TRA LETTA E IL PD: QUALE FUTURO PER IL CENTROSINISTRA? INTERVISTA A LUCIO LIBONATI

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Da giovanissimo si appassiona alla politica, prima con la Fgci, poi con la Sinistra Giovanile, poi da Viggianello approva all’Università di Salerno. Lucio Libonati, si forma culturalmente e politicamente nell’Ateneo campano è  stato eletto nel Senato grazie all’associazione Futura, che faceva riferimento all’area politica della sinistra. Poi venne eletto a Napoli nel comitato di coordinamento di tutte le università della Campania, l’unico membro dell’università di Salerno. Ricordiamo che  era un organo che volle il Ministro dell’Università Luigi Berlinguer, quale  collante tra il Miur  e le università campane. Lucio Libonati è stato tra i fondatori della sinistra giovanile in Basilicata, con il ruolo di coordinatore regionale e anche ha contribuito alla costruzione della SG. Ho lavorato alla sede nazionale dei DS a Roma per diversi anni. Nel.2006 era stato nella segreteria di Pietro Folena, che era Presidente della commissione cultura, istruzione e scienze alla Camera dei Deputati come consigliere politico, e entra anche nello staff del Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti. Poi il politico viggianellese, poi coordinatore nazionale dell’associazione Uniti a Sinistra, dove facevano parte la maggior parte dei parlamentari del cosiddetto Correntone: Folena, Bassolino, Mussi, Cofferati. Libonati poi si dedica all’insegnamento nell’università Link Campus,alla facoltà di Scienze Politiche proprio con  Scienze della Politica e ancora si occupa nell’ambito universitario  di cultura e formazione, infatti nel  2O17 ha costituito insieme ad altri amici la fondazione Marco Tullio Cicerone con sede ad Arce in Ciociara. Nel 2019 , per le regionali si è candidato nella lista dei Verdi per la Basilicata

 Professor Libonati, ti sei candidato alle regionali del 2019, dopo anni passati in Basilicata e a Salerno nella Fgci, poi  sempre a sinistra  a Roma come collaboratore di Folena e Bertinotti da presidente della Camera dei Deputati, occupandoti di cultura e formazione  e ti ributti nella mischia. Come mai?

Dopo anni aver lavorato per un progetto  che si chiamava sinistra, oggi sento il dovere di rimettermi in gioco per non far morire la nostra speranza. Io non ho aderito al PD da subito, perché mi sembrava una fusione fatta a Roma  tra quattro Dirigenti, senza discuterla con la base; con il tempo ho capito che il PD, può essere un arricchimento per tutti, culture che si mettono insieme, ma nell’interesse del paese e non per fatti personali. Occorre aprire una nuova fase nella quale tutte le anime della sinistra che stanno nel PD e fuori di esso tornino a parlare al paese, al mondo del lavoro ai giovani, alle donne con una grande capacità di innovazione mi consenti nell’agire sociale e nella forma organizzata, nella comunicazione e con generosità, spirito di servizio, slancio unitario.

 Sempre in direzione ostinata e controcorrente, ti reputi di sinistra ma sei deluso dalla sinistra, hai nostalgia di D’Alema e del Pds?

Non ho nostalgia di D’Alema e del PDS, tuttalpiù ho nostalgia di partiti di sinistra a trazione berlingueriana, che parlava di etica, di morale e soprattutto di lavoro, dove le correnti erano forme di arricchimento e  rispetto non solo numeri. D’Alema secondo me è stato più bravo come presidente del consiglio che come segretario di partito, ma su questo dovremmo fare un’altra intervista , perché il discorso è lungo.

Hai affermato che Enrico Letta doveva  a rinunciare all’invito alla segreteria del Pd? Perché? Ora invece ha accettato.

Lo affermavo perché ho  immensa stima per il già presidente del Consiglio dei Ministri e poiché, quando il segretario nazionale Nicola Zingaretti, si dimette dichiarando cose forti, come quella che il PD è un partito solo di potere, vuol dire che ha perso la sua identità, per questo ci vuole un congresso vero,  capace di scegliere dirigenti dai territori e non  uomini calati dall’alto. Una discussione, sull’identità del partito e sul progetto Europa ecc. Ma sono convinto che Letta andrà verso questa direzione. Sono certo che Letta, quando vi sarà la possibilità di svolgere in tutta sicurezza, un congresso nazionale lo farà. Ora, per tutti, l’obiettivo principale deve essere uscire fuori dalla pandemia e sconfiggere  il Covid.

Preferisci una sinistra autonoma o un centrosinistra unito? La domanda non è banale, al contrario è cattivella: meglio ritornare alle formazioni del primo centro-sinistra  con il trattino come lo definì Francesco Cossiga con Pds e PPI, ossia formazioni politiche separate ma unitarie oppure un centrosinistra senza trattino unito tra le varie componenti con un partito a vocazione maggioritaria.

Preferisco una sinistra che all’intero del centro sinistra faccia la sinistra, che parla di quelle cose che ha citato prima. Abbiamo bisogno di cambiare questo PD, come? Mettendo al centro i temi che hanno contraddistinto la sinistra degli anni 70-80. Basta pensare che gli stipendi statali degli 70 in Italia erano i più alti  d’Europa, grazie alle battaglie in parlamento di una certa sinistra oggi sono i più bassi, poi lavoro, istruzione, più pubblico come acqua, sanità e meno privato. tutti sogniamo un PD maggioritario, ma se non partiamo sull’identità del Partito, sarà difficile arrivarci.

Ti occupi di formazione e istruzione, ma non è che al centrosinistra manca proprio al gavetta e una scuola di formazione politica?

Abbandonare la scuola di formazione è stata un vero fallimento, per la sinistra italiana. Noi avevamo la migliore scuola politica di formazione quella delle Frattocchie mi sono rimaste impresse le parole di Giulio Andreotti, una volta disse: Quando In parlamento prendevano la parola i deputati del PCI noi stavamo tutti attenti, perché erano interventi di altissimo livello, anche perché loro avevano la più grande scuola  di formazione. Spero che il nuovo PD che verrà farà ritornare la scuola di formazione politica. Io mi voglio impegnare su questo, visto anche il mio percorso da docente.

A proposito di formazione, giri il Mezzogiorno, creando poli di istruzione. Risposta brutale: il divario Nord – Sud è ancora così ampio bel settore?

Il divario c’è e si sente, non tanto per la politica ma soprattutto nel campo imprenditoriale e industriale, al Sud abbiamo tanti talenti, ma se vogliono migliorare la loro condizione, sia professionale che economica, devono per forza andare al nord oppure all’estero per dare dignità alla loro professionalità. Al nuovo partito riformista, progressista, bisogna chiedere che i Recovery Fund devono essere un’occasione per far ripartire il sud al pari merito del nord. A fine 800 la miniera economica del nostro paese era il sud, poi sappiamo com’è andata a finire. Solo con un sud più forte, il paese può essere più grande, senza sud il paese non riparte.

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