Le canzoni, le tradizioni, le parole e le usanze, spesso ci raccontano quello che non si trova nei scritti o nei documenti, a volte persi, a volte distrutti, a volte inesistenti perché l’oralità predominava. Questa antica canzone aviglianese ne è un esempio. Ci pone una domanda:
Cosa lega un santo franco, anzi un nobile merovingio diventato abate e santo con il profondo Sud? Il legame c’è ed è stretto, la Puglia della canzone si riferisce all’Apulia, il ricco ducato normanno e specialmente alle ricche terre del terribile Boemondo, figlio del Guiscardo Le tradizioni a volte ci spiegano avvenimenti
Un lamento di amore, ma allo stesso tempo un antico canto aviglianese che si sta perdendo che ricorda San Leonardo di Noblac, per centinaia di anni Santo Patrono di Avigliano. Il riferimento alle catene non è casuale, San Leonardo era protettore dei prigionieri ingiustamente condannati o privati della libertà. Un culto presente in molte parti di Italia, al nord fu introdotto dai Franchi ma nel meridione fu portato dai Normanni degli Altavilla e Querell Drengot, sicuramente in questo periodo nel casale di Avigliano i normanni impongono il loro Santo al posto di San Bartolomeo. Successivamente il culto diverrà ancora più diffuso dopo un voto di Boemondo D’Altavilla, il leader della prima crociata; nel 1100 Boemondo divenuto principe di Antiochia affrontò perdendo nella battaglia di Melitene i turchi Danishmendidi di Sivas e languì in prigione fino al 1103. Durante la prigionia invocò l’aiuto di San Leonardo e fece voto, liberato al suo ritorno nei domini normanni del Sud Italia oltre a donare al Santuario di Saint-Leonard de Noblat delle catene d’argento come ex voto, si impegnò a diffondere ulteriormente il culto del Santo protettore dei prigionieri. San Leonardo rimase Patrono di Avigliano per secoli, la stessa principale chiesa portava il suo nome, poi con decreto del 4-5-1748 a firma del Card. Tamburrini divenne San Vito ed alla data in cui mons. Bartolomeo De Cesare proclamò la Madonna del Carmine protettrice principale di Avigliano.
Comunque il nome Leonardo resta molto diffuso nelle zone della Nazione Aviglianese, ricordo di secoli passati. Curiosità storica, tra i personaggi che invocarono l’aiuto di San Leonardo anche Riccardo I detto Cuor di Leone, durante la prigionia nell’antica Austria su ordine dell’Imperatore Enrico IV, il padre di Federico II di Svevia.
A questo punto giova ricordare che prima del 1811, data in cui mons. Bartolomeo De Cesare proclamò la Madonna del Carmine protettrice principale di Avigliano, titolari della parrocchia di Avigliano furono prima san Bartolomeo, poi San Leonardo ed infine con decreto del 4-5-1748 a firma del Card. Tamburrini, San Vito, divenuto in seguito compatrono. La chiesa madre rimase dedicata a San Leonardo sino alla metà del 1800, per essere poi intitolata alla Madonna del Carmine. I motivi della sostituzione di San Leonardo non sono noti, probabilmente cercato nella storia sociale, nelle condizioni di vita, in un secolo dove la cultura contadina predominava, i cicli della natura scandivano la vita anche quotidiana e l’inverno lucano era dura da sopportare, se anche mortale per chi avesse un fisico debole o malato. Una festività a novembre, poteva cerare problemi, del resto i festeggiamenti popolari dopo il terremoto dell’8 settembre 1694 iniziavano a il 16 luglio quando la statua della Vergine Maria veniva portata sul Monte Carmine e finivano l’8 settembre quando era riportata ad Avigliano nella chiesa di San Leonardo e San Vito aveva un culto diffuso nel paese, probabilmente per una civiltà contadina, diffusa anche oltre le mura cittadine poiché gli aviglianesi avevano iniziato al diaspora verso altri comuni per lavorare terreni incolti e artigiana conveniva avere le festività nell’unico periodo caldo e dove vi era maggiore luce: l’estate e San Vito si festeggiava il 15 giugno.