UNA INUTILE ZAVORRA, DALL’ALTA VELOCITA’ AL PONTE DI MESSINA

0

PIPPO CANCELLIERI

Parte quinta … quando il Maligno si interessa a te.

Confermo che nella sequenza temporale ho saltato dieci anni; magari se vorrete ve ne racconterò.

Quinto pezzo sul Ponte.

Il Ponte di Messina naturalmente. 

Fine del 2009 al piano terra della sede di Impregilo a Milano, sezione blindata Eurolink – Ponte di Messina  . 

“Siccome per fare un Ingegnere italiano ce ne vogliono almeno dieci di altre nazionalità e visto che io sono solo e voi in due … dove sono gli altri otto?”. 

Il finimondo! Successe il finimodo. 

Dopo la telefonata di Giovanni nella quale mi veniva ordinato di lasciare la A3 (ora A2 e non so per quale motivo ne hanno cambiato il nome come del resto fanno gli stessi, perché sono gli stessi, ogni tanto ai nomi dei Ministeri lasciando sugli architravi dei portoni romani orribili fori nella trachite bianca) mi sentii male.

Niente di quanto pensate ovviamente.

E’ che ogni anno al cambio di stagione e ben prima di tutti voi, mi preparo all’inverno con una bella tracheite con interessamento delle vie respiratorie superiori ed inferiori, passata la quale sono pronto per le feste … di Natale.

E’ una specie di appuntamento fisso che mi sono fatta l’idea se lo mancassi sarebbe solo perché dalla primavera precedente sarei già morto per una caduta dagli scogli di Polignano mentre con Nicola tiro la Spigola della vita!

A proposito magari più avanti vi dirò della mia storia con Nicola, forse la persona che dopo mio nonno Ardito del XII° Reparto “Irriducibile” e “Caimano del Piave”, più mi ha formato per quello che sono stato e sono.

Due settimane a letto ovviamente con un piede nella fossa che quando lo dicevo a mia madre, perché mi succedeva anche da ragazzo, lei col solito taglio da maresciallo istruttore che poi insegnerà al Stg.Hartmann di Kubrick, mi rispondeva: “… nun t’ preoccupà ca tù nun muòr s’ nun t sparàn, ma p’ murì tanna sparà m’brond!”.

L’eleganza sulle ali di una farfalla! (Cit.).

Appena ripreso, afferrata la valigia nella quale Anna Rita aveva piegato perfino i calzini, indossato il mio Facis drop 4 (sono basso), pantaloni Richard, camicia Corneliani triplo filo ritorto, cravatta ELP (firmata Egidio Ponzo e fatta da Marinella che ormai pensavo mi avrebbero fatto indossare solo al mio funerale), scarpe Lion e cappotto di cammello blu che preso vent’anni prima da Lamorgese, mai era uscito oltre la camera da letto, e via in volo per Milano! 

Il Diavolo pure quella volta non si era scordato di me. 

Solo a chi è successo che gli smarriscano i bagagli per giunta in una Milano con la nebbia, questa maledetta che dai tempi di Totò e Peppino aspettava che mi presentassi io per apparire alla grande, sa come ti senti mentre tutti al recupero bagagli vanno via e rimani solo tu e un americano con i bermuda come due st@@@@i su una torta nuziale! 

Scoprirò dopo una settimana che la valigia, la mia valigia nella quale la moglie pietosa aveva disposto con ordine meticoloso perfino il mio dopobarba Kouros che da allora il grande Ivo mai più ha prodotto, aveva girato tutto il mediterraneo e perfino con una puntata ad Istambul dove un solerte funzionario turco aprendo la bottiglietta alla ricerca di chissà quale forma profumata di nitroglicerina, l’aveva poi avvitata malamente causando l’allagamento perfino dei calzini sopracitati.

Naturalmente da allora ogni volta che mi faccio la barba auguro a quell’agente di affogare almeno nel Pino Silvestre Vidàl, fatto salvo il cavallo bianco ovviamente! 

Arrivai a via dei Missaglia, nuova sede di Impregilo, ripetendo a mente i nomi di tutte le stelle del firmamento (è una licenza poetica per non offendere alcuni di voi che leggete) che riuscivo a ricordare.

E nell’atrio inizia la tragedia. Tragedia con tutte le sfumature possibili dal comico e passando per il grottesco, fino al ferale!

L’ingresso meno imponente di quello che ricordavo quando la Sede era a Sesto Marelli, appariva comunque organizzato allo stesso modo.

