DAL VENTI AL TRENTA. LA GESTIONE GIUGLIANO

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STORIA DEL TEATRO STABILE, DAL VENTI AL TRENTA

LUCIO TUFANO

Il «Giornale di Basilicata» del 3-4 gennaio 1920, sotto il titolo «I filodrammatici allo Stabile» annunciava che la compagnia filodrammatica «Primavera Italica» dava la commedia in tre atti: Madre – e che seguiva lo scherzo comico: Maritiamo la suocera. Negli intermezzi avrebbe suonato il concerto musicale del 29° Reggimento Fanteria, e che il teatro era già quasi tutto prenotato. Da un altro giornale del 14-15 agosto 1920, si legge: «La compagnia romanesca Bocci-Gandussi» ha dato termine, ieri sera al breve corso di rappresentazione. Il concerto musicale «Il Risveglio di Contursi», ha svolto in teatro un applauditissimo e scelto programma, riscuotendo grandi applausi per la mirabile fusione e l’impeccabile esecuzione, in specie per «La danza delle Ore» della Gioconda di Ponchielli, e la «Sinfonia del Guglielmo Tell» di Rossini.

Nel 1923 il teatro fu preso in gestione (contratto di concessione in fitto per quindici anni obbligatori e dieci di rispetto dal 25 settembre 1923) dal Sig. Giuseppe Giugliano.

Fu completamente rinnovato, sfarzosamente addobbato, trasformato ed abbellito, i palchi furono abbelliti di velluto rosso ed arredati di specchi e tavolini, furono rifatte le pareti ed a esse applicate bellissime carte da parati – furono rifatte le toilette e fu costruito nel retro del teatro un diurno; fu anche scritturata una orchestra stabile composta da diversi strumentisti.

Giuseppe Giugliano, originario di Balvano, si dimostrò un impresario anche pieno di iniziative, di fatti oltre all’abbellimento del teatro, si diede da fare per rivitalizzare l’attività stessa del teatro. Ebbe allora inizio anche per Potenza l’epoca d’oro dell’operetta.

Il 2 maggio 1925 la Compagnia Bonomi rappresentò «Il paese dei campanelli» che suscitò grande impressione e molto entusiasmo nella cittadina allora di circa 18-20 mila abitanti, e che si cominciava a smaliziare – tanto che la compagnia dovette prorogare fino al 22 maggio il contratto e le rappresentazioni.

Furono i tempi di: «La Danza delle Libellule», «Cincillà», «La casa delle tre ragazze», «Prima Rosa».

PUBBLICO E TECNICI PALCHI E PLATEA

Il palco di proscenio, prima fila a sinistra guardando sul palcoscenico, era di solito occupato, mediante abbonamenti annui, da un gruppo di intellettuali, proprietari o professionisti, i quali erano gli abitudinari del teatro. Buon gustai, raffinati ed intenditori erano i primi ad apprezzare la voce della soprano, la bravura degli attori o il fascino della prima donna. Di essi si ricordano: l’avv. Giuseppe Abruzzese, l’avv. Antonio Tamburrino, il dott. Federico Gavioli, l’avv. Galasso, il prof. Antonio Sbordone – che veniva da Napoli per le visite specialistiche – l’imp. edile Attilio Ciranna, il sig. Emilio Enrico etc.EMOZIONI DIETRO LE QUINTE

Il palco di prima fila a destra, guardando sul palcoscenico, invece, era occupato dalla Commissione tecnica teatrale. Nel 1923, Commissario prefettizio Antonucci, il presidente era l’avv. Giulio De Rosa. Le Commissioni tecniche o di vigilanza teatrale erano organi tecnici nominati dal Consiglio Comunale per il controllo artistico e organizzativo della rappresentazione.

La Commissione teatrale di vigilanza nel 1923 era così composta: Cav. Uff. avv. Sergio De Pilato, Cav. Uff. Francesco Martorano, Cav. Uff. avv. Giulio De Rosa, avv. Franco Catalani, avv. Edoardo Giuliani, Cav. Uff. Antonio Tripepi.

