NEL PD DI ZINGARETTI “MENO SIAMO E MEGLIO STIAMO”

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ROCCO ROSA

Meno siamo ,meglio stiamo. La mediocrità del Pd di oggi sta tutto in questo assunto, a livello nazionale come a livello locale. Il problema è comandare non vincere la guerra. Se dobbiamo scontare qualche punto in meno di consenso pur di toglierci qualche persona scomoda, è cosa ben fatta. Quello che succede a Matera ne è l’esempio migliore. La differenza tra un leader e un capo è tutta qui. Il leader ha una visione lunga, un orizzonte largo, ha idee, riesce a indicare una meta, ha creatività , sa convincere , a volte sa affascinare ed entusiasmare. Non sempre però un leader sa fare il capo. Non lo sa fare quando è egocentrico, narcisista, non si guarda intorno, non sente le parole degli altri, non media e non sintetizza, allontana chi espone dubbi e avvicina chi gli fa gli applausi. Non andiamo lontano a individuare esempi: Renzi è un leader che non ha saputo fare il capo , Zingaretti è un buon capo che non è capace di essere leader.  L’ideale sarebbe una figura che interpretI entrambi i ruoli, ma difficilmente questa figura può nascere all’interno di un sistema di partito arroccato sulla gestione. Un capo che fosse leader penserebbe ad un D.Day della rinascita, facendo un congresso aperto per tesi, proponendo un nuovo Statuto di partito in cui il dibattito è garantito e le decisioni non sono preordinate, aprirebbe le porte ai giovani in un rinnovamento non pilotato e soprattutto  cercherebbe il consenso su una visione di Paese chiara e comprensibile, nella quale ci sono scelte di campo e non le solite generiche frasi di tuttismo. Direbbe, per esempio, che il Mes si deve prendere solo per la parte che serve a riequilibrare la sanità del Sud rispetto a quella del Nord, che nel giro di cinque anni bisognerebbe portare in equilibrio i livelli di prestazione nei servizi in tutte le aree del Paese, direbbe basta allo strapotere delle Regioni e sì ad una riscrittura del Titolo V   in cui ci sia il senso dell’unità e del rispetto dei ruoli, direbbe sì a norme che assicurano il merito, a cominciare dai concorsi pubblici nazionali come momento unico di selezione. .  E poi la lotta alla Giustizia come potere, la divisione delle carriere, la responsabilità civile dei Giudici, la lotta alla corruzione. Ecco, un leader che guarda lontano giocherebbe la carta di un partito che va al Congresso non dopo aver contato i numeri ma giocando l’avventura di una proposta politica per il Paese, facendone, in caso di vittoria, la strada ferrata lungo la quale far  correre almeno l’intera legislatura, senza ma e senza forse, senza veti e senza ostruzionismi. E farebbe del consenso ottenuto la base di legittimazione della propria ascesa politica, fino al nuovo congresso.  Tutto questo all’orizzonte non c’è. C’è un tentativo di accontentarsi di quello che passa il convento pur di non mettere in gioco la propria sopravvivenza politica. Né ci sono protagonisti giovani capaci di rompere con gli schemi ed irrompere nella scena pubblica proponendo una propria visione di partito e di Paese. I migliori continuano a stare lontani dalla politica , i più furbi si attaccano alla giacca di qualche capo, pensandola in funzione di un  ascensore al posto delle scale. Ridateci i vecchi partiti, dove si discuteva, ci si incazzava, ma si proponeva, si progettava e si contribuiva a dettare una linea frutto di una visione dal basso dei problemi. Oggi si vola alto, e si vede bene che i piedi non sono poggiati per terra. 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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