzione dei rischi.
Nonostante i molti passi fatti in avanti, i morti all’anno sono ancora troppi e rimane tanto da fare per ridurli ancora di più.
Al netto delle aziende che praticano il lavoro nero e nelle quali il rischio rimane alto, bisogna insistere sulla formazione dei lavoratori, sensibilizzarli al pericolo e al rispetto delle norme sopratutto quando esse  impongono l’uso dei dispositivi di protezione individuale o collettivi o il corretto uso degli strumenti  che vengono messi loro a disposizione.
Nelle aziende in cui c’è molto precariato o deve hanno abolito l’artico 18 dello statuto dei lavoratori, molti si trovano in condizione di forte subalternità nei confronti del datore di lavoro e talvolta pur di portare a termine i propri compiti lo fanno a discapito della sicurezza.
Probabilmente un clima ambientale sfavorevole, che richiede spesso prestazioni onerose al lavoratore, può essere causa di errori umani più frequenti.
La rete dei controlli per il rispetto delle norme da parte dei datori di lavoro e degli stessi lavoratori è molto carente; bisogna quindi essere più rigorosi nell’osservanza delle norme vigenti e poi verificare nei variegati ambienti lavorativi i punti deboli che fanno aumentare di più i rischi per la salute o di incidenti gravi.
È un processo complesso che richiede che tutte le figure interessate facciano la loro parte compreso le organizzazione sindacali che oltre a richiamare, giustamente, i datori di lavoro all’osservanza e il rispetto delle norme ed invitare le autorità ad accertare le responsabilità di chi causa gli incidenti, devono essere anch’essi parte attiva e di controllo nella prevenzione degli incidenti stessi.

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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