Mentre i palchi erano occupati col sistema della prenotazione qualche giorno prima della rappresentazione ed in modo permanente dalle famiglie della borghesia, alcune delle quali: Ianora, Pietro Montemurro, Angrisani, Addone, Abbate, Amorosino, Bornaccini, Bellezza, Bonelli, Caldani, Ciccotti, D’Errico, De Pilato, De Rosa, Gilio, Laurenzana, Messore-Floris, Montesano, Morlino, Padula, Papa, Petruccelli, Pica, Pignatari, Sambito, Sarli, Sassone, Tucci, Tripepi-Frank, Ricciuti, Villamena, Solimena, Orsi, Marchesiello, Scafarelli ecc. – la platea era preferita da gran parte degli impiegati, dai commercianti e dagli artigiani agiati.

Al loggione finiva quella buona parte del pubblico, costituito da soldati, studenti, operai e in genere da chi voleva assistere allo spettacolo risparmiando sul prezzo del biglietto. Allora sorvegliante al loggione era un tale zi’ Tonn’, contadino aviglianese, il quale, fedelissimo alla ditta Giugliano, non lasciava entrare gli studenti senza che questi avessero versato il minimo della tariffa stabilita per il loggione. Essi ricorrevano a veri e propri stratagemmi; uno dei tanti era quello di raccogliere una somma fatta di spiccioli, di porgerla nelle sue mani proponendogli un muzz’ (tutti in una volta) e, nel frattempo che zi’ Tonn’ era tutto intento a contare gli spiccioli avuti, lanciarsi audacemente per gli scalini della ripidissima scala a chiocciola – buia e misteriosa – che portava alla sospirata panca del loggione.

ANNA FOUGEZ L’ORCHESTRA STABILE IL CINEMA MUTO

Dal 1925 in poi si succedettero molte compagnie di rivista e varietà: Nicola Maldacea ed Eugenio Maldacea, macchiettisti, Peppino Villani, comico e macchiettista ect.

Nelle serate libere del periodo che va dal 1925 al 1931 – anno in cui subentrò il sonoro – si proiettavano i film muti, e la loro proiezione veniva commentata dall’orchestra stabile del teatro ingaggiata dal Giugliano il 2 maggio 1925.

Direttore d’orchestra era il maestro Giovanni Morandi di Bologna, gli altri:

  • Carlo Negri – violino – di R. Emilia.
  • Ormea Negri – violino – di R. Emilia.
  • Franco Cantore – violino – di Potenza.
  • Antonio Salvia – violoncello – di Potenza.
  • Michele Fallacara – contrabbasso – di Canosa.
  • Giuseppe Santarsiero – clarino – di Avigliano.
  • Rocco Tulipano – flauto – di Po tenza.
  • Alessandro Radino – tromba – di Rapolla.
  • Giuseppe Pietrafesa – trombone – di Avigliano.
  • Franco Martello – batteria – di Sparànise.

Per l’avvento del cinema sonoro l’orchestra stabile fu chiamata solo nelle serate di varietà e di lirica fino al 1940, cessando quindi di essere stabile il 31 dicembre 1931.

Anna Fougez, gran diva della rivista e del varietà, bellissima ed elegante dicitrice, che dalla Francia recava con se un vastissimo assortimento di abiti dell’ultima moda e sfoggiava fino a 16 modelli a sera.

Questo a dimostrare come il divismo prima di essere del cinema fu del varietà, difatti tutti soprannominavano la Fougez diva del varietà.

Alla serata d’onore suonarono due orchestre, quella stabile del teatro e quella della Fougez, composta tutta di elementi settentrionali, tra i quali vi era il famoso sassofonista Rancati, autore della ‘risata’ per saxfono.

In quei giorni (dicembre-gennaio) a Potenza faceva un gran freddo, i vini erano pronti e le cantine si  aprivano. Gli orchestrali della Fougez trovarono il vino potentino della ‘frasca’ veramente speciale e paragonabile al Barbera e si entusiasmarono a tal punto da fare in modo che la stessa signora si decise a passare una intera notte con tutta la compagnia nella cantina di Pistone, in Vico Luisa Sanfelice. La signora era accompagnata dal Capitano Branca e tutti, potentini e forestieri, potettero gustare le rustiche cose che un contadino si premurò di fornire, pane di grano, sarache arrostite, cipolle freschissime, formaggio, etc.; e si bevve quell’ottimo vino per tutta la notte.

La Fougez, partì l’indomani, e alcuni giorni dopò fece pervenire una cartolina-ritratto con i suoi saluti e nella quale ricordava con piacere la serata. ( LA FOTO DI COPERTINA è TRATTA DA POTENZA D’EPOCA FB)

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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