Che il Pittella bis potesse soccombere alla volontà popolare era nella cose , che dovesse soccombere prima di combattere non era onestamente preventivato. E che una attenzione verso le dinamiche istituzionali avrebbe dovuto esserci, lo dimostrano le tante iniziative giuste prese dalla stessa Magistratura in altri frangenti, allorchè , in presenza di alcuni appuntamenti elettorali ravvicinati, ci si è preoccupati di non mischiare le cose con una interferenza che poteva essere equivocata. Qui è avvenuto il contrario e cioè si interviene preventivamente proprio in funzione delle scadenze, per evitare che la riproposizione di quella persona in quel posto di comando possa reiterare i reati. Alcuni la considerano una aberrazione giuridica, altri la prendono come un verdetto emesso prima del processo. Che poi al centro di questa vicenda ci siano magistrati che non hanno mantenuto sinora la massima distanza dalla politica, la cosa appare abbastanza sconfortante sul terreno della imparzialità della giustizia. Detto questo, e con il rispetto che si deve a chi queste cose le ha vagliate ed ha ritenuto non prorogabili certe decisioni, c’era almeno da aspettarsi una reazione politica su queste anomalie, che invece sono state lasciate alla disputa giudiziaria. Cioè la politica al solito dimostra la sua debolezza nei confronti del potere giudiziario, incapace di reazioni che pure in altri tempi ci sono state , se pensiamo solo alla stagione del pm napoletano. Da cosa è determinato questo atteggiamento?    Dal fatto che la politica ha la coscienza sporca, di non avere fatto tanto gli interessi della gente, quanto di aver sorretto le proprie carriere con un sistema che non era né limpido, né trasparente. Qui è la differenza fra le polemiche di una volta e il silenzio di oggi. Silenzio che è rotto paradossalmente da chi più dovrebbe tacere, e cioè da chi oggi vuole invitare i colleghi consiglieri alle dimissioni per accelerare il ricambio di una gestione da lui considerata non corretta. E siccome di quella gestione è stato protagonista per quasi la metà della legislatura, passando impunemente da sinistra a destra, è da ritenere che la sua decisione di dimettersi sia veramente un fatto dettato dalla coscienza. Ecco, ben vengano i cinque stelle a governare. Loro sì che hanno diritto di farlo, e hanno anche diritto di sbagliare perchè la loro forza nasce dalla protesta della gente e non dalle manovre di palazzo. Per quanto riguarda chi ha governato, partiti o persone, hanno un solo dovere: dimostrare che hanno sbagliato a non cogliere il vero messaggio della gente, e che da queste colonne più volte abbiamo riportato: serietà, onestà, rispetto delle istituzioni, rispetto delle persone. Se non sono capaci di dare queste risposte, nei modi che una emergenza sociale richiede, cioè con segnali forti e con proposte capaci di delineare un nuovo quadro di legalità entro cui la politica deve muoversi, si aspettino di essere cancellati anche dagli elettori. Novembre è il mese più adatto. Rocco Rosa