Mi ha sempre attratto quell’intelligente promo pubblicitario di uno che tutto contento si faceva la barba, guardandosi soddisfatto allo specchio salvo poi accorgersi, una volta vestito, che intorno alla casa il mondo era crollato e che per uscire avrebbe dovuto lanciarsi nel vuoto. E’ la sensazione che provo a guardare alla politica adesso, quando registro  polemiche e polemicucce dei candidati alla segreteria, battute e  colpi bassi, insinuazioni e strategie sotterranee. Se volevano dare la sensazione di un partito che litiga in casa , in pieno terremoto di  magnitudo 7, senza curarsi di altro che di chiudere i conti, ci stanno riuscendo. Un giudice che accusa il Ministro della Giustizia di essere  incompatibile con la corsa allle primarie  e che, allo stesso tempo, fa finta di non sentire Davigo quando afferma che, eticamente, un giudice non dovrebbe mettersi in aspettativa per fare politica  ma dovrebbe prima dimettersi, come fece Di Pietro. E ancora:due candidati che dichiaratamente si dicono in corsa per riaprire il partito ai fuoriusciti, un modo implicito per raccogliere voti alle primarie e per sconfessare le decisioni del partito stesso. Siamo al tutti contro uno, e quell’uno è Renzi che si trova a rivivere la stessa stagione del referendum, con gli stessi attori dentro e fuori che, recitando a soggetto, sono riusciti a rovinargli la festa. Non vedo bene questa cosa, e sento in lontananza odore di altri tranelli ed altri tradimenti. Così come pari pari la commedia si sta recitando, con lo stesso copione, in Basilicata dove al centro hanno messo una alleanza abbastanza spuria tra rinnovatori e quelli che si volevano rinnovare, e tutti sono bersaglio di  un fuoco concentrico esterno ed interno, quasi a dire che,  adesso o mai più, la rocca è da espugnare. Non vale fare l’analisi di come si sia arrivato a questo. Vale più riflettere sul fatto che ancora non si sia preso atto di ciò che sta succedendo ignorando quel che di sotterraneo si muove per far saltare il castello. E mentre il comandante del fortino continua a lucidare le munizioni e a correre di qua e di là per rincuorare un esercito che ha il morale a pezzi, non gli viene da riflettere che forse il motivo della sfiducia sta nei comportamenti di quei colonnelli che incitano alla battaglia dal deposito di scorte alimentari, tra un sacco di farina e una cassetta di acqua minerale. Chi pensa che il sistema di potere, concepito per organizzare il consenso, sia ancora valido, come lo è stato fino agli anni scorsi, o non capisce di politica, oppure ha concesso un eccesso di fiducia agli autori che quel sistema l’hanno fondato e anche…sfondato. Rocco Rosa