Di Renzi non sono stato né un estimatore né un detrattore. Ho apprezzato il tentativo di uscire da un sistema economico ingessato, con politiche che hanno dato i loro risultati e hanno messo la barca Italia in posizione di galleggiamento; ho criticato e fortemente la sua scarsa capacità di mediazione sia all’interno del partito che con gli altri. Ma più di tutto non mi è andato giù la sua analisi della situazione politica post voto e l’incapacità di prevedere che un secco no del Pd a intavolare colloqui con i cinque stelle avrebbe avuto come riflesso un governo inadeguato ai problemi italiani e pericoloso per l’intero Paese. Quel suo voler liquidare in una sola parola “ populismo” due movimenti profondamenti diversi e che originano da situazioni sociali diverse, mi è sembrato una lettura abborracciata della situazione e una volontà di rinchiudersi da solo in un angolo con la presunzione che prima o poi l’avrebbero chiamato a risolvere la partita. Può darsi che avesse ragione sul fatto che l’accordo era già stato deciso, ma dichiararsi indisponibile a vedere le carte è stata vista dalla base del partito di Renzi una autoesclusione immotivata. Il tema che sta venendo fuori è che il matrimonio tra Salvini e Di Maio è stato un matrimonio di necessità ma che impone, con la frequenza di uno che ha la prostata, di andare dal notaio per l’interpretazione esatta di quello che si è scritto e di quello che si voleva dire. Così come si sono messe le cose, con un Salvini che ogni giorno apre un tema e con un Fico che il giorno dopo deve fare una correzione, le prospettive di lunga vita insieme si sono ridimensionate notevolmente e stanno emergendo, al di là delle scaramucce verbali, le vere differenze di fondo tra una Lega profondamente egoista, legittimamente rappresentativa di una società di riferimento che sostanzialmente sta meglio di quella meridionale, che produce di più , che vuole guadagnare di più e pagare meno tasse , con la semplice motivazione che essendo il motore dell’Italia un tale riconoscimento le tocca di diritto. E i Cinquestelle che, rappresentative delle istanze delle comunità meridionali, vedono posticipate o ridimensionate ogni loro sogno di redistribuzione e di uguaglianza. Così che entrambi i coniugi si sono messi a solelvare problemi che possono salvare la faccia in pubblico, chi parlando di vaccini e chi parlando di vitalizi e pensioni d’oro ( che sono simbolici e non risolutivi delle questioni italiane.) Ma intanto la Lega , dalla porta di dietro, sta già passando alla cassa, portando avanti con celerità e determinazione una discussione sull’autonomia delle regioni del Nord che non significa solo maggiore capacità decisionale sul territorio ma anche mantenimento dei soldi e delle tasse sul territorio. Chi non vede il feeling che le regioni del Nord , cui si è aggiunto recentemente anche il Friuli, stanno intessendo con la Ministra Leghista Erika Stefani, anche per il trattenimento dei tributi erariali sul territorio, non capisce l’importanza della partita che si sta giocando e quando lo capirà sarà troppo tardi per il Sud e per chi oggi la rappresenta ( e che non dice neanche una parola su quel 34 per cento che si era promesso di assicurare al Sud in una distribuzione meno squilibrata di risorse). Ecco perché chi al Sud mette sullo stesso piano Cinquestelle e Lega sta in realtà lavorando per la vittoria di Salvini e probabilmente vedrà alla fine del percorso i cinque stelle e il centrosinistra entrambi sconfitti, chi al primo tempo e chi al secondo. Andare al voto delle regionali e ignorare questo tema, è una incapacità di analisi che non mi aspettavo. Chissà che ne pensa Barbara Lezzi ! Rocco Rosa
( in copertina Barbara Lezzi ministro per le Regioni)
