BY LEONARDO PISANI
A Potenza crollarono 300 case, il resto fu completamente danneggiato, rimasero lesionati il Castello e la Chiesa della Trinità. Per fortuna i morti furono soltanto 5, pochi per la violenza del sisma in relazione alle caratteristiche costruttive degli edifici, probabilmente a causa dell’orario, per cui la maggior parte delle persone era fuori casa. A Napoli si verificò anche uno tsunami. Le vittime stimate circa 6000. Il sisma procurò anche notevoli proteste da parte delle popolazioni compite perché accusarono le autorità di concentrarsi solo sulla ricostruzione degli edifici pubblici ed ecclesiastici a discapito degli interventi a favore dei terremotati. Il regno di Napoli all’epoca era sotto la dinastia degli Asburgo di Spagna e regnava Carlo V. Comunque le autorità seppur sospesero la riscossione dei tributi, ebbero difficoltà a reperire alimenti e i disagi per i senza tetto si protrassero per lungo tempo. Al terremoto del 1694 è legata la costruzione del santuario della Madonna del Carmine di Avigliano, come ex voto per aver salvato la popolazione dal disastro.
Avigliano all’ epoca con circa 7000 abitanti era tra i centri più popolosi della Basilicata. Crollarono 20 case, fu danneggiato il palazzo baronale ed anche la Chiesa di San Leonardo- l’attuale Basilicata Pontificia dedicata alla Madonna del Carmine-. Andrea Corbo nelle sue “ Memorie, patrie e ricordi di famiglia” del 1895 scrive che “ la tradizione narra che le pareti delle case si staccavano in maniera da lasciar passare la luce e si richiudevano immediatamente. Sembra che l’enorme e decrepita mole del castello feudale oscillasse sulle basi per poi rovesciarsi da un istante all’altro sulla piazza e seppellire nelle sue rovine uomini e cosa”.
Il Corbo descrive anche lo spavento degli aviglianesi per i “sussulti del terreno” e “cupi e sordi rombi si ripercuotevano sinistramente”. L’episodio dello scampato pericolo è sempre rimasto vivo nella tradizione orale aviglianese ed è ben descritto nel volume “Avigliano- fra Memoria e storia” di Michele Ostuni e da Francesco Manfredi in diversi scritti. Una vicenda che si intreccia con la tradizione ed anche la leggenda, che dice che gli aviglianesi invocarono la protezione della Santissima Vergine ed il paese fu preservato dalla rovina. Il 22 settembre il capitolo recettizio di Avigliano decise di erigere una cappella sul monte Carmine e di portare una statua della Vergine del Carmine e fu stabilito che la statua dovesse essere portata in processione da Avigliano al nuovo santuario il 16 luglio per poi essere riportata in paese alla domenica successiva del 8 settembre.
Inoltre fu fondata la confraternita della Madonna del Carmine , tuttora esistente che portano a spalle la statua della Vergine , vestito con un saio che ricordava l’ordine dei carmelitani. Una tradizione religiosa che continua tutt’oggi anche con la caratteristica costruzione dei “cinti” , ex voto creati con candele che raffigurano chiese e santuari. Il 26 settembre 1694 ultimata la cappella il sindaco propose che la Vergine del Carmelo fosse proclamata Patrona e Protettrice di Avigliano e la proposta fu accolta con entusiasmo dalla popolazione.
