PIETRO SIMONETTI*

 

 

Nella colonia penale di Marconia, cosi chiamata in onore di Guglielmo Marconi, il

fascismo recluse oltre 1500 persone a partire da 1939.

CAMILLA RAVERA

Tra i confinati figurano importanti protagonisti dell’antifascismo come Umberto

Terracini che avrebbe firmato la Costituzione Italiana. Assieme a Terracini erano

ristretti Camilla Ravera, poi Senatrice a Vita, Renato Bitossi, che diventerà

Presidente del sindacato mondiale, Filippo Andrea Doria in seguito primo Sindaco

di Roma e tanti altri. Intellettuali, operai, come Carlo Porta metalmeccanico delle

Officine Reggiane, contadini, artigiani.

Tutti i confinati erano utilizzati nell’azienda agricola annessa alla colonia penale. Si

lavorava e si preparava il futuro di libertà e si costruivano i legami con gli altri

confinati che risiedevano nei comuni lucani, a partire da Carlo Levi e con i militanti

comunisti, socialisti e popolari lucani.

Una grande esperienza di formazione culturale e di lotta che preparò il terreno per

la formazione dei quadri e dei dirigenti dei movimenti che sfociarono nella lotta per

la terra, il superamento del latifondo, la democrazia e il governo democratico degli

Enti Locali, la ricostruzione dei Partiti e dei Sindacati. Una lunga marcia di lotta e di

saperi contro la miseria e per la trasformazione del paesaggio agricolo, urbanistico,

il lavoro e una diversa qualità della vita.

Per tanti anni Mingo Giannace, il ragazzo che a tredici anni trasportava, con il

traino, Terracini ed altri nei fondi agricoli della colonia, ha organizzato la Festa della

Liberazione a Marconia. Quest’anno Mingo non ci sarà: è deceduto l’anno scorso.

La sua presenza si avvertirà anche se non ci saranno manifestazioni in piazza per via

dell’epidemia.

In questi ultimi anni il 25 Aprile ha recuperato l’importanza che riscopre le radici

della storia della Resistenza a seguito della ricomparsa di modalità e contenuti,

anche in forme nuove e inedite, di razzismo, antisemitismo, pratiche

antidemocratiche.

terracini

La riaffermazione dei valori di libertà e democrazia, anche nella nostra regione,

passa certamente nella valorizzazione della Carta Costituzionale e dovrebbe

affrontare la questione centrale, non risolta, dell’unità delle forze democratiche e

progressiste. In giro c’è molta divisione e atomizzazione e poca proposta

programmatica intesa ad affrontare il problemi e risolverli. La situazione è aggravata

dalla epidemia che disegna un approccio attuale segnato dai percorsi rivendicativi

senza una sintesi unitaria e praticabile: cosi non tutto andrà bene per il semplice

prevalere del particolare e degli interessi corporativi pienamente in azione.

Dopo l’industria della paura, adottata con successo contro i migranti, ora diventata

“risorsa” per salvare il mantenimento della catena alimentare e del lavoro di cura, si

profila una confusa operazione di ripartenza senza un progetto che oltrepassi

l’enunciazione delle rivendicazioni più svariate, della creazione di tavoli senza

proposte fattibili e attuabili: in una parola molta proiezione degli sfoghi di rete, del

rancore accomunato e dei segni della quarantena.

Il Papa ha ricordato che da soli non ci si salva. Prima di lui Enrico Berliguer aveva

indicato la strada della unità democratica e del superamento delle disuguaglianze,

non fu ascoltato con le conseguenze che conosciamo. Si tratta ora, se possibile da

parte delle forze unitarie e del lavoro rimaste in campo dopo le recenti sconfitte

elettorali, riprendere il lavoro di elaborazione del programma di rinascita come nel

dopoguerra e qui torniamo a Marconia.

Nessun settarismo e fughe eliminando il liderismo neo egocentrico e cinico. Lavoro,

manifattura, servizi, qualità della vita e ambiente declinati in obbiettivi raggiungili e

praticabili in un quadro nazionale e internazionale in forte ristrutturazione e

adattamento.

Se guardiamo al grande passato del movimento operaio e democratico, alla

Resistenza, ai progressi costruiti è possibile ragionare su un terreno che, nella fase

di rilancio, non mutui gli aspetti non positivi del post-terremoto. L’uso ottimale delle

risorse che saranno disponibili, la centralità delle persone e del territorio, a partire

dagli anziani che hanno patito molto in queste ultimi mesi specialmente nelle case di

ripose malamente gestite, ecco alcuni elementi da tenere presente in uno con la

ripresa della partecipazione e del rinnovamento dei gruppi dirigenti. Valorizzare i

lavoratori della sanità e della scuola con riforme che rimettano al centro le strutture

pubbliche.

In questo quadro anche il ricorso al Webinar, neologismo che coniuga web a

seminario, può arricchire il confronto e l’elaborazione, a meno che diventi una

moltiplicazione delle monadi in isolamento.

*CSERES