PER UNA RIFLESSIONE MODERNA SULLA FELICITA’

0

 VALERIA IANNUZZI   IL CIRCOLO DI Q

 

Intellettuali e pensatori tentano da secoli di definire quale sia una, o forse la meta più bramata nella vita di ognuno di noi:  il conseguimento della felicità. Si sono costruite attorno al concetto di felicità un numero indeterminato di definizioni, riflessioni, teorie, ma, nonostante ciò, se c’è una frase su cui tutti siamo d’accordo, questa è una sola: “Meglio essere felici che infelici. La felicità è infatti un’idea estremamente soggettiva, ma, al tempo stesso, dipende dal contesto sociale in cui ci collochiamo. C’è infatti una connessione tra felicità e società: quest’ultima crea delle condizioni per essere felici o infelici. Da un lato si può parlare di destino, con riferimento a tutto ciò che non possiamo controllare e decidere (fattore oggettivo), dall’altro di carattere (fattore soggettivo). Il destino ci presenta alcune possibilità, ma è il carattere a decidere quali scegliere e come agire. Entrambi i fattori influenzano moltissimo il nostro vivere, ma, come è ovvio che sia, essi non sono sufficienti: nulla è totalmente prevedibile.

L’idea della felicità è necessariamente ed inevitabilmente condizionata  dall’epoca in cui viviamo. Secondo il filosofo Max Scheler, siamo continuamente portati a compararci alle altre persone. Operazione giusta, se svolta in maniera sana e costruttiva. Se un tempo ci si confrontava con persone della stessa posizione e dello stesso ambiente, oggi le cose sono radicalmente cambiate. Tutti noi abbiamo internet e i mezzi per farne uso, che ormai riteniamo oggetti indispensabili della nostra vita. Possiamo sbirciare sui social network la vita delle star e delle celebrità del momento, comparandoci a loro e sentendoci obbligati a seguire quei modelli di vita che riteniamo giusti esempi di felicità. E’ il modello che i mass media ci impongono. La paura più grande che ci affligge è quella di essere giudicati diversi dagli altri. E allora ci si sente inadeguati. E allora si è infelici perché lontani e discordanti il modello di felicità universale del XXI secolo.

Cerchiamo di raggiungere una cosa, ma qualcosa ce lo impedisce. Non esiste una piena felicità. Se ci riflettiamo, c’è sempre un gradino più alto, sempre qualcosa che desideriamo, ancora e poi ancora. E allora la ricerca estenuante della felicità genera l’effetto collaterale della stessa: l’infelicità. A servirsi materialmente di questa irraggiungibile pienezza è la politica economica contemporanea, che ha come reale ed unica funzione quella di provocare insoddisfazione. L’insoddisfazione poi genera il desiderio. E il mercato se ne nutre.

Oltre all’incubo contemporaneo dell’inadeguatezza, c’è quello della solitudine. Tale preoccupazione sta diventando sempre più reale, anzi, sta diventando “involontariamente volontaria”. Non ne siamo consapevoli, ma ci stiamo isolando da ciò che ci circonda, troncando ogni tipo di rapporto sociale. Ma è, in fondo, una nostra scelta, anche se la crediamo necessaria perché conveniente. Ed ecco che entrano in gioco i social network: l’illusione di non essere soli e di avere centinaia di amici. Ma pur sempre virtuali. Per non soffrire di solitudine bisogna affiancarsi di un solo tipo di compagnia: quella reale, quella umana. Gli amici di Facebook sono attentamente selezionati, ma non si potrà fare lo stesso con le persone con cui si dovrà entrare a contatto a scuola o a lavoro. E’ in quel momento che si verificano i veri contatti e non potremo più mascherarci dietro lo schermo di un computer o di un iphone. A tal proposito, Umberto Eco ha enunciato la formula segreta della condizione fondamentale dell’essere umano: avere rapporti con un altro essere umano. Una società a cui ciò manca, sarebbe la follia o la morte.

Sebbene non si possa definire sistematicamente e in maniera universale cosa sia la felicità, sarebbe opportuno che questa cominci con il contatto, con il dialogo con il confronto, con lo scambio di punti di vista e il tramandare di valori.

La felicità non è una meta conclusiva da bramare, né un oggetto da rincorrere nella speranza di afferrare.

La felicità è forse il connubio tra carattere, destino (nei sensi sopraccitati) e virtù.

Forse non potrebbe esserci nessun altra risposta.

O forse ci sarebbero soltanto altre domande.

Una miriade di altre domande.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Rispondi