Tra le storie italiane degli ultimi tempi c’è quella dei depuratori non a norma che interessa particolarmente la Basilicata, per i suoi sedici agglomerati urbani per le opere di depurazione ( alcuni agglomerati contengono più impianti, come il caso di matera) che debbono essere completati e che non riescono a produrre passi in avanti per via di intralci amministrativi e di conflitti. Il guasto al depuratore di Maratea, con le conseguenze negative sul piano turistico e d’immagine, ha avuto il merito di allertare l’attenzione sul tema, ma paradossalmente quello di Maratea è problema secondario rispetto alla gravità della situazione regionale ,perchè nella cittadina tirrenica l’impianto c’è e va potenziato, mentre in altre realtà l’impianto non riesce a venire alla luce, nonostante passino gli anni e l’Italia sia chiamata a pagare sanzioni pesanti per inadempienza. In totale, ricordiamo erano quaranta gli impianti messi sotto osservazioni dall’Unione Europa, 24 per malfunzionamento e 16* perchè inesistenti, non finiti o non funzionanti. E tra queste situazioni, quella materana è veramente la più disastrosa, con torrenti jesce e Gravina che arrivano a Matera depurati e attraversando la città diventano fogne a cielo aperto, come ha avuto modo di constatare in una visita recente il neo assessore all’ambiente Gianni Rosa. E’ curiosa anche la storia dei commissariamenti che le varie leggi di emergenza hanno prodotto. prima, con lo sblocca Italia si era messo in atto, per i depuratori, una sorta di commissariamento su base regionale, individuando nell’ex DG Marsico la persona responsabile. Poi si è creata la figura del Commissario unico nazionale per la depurazione, scaricando su una sola persona, in avanzata età, la bellezza di 780 pratiche di agglomerati sotto procedura di infrazione, con un ottica centralistica che impedisce di seguire tutte le situazioni quotidianamente da vicino. Tra problemi di avvio, personale, procedure da mettere a punto, il risultato è che si è perso tempo prezioso e la situazione non ha fatto passi in avanti per quel che ci riguarda. Oggi si sta pensando di affiancare questo Commissario unico nazionale non sub commissari regionali ed è molto probabile che alla fine la questione specifica veda il ritorno della persona che già conosce la situazione e cioè lo stesso Marsico, che tra l’altro è dirigente dell’Acquedotto lucano cui è demandata la gestione dell’intera materia della depurazione. Giri di valzer insomma, sperando che arrivi l’ultimo giro. Rocco Rosa
°Si tratta di Acerenza, Atella, Barile, Bella, Chiaromonte, Genzano di Lucania, Grassano, Irsina, Matera, Pescopagano, Pietragalla, Pisticci, Pomarico, Rionero in Vulture, Salandra e Tricarico,
