A proposito delle “casette asismiche” sorte dopo il sisma del 1930
ALTRI TEMPI…ALTRE BUSTE !
FRANCO CACCIATORE
Abbiamo tra le mani la copia di una nostra lettera (davvero un ritrovamento!) datata 2 marzo 1993, che ci permette di ricostruire una storia che ha dell’inusitato. Chiedevamo al Direttore della Gazzetta di rivolgere un grazie a lettore del giornale per una notizia da lui fornita, che aveva dello straordinario. La restituzione di L. 500.000, da parte del Comune di Melfi al Governo, sulla somma ricevuta per la costruzione di alloggi provvisori, le così dette “casette asismiche”, per gli sfollati del sisma del 1930, al termine dei lavori.
E c’è anche un risvolto altrettanto inusitato. La somma venne restituita tramite il Ministro dei Lavori Pubblici, Arnaldo Di Crollalanza, al quale era stata affidata la ricostruzione post terremoto. A lui la ricezione della seguente comunicazione: “Lo Stato italiano la ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi l’abitato a Melfi, perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire”.
La notizia era stata data da Alfredo Marasco di Alessano (Lecce), certamente un
Il sisma di magnitudine 6,7 della scala Mercalli, era avvenuto il 23 luglio 1930 e aveva colpito Irpinia, Basilicata e Puglia. Davvero rovinoso per le abitazioni e drammatico per la popolazione, soprattutto per l’ora in cui si era verificato, all’una e otto minuti di notte. La più colpita la zona del Vulture e in particolare Melfi. Oltre un centinaio i morti, tantissimi i feriti, molti ricoverati nel locale ospedale, e molti gli edifici crollati. Per i numerosi senza tetto le istituzioni in principio avevano pensato alla costruzione di baracche poi si optò per delle tende, sistemate in varie parti della città da piazza Duomo al castello.
E questo perché era stato previsto che la costruzione degli alloggi dovesse terminare entro ottobre, una data quasi impossibile e pertanto si tornò alla soluzione delle baracche. La consegna degli alloggi provvisori avvenne nel gennaio 1931, in tempi pur sempre molto celeri, appena cinque mesi, tenendo soprattutto presente lo svolgimento dei lavori tutti a mano, senza gli attuali mezzi meccanici. Anche questo ha dell’inverosimile!
Le abitazioni annota Marasco erano trecento. Si trattava di miniappartamenti, composti da stanza da letto, cucina e bagno con tetto a capriate di legno, pareti in mattoni forati e un minimo di fondamenta. Un agglomerato di case cui fu dato la denominazione di “Rione Rivoluzione”. Alla consegna, l’unica costruzione non ultimata era la “Casa del Fascio”.
L’episodio, che ai nostri tempi ha dell’eccezionale, è raccontato dal lettore così: “L’Amministrazione dell’epoca, alla fine dei lavori, contabilizzò la spesa e di fronte al contributo ricevuto risultò una somma residua di L. 500.000, che si premurò di restituire al Governo”. Insomma non la ricezione ma la spedizione di una “bustarella”, come atto – commentava Marasco – di estrema onestà, che confrontato a oggi ha dell’incredibile.
È questa l’occasione per dire che quel rione nato nella pro
LE FOTO: rare immagini della costruzione del nuovo rione: si tracciano le fondamenta, la realtà delle “casette”. Cartoline d’epoca che mostrano immagini di una città in rovina. In una, la visita del re alla citta.
