Nella seconda fase del lockdown vedo in giro, sopratutto nei parchi della città, un po’ di gente.
Tutta bisognosa di incontrare persone, conoscenti e godersi un’ ora d’aria, mai come ora pulita, priva di qualsiasi agente inquinante.
Hanno ritrovato il senso dello spazio anche i cani ed è uno spettacolo vedere questi animali domestici divertirsi, correre, manifestare affetto incondizionato e illimitato al proprio familiare.
Si, familiare, non conosco altro termine più affine: padrone, assolutamente no.
Perché le attenzioni e l’affetto che ricambia l’uomo all’animale è paritario, e con i dovuti distinguo, all’ affetto che si scambia con un bambino proprio od altrui..
Siamo giunti ad una convivenza a tutto tondo.
Ai fortunati cani o gatti che siano, che vivono sotto un tetto, hanno assicurato pane, riparo e affetto a vita.
Non solo il necessario ma anche le comodità e il superfluo.
Chi appartiene alle famiglie VIP ha riservato la stanzetta, la lavatrice, la sua cuccia per il cane o la lettiera per il cugino gatto.
E per il fine vita è riservato loro un posto dignitoso: al cimitero; a Roma ce ne sono due.
Non avendo avuto alcun rapporto con tali essere, comprendo i benefici che traggono gli umani, molto di meno quelli degli animali.
L’antropomorfizzazione è un fenomeno recente e riguarda, anche se in misura minore, anche altri animali perfino serpenti, pitoni, maialini e tante altre specie di mammiferi e volatili.
L’uomo ha sempre convissuto con gli animali sia da soma che per nutrizione e in un passato non molto lontano ha dato ospitalità nelle stalle attigue all’abitazione.
Ha sempre mantenuto un distacco affettivo perché il rapporto era impostato sul servo-padrone o tutto al più in attesa di un’imminente pietanza allo spiedo arrosto.
Mi ricordo, da bambino, che nei nostri paesi, giravano allo stato brado tanti cani e gatti che a volte, in cerca di cibo, si intrufolavano nelle abitazioni private o per abitudine o di passaggio
combinavano guai perché mangiavano furtivamente ciò che trovavano davanti, magari pure un piatto di pasta fredda conservato per cena o quattro ossa che adocchiavano nei dintorni.
Le bastonate e i calci nessuno glie li risparmiava se colpiti in flagranza, per punirli, non tanto per l’atto in sé, ma per la cena sottratta.
Tutto andava liscio, si giocava a guardie e ladri e vinceva il più astuto.
Oggi non è cosi, con l’umanizzazione, hanno conquistato un riconoscimento sociale e giuridico, definiti “animali da affezione”, per cui sono tutelati dalla legge.
Alla vasta categoria degli animali: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci bisogna aggiungere anche gli “animali da compagnia”.
Col riconoscimento da animali selvaggi allo status di “animali di affezione” facente parte della famiglia degli “animali da compagnia” sono soggetti di diritto senza avere mai lottato né avere fatto una sfilata di protesta o uno sciopero.
Infatti è vietato: l’abbandono, la produzione e macellazione, l’importazione e l’esportazione a fini alimentari, il trasporto e lo stoccaggio, la vendita e il consumo; l’utilizzazione in spettacoli o manifestazioni pericolose o degradanti; l’obbligo di assicurare la tracciabilità e riconducibilità all’effettivo proprietario lungo tutta la filiera attraverso interventi sull’anagrafe.
Sembra, da studi fatti, che l’uomo che convive con un’animale d’affezione tragga vantaggi psicologici ma anche il miglioramento di alcune patologie del tipo:
pressione sanguigna, colesterolo, ansie e allergie.
Dei benefici che un animale domestico apporta all’uomo ne siamo in parte a conoscenza, molto di meno di quello che può apportare un pitone o un maialino, ma ciò può dipendere dall’ignoranza di chi scrive.
Siamo meno certi, stavolta,dei benefici che riceverebbero i fortunati ospiti: nati per vivere sotto il cielo, non sappiamo se questo salto di abitudini ha apportato loro più vantaggi o svantaggi
Di fondo c’è una nostra prevaricazione nel trattare un animale secondo una logica umana .
Non so, se un giorno, si scoprirà che abbiamo ecceduto a considerare l’animale per quanto intelligente ed intuitivo, alla stessa stregua di un compagno o una compagnia.
E non impiegare lo stesso tempo ed energia ad umanizzare di piu’ con i nostri simili dei quali conosciamo esattamente le attenzioni e le accortezze di cui hanno bisogno per stare meglio e fare stare meglio a chi gli sta intorno.