Un piccolo atrio di soli cento metri quadri, poltroncine in pelle umana ai lati della doppia porta a vetri, un grosso bancone in fondo e dietro di questo una ragazza alta due metri che scoprirò più avanti cosa faceva effettivamente e due giannizzari iper palestrati tipo scorta del Cavaliere che mentre mi radiografavano con i loro occhietti taglienti, mi ordinavano: “Documenti!”.

“Sono l’Ing.Giuseppe Cancellieri bla, bla, bla e vengo da … “.

“Documento!”

Per un momento pensai di scavalcare il bancone, prenderli per il ridicolo cravattino sulla loro insulsa divisa, e sì i tre erano in divisa, e gridargli che io ero l’Ingegnere …. e che ad ovest di Paperino mai ne avrebbero visto uno migliore e che … ma la loro stazza e soprattutto giuro per non farmi riconoscere pure a Milano, preferii dare loro la carta di identità!

“Si accomodi in quel salottino che la chiamiamo appena possibile.

Il salottino era in realtà un salottone tutto ricoperto da gigantografie di opere che Impregilo aveva fatto in Italia e nel mondo. C’era perfino lo Sfalassà il mio Sfalassà a Bagnara ma di quaranta anni prima quando lo fece mio padre e pure la foto che più mi colpì un enorme cantiere nel quale decine di camion con le ruote di gomma piena e centinaia di operai con pala e pico che demolivano le case tra Piazza Venezia e il Colosseo per fare Via dei Fori Imperiali!

“Prego, mi segua Ingegnere”.

La signorina di prima senza preavviso e per giunta proditoriamente, m’era arrivata alle spalle aggiungendo: “Venga che dobbiamo farle il pass.”.

Sembrava un film con io dietro la ragazza già alta e pure per offesa ulteriore al mio metro e sessanta, con i tacchi a spillo il tutto modello la Rachel di Blade Runner, lungo un corridoio largo quanto una statale anch’esso pieno di gigantografie.

“Si accomodi in questa stanza.”

E se ne andò mentre le guardavo con sincera simpatia il di dietro che devo dire senza smentita alcuna era molto più che guardabile!

“Prego Ingegnere entri che le facciamo il pass”.

Dopo un quarto d’ora con una specie di barbiere di Siviglia che mi aggiustava giacca, camicia e cravatta venivo fotografato come credo si faccia anche ad Alcatraz (a proposito nel corridoio avevo visto anche un sospeso che somigliava a quello della baia di fronte) e dopo magicamente riconsegnato alla ragazza che nel frattempo era tornata a riprendermi.

Pass PONTE

“Bene Ingegnere, questo è il suo pass e questo è il voucher (?!) per l’albergo. Strofini il pass sulla cellula a destra di uno dei tornelli in vetro che vede li a sinistra e lo attraversi che io la attendo dall’altra parte. Con questo pass potrà attraversare tutti i tornelli interni se autorizzato a varcarli …. a proposito il suo bagaglio?”

Fossi stato a Palmi le avrei risposto con una battutaccia, ma essendo nella Megagalattica Sede di Milano della più grande Azienda Italiana del Settore delle Costruzioni … :

“Ho chiesto ai colleghi dirigenti dell’Aeroscalo di Linate di farle visitare tutti i terminal da Oslo a Timbuctu!”

E mi avviai di corsa verso il tornello! 

Ma non avevo fatto i conti col Maligno che …. .

Per la fretta avevo strisciato il pass tenendolo con la mano sinistra e attraversato o meglio tentato di attraversare il tornello di destra.

Ovviamente questo non si aprì ed io incazzato nero per quanto m’era successo fino a quel momento, urtando con forza contro il plexiglass mi ero ribaltato di la con un salto mortale mezzo avvitato che mi fece ritrovare seduto ai piedi di Rachel, mentre tutti dico tutti fino all’undicesimo piano dove c’era l’Ufficio del Ceo, si girarono a guardarmi impietosamente.

M’ero giocato per sempre la scalata fino all’Ufficio dell’Amministratore Delegato che prima dell’improvvido tuffo era di sicuro alla mia portata.

Mi sarebbe toccato solamente conquistare Eurolink e cioè tutti e cento gli ingegneri Italiani, Giapponesi, Spagnoli, Danesi e USA che mi apparvero appena aperta la porta della sezione Ponte di Messina! 

Ma il Diavolo, quello personale che da sessanta anni ha sconfitto il mio Angelo Custode, appollaiandosi da allora sulle mie spalle, non era dello stesso parere.   nella foto di copertina: Mio padre e lo Sfalassà

 

Continua … .

 

 

 

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento