TERESA LETTIERI
Che l’Italia sia un paese di creativi non è mistero per nessuno e non esiste epoca o settore in cui non ci si sia distinti. Moda, architettura, gastronomia, arti pittoriche, ma anche scultura, cinema e la stessa imprenditoria (sulla finanza andrei un po’ più cauta), rimpinguano un elenco nutrito di abilità ed estrosità che hanno incoronato il Bel Paese a culla della creatività. Non contenti e direi anche ambiziosi, forse più del dovuto probabilmente per scarsa consapevolezza dei limiti che appartengono anche ai più fantasiosi, abbiamo voluto strafare. Ci siamo inventati la politica creativa confidando nel millennio della globalizzazione avanzata in cui si riesce a contrabbandare qualsiasi cosa come una vera e propria genialata. Con la rapida divulgazione delle performances, più di un carpe diem, affidata agli strumenti tecnologici disponibili, il confine tra il dire e il “fare” capolavori unici è diventato davvero impercettibile. La politica, che più di tutte le arti necessitava di colmare tale limite, diventato voragine, direi quasi un baratro, ha trovato nella creatività l’espediente ultimo per cercare la credibilità perduta.
Un momento della partenza del treno del Pd “Destinazione Italia” alla stazione Tiburtina con il segretario del Pd Matteo Renzi, Roma, 17 ottobre 2017. ANSA/ANGELO CARCONI
Ovviamente, la possibilità degli utenti di interloquire con il personaggio pubblico è limitata da uno speech essenziale ma completo tanto da non tirarsi dietro una serie di vituperi laddove anche un piccolo particolare può diventare pericoloso (pensate ad un tour documentato lungo le strade lucane o verso i presidi petroliferi, mentre con un contributo leggermente più ambizioso dell’estro 2.0 si poteva auspicare anche alla promozione territoriale con tanto di crusco e aglianico al seguito). La sfida del politico creativo è documentare l’attività svolta attraverso un serial a puntate dove il finale è come quello di Beautiful, non arriva mai! Il salto di qualità, tuttavia, nella giungla social si è sfiorato con il videomessaggio, un revival anni ’90 del dott. Stranamore, dove l’amministratore di turno divulga un accorato appello ai suoi cittadini. Di recente, un sindaco ha prodotto la rubrica “Lo schifoso del giorno” per profilare l’identikit del cittadino che si è distinto per una azione non proprio encomiabile, richiamando i parenti e gli amici ad una profonda riflessione sul soggetto. La prima lezione, da gustare comodamente seduti sul divano di casa perché affidata ad un videomessaggio, ha affrontato il problema delle deiezioni dei cani padronali che non vengono asportate dagli accompagnatori.
