VIETRI DI POTENZA
Il toponimo potrebbe derivare da Vetere, antico, (riferito all’insediamento dei Versantini, venuti dal Sannio), o da Campi Veteres, (insediamenti indigeni). La documentazione archeologica offre molti elementi per identificare i famosi Campi Veteres nell’area di Vietri. Nel II secolo a.C., in località Braide, esisteva una villa, che abbandonata alla fine dello stesso secolo, fu ricostruita nel periodo augusteo, come risulta dai reperti rinvenuti.
La prima documentazione dell’esistenza del paese è nel libro dei Baroni (1150-1168), che riporta Vitricem,feudo di Ugo.
Fino al 1826 non fa parte del territorio lucano. Paese di confine, caposaldo militare, si conosce poco la sua storia. Si sa che Federico II la inserì tra quelle città tenute alla manutenzione di particolari castelli. Vietri doveva provvedere alle spese correnti del Castello di Brienza (documento del 1239). Nella sidel dominio angioino, il feudo appartenne a Giacomo Filangieri e alla potente e nobile famiglia dei Gesualdo. Passò successivamente al conte Innigo de Guevara e poi a suo nipote don Carlo. I Guevara si mostrarono generosi e comprensivi verso i sudditi e don Carlo nel 1562 chiamò i frati cappuccini che costruirono il convento. Appartenne poi ai Del Turo. Nel Settecento fu di Fabrizio di Sangro che successivamente lo vendette ai Caracciolo. Il nucleo antico è pittoresco. Restaurato dopo il terremoto del 1980, evidenzia una comoda pavimentazione delle strade.
Da notare (fig. 1) l’ex Palazzo ducale e (fig. 2) la Torre dell’Orologio. Degni di attenzione sono i
La zona di espansione è verso la Basentana, ove si possono notare belle costruzioni moderne, tra le quali spicca il Pal
Nella navata destra si trova, su un meraviglioso altare in pietra e in marmi policromi a tarsia, il busto d’argento di S. Anselmo, patrono del paese e (fig. 4) il gruppo scultoreo: Crocifisso e Maria Addolorata.
ta (collocata sopra il bellissimo altare in pietra e marmi policromi a tarsia) e (fig.6) S. Felice, S.Emidio e S. Ciro sull’altare di stucco).
Della Chiesa di S.Giovanni, ubicata nel rione omonimo, rimangono solo i muri perimetrali in parte diroccati e l’abside con le nicchie affre scate da un seguace del Maestro di Tahul (sec. XII). Gli affreschi, strappati dalla Soprintendenza ai Beni Artistici di Basilicata per il restauro, sono custoditi ancora a Matera, nell’attesa del ritorno a Vietri. è in marmo policromo a tarsia, mentre la Mensa e il paliotto sono inl egno (1998), scolpiti da Giuseppe Cirone, di Vietri. Sulla parete destra si nota il dipinto su tela ad olio di S. Michele, di Girolamo Bresciano di Pietragalla (doc. 1628-1645). Sulla parete sinistra si evidenziano un ciclo di affreschi che raffigurano scene della vita di Gesù (1719), come la Crocifissione, dipinti da un seguace di Giovanni Todisco. Bellissima è l’acquasantiera in pietra.
Nella parte alta dell’abitato si trova il Convento dei Cappuccini, edificato nel 1652, che
conserva un rarissimo esempio di biblioteca con testi e manoscritti del Cinquecento e del Seicento.
È annessa (fig. 9) l’antica Chiesa di S. Francesco (1652-53), che mostra sul piazzale antistante (fig. 10) una Croce francescana, che riporta sulle due facce le immagini di S. Francesco e di Cristo Crocifisso. Sull’altare maggiore, in marmi policromi a tarsia (come gli altri altari) è sistemato un curioso polittico, assemblato nel Settecento, accostando tre tele montate su un binario per coprire un armadio portareliquie. I dipinti laterali raffigurano Santi e Sante (S. Michele, Angelo custode, S.Ludovico e S. Bonaventura) di Rinaldo Fiammingo, mentre quello centrale (fig. 11) una Deposizione di Antonio Stabile (?)
Nella cappella del Crocifisso vi è un gruppo scultoreo Madonna, S. Giovanni e angelo (?) in cui emerge un Crocifisso in
Sul primo altare a destra si trova (fig. 12) il dipinto ad olio su tavola Madonna deg
La Chiesa del Carmine, già chiesa di S. Francesco annessa al 1o convento francescano, ora in restauro, custodisce le tele dipinte ad olio: Madonna del Carmine del Cinquecento e Matrimonio mistico di S. Caterina, di Filiberto Guma (pitt.doc. 1626-1628).
In periferia la Cappella della Madonna delle Grazie è nella via omonima. Conserva in una nicchia sull’altare maggiore (fig. 14) la statua lignea (fine Cinquecento) raffigurante la Madonna delle Grazie. Il controsoffitto ligneo del Settecento evidenzia i dipinti della Madonna delle Grazie, di santi e di sante.
Bibliografia
- Maria Teresa Greco, Toponomastica di Vietri di Potenza, Brienza (PZ), RCE edizioni, 2001.
- L. Larotonda e R. Palese, Potenza, una provincia di cento comuni, Milano, Arti grafiche Motta, 1999.Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 2001.
