I tre quarti delle prestazioni chirurgiche ad alta complessità vengono gestiti dalle strutture private del Nord, principalmente Emilia, Lombardia e Veneto. Dal Sud si emigra di meno, soprattutto per cure a bassa e media complessità. La ragione è che ci sono meno soldi e si va fuori solo per salvarsi la vita. Complessivamente il numero dei ricoveri fuori regione è diminuito rispetto all’ultimo dato pre-pandemia: dai 707.811 ricoveri del 2019 si è passati a 668.145 ricoveri nel 2023. Ma in questo dato c’è anche un forte aumento di emigrazione sanitaria per cose di una certa serietà, che riguardano tutte le forme di tumori, gli interventi sul sistema muscolo scheletrico e quelli del tessuto connettivo. Per queste cure ad alto Drg  c’è un incremento rispetto al 2019 del 12 per cento dell’emigrazione sanitaria, tutta in direzione da Sud a Nord. La Campania sborsa per la mobilità passiva ben 211,3 mln, ma ha ridotto del 6 per cento la fuga per prestazioni ad alta complessità la Calabria 191,8 mln, la Sicilia 139,7 mln la Puglia 126,8 mln., la Basilicata 52, una enormità rispetto alla popolazione assistita. I grafici qui sotto mostrano come il 2023 rispetto al 2019 continui a registrare un trend negatiuvo della Basilicata sia nella mobilità passiva  che aumenta del 13 per cento sia di quella attiva che diminuisce del 14 per cento. Un problema enorme di cui non si intravede la fine. r.r.

mobilità passiva 2023 rispetto al 2019

Mobilità attiva 2023 su 2019