Dopo che le Comunali di Matera hanno segnato il punto più basso del Pd , con l’esclusione dalla guida della città, la forza della disperazione ha portato a cedere il comando del partito ad un gruppo di giovani , coordinati da Luigi Gravela. Abituati ad un rinnovamento che è stato sempre una cooptazione travestita, questa totale cessione di responsabilità ai giovani è stata vista come una novità , forse il principio del nuovo. Ne parliamo con Luigi Gravela, che dei gruppo è il coordinatore
Come possiamo valutare questa delega di responsabilità?
Il Partito Democratico di Matera dopo la pesante sconfitta ha scelto di dare forza all’impegno e alle energie che già si sono spese all’interno di questo partito e che hanno abbastanza passione per poter affrontare questa difficile ma entusiasmante fase. Lo dico perchè il mio Pd non è il partito dell’individualismo e del leaderismo, ma un partito che si confronta, che da spazio a chi vuole impegnarsi, alle persone che ascoltano i nostri elettori molto spesso delusi dalle nostre scelte di seguire più il potere che i temi. E lo ha fatto scegliendo un coordinamento giovane, nel rispetto di genere e soprattutto mescolando l’esperienza amministrativa a quella di militanza di partito. 2 donne su 4 componenti, 3 giovani ex amministratori, e persone che sono da sempre appassionati di politica, fedeli al partito ma che mai hanno avuto spazio.
Il congresso regionale, con le fasi precongressuali in tutti i comuni, dovrebbe segnare il rilancio del partito. Cambiare perché, cambiare come?
I congressi sono sempre momenti importanti nella vita democratica dei partiti. Definiscono le linee programmatiche, rafforzano l’identità, spesso sono luogo di un confronto forte ma leale. Ma non possiamo negare che in questi ultimi anni le primarie prima e i congressi dopo hanno segnato spesso momenti in cui decidere il destino non della nostra comunità ma dei personalismi e delle singole carriere che ci hanno portato sempre più ad allontanarci dai bisogni delle persone. Quindi utilizzerei il congresso per avviare una discussione forte sul paese, sulla basilicata e sul ruolo del nostro partito fuori e dentro le amministrazioni dei nostri comuni. I congressi non devono essere il luogo dove fare la prova muscolare e di forza delle classi dirigenti! Ma il luogo dove si misuri le idee la capacità di ascolto, di analisi e la capacità di immaginare un futuro per la nostra comunità. Nei congressi bisognerebbe promuovere l’impegno collettivo di nuove forze che si impegnano a discutere sul futuro della nostra terra, che si impegnino a studiare le possibili soluzioni alle problematiche della comunità mettendoci ogni giorno la propria faccia
Si aspetta che questa tornata amministrativa segni il disgelo tra Pd e cinque stelle. Lei la considera una proposta strategica oppure è tenersi aggrappati in una debolezza reciproca
Una forza politica come il Pd che, come ha dimostrato già in passato, è in grado di costruire una idea di società nuova e inclusiva deve rimettersi al centro della discussione per creare una coalizione più inclusiva possibile che faccia delle differenze la propria forza. E’ sotto l’occhio di tutti che il cambiamento della società e delle sicurezze del passato abbia portato gli elettori a rivolgersi ad altre forze che sono riuscite a canalizzare la rabbia, la paura e forse anche la speranza verso la propria idea del mondo. Basti pensare quello che è successo con Orban, con la Brexit. Noi non possiamo rassegnarci all’idea che il mondo debba essere sempre più chiuso, che debba alzare i muri invece che abbatterli, che il futuro sia davvero in mano alla comunità social più che a quella comunità reale che si incontra. Una delle ultime tessere alla giovanile di partito riportava la frase di Don Milani sulla politica e sul ruolo che deve svolgere: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.” Ecco forse dovremmo tornare alla Politica.
La Giunta Bennardi non sembra che sia in grado di esprimere una forte capacità progettuale. Il rodaggio è stato fatto ma la macchina non è brillante. Il manuale Cencelli in mano ad un giovane che avrebbe dovuto seppellire metodi di pura spartizione è la riprova che una cosa è fare i comizi altra è amministrare. Mi dia un giudizio sulle colpe di questa amministrazione
Non vorrei passare per Giudice, ma l’attuale asfissia che sta passando il governo cittadino è sotto gli occhi di tutti. Dispiace, in effetti osservare che un giovane e bravo ragazzo come Domenico sia ancora imbrigliato in queste dinamiche. Alcune scelte sono state davvero la negazione dei valori che lo hanno portato a vincere queste elezioni. Penso al familismo amorale, alla questione dei concorsi, alla questione dello staff e persino come lei ben ricorda alla questione della Giunta, risultato più che della politica di cambiamento dell’ennesimo manuale Cencelli. Non è una questione di mera opposizione, ma una voglia di cambiare tutti insieme. Ci saremmo aspettati dopo l’appoggio al ballottaggio che fosse nata una nuova stagione dove la Politica riconoscesse gli errori del passato e facesse un mea culpa ricominciando dall’inesperienza si, ma da tanta passione e voglia di cambiamento. Qualcuno mi potrebbe ribattere: “ Ma questi sono i numeri”! Ed io rispondo dov’è il coraggio? Dove sono le critiche fatte al passato? Anche l’ultimo scivolone sui rimborsi. Bisogna essere severi con se stessi prima che con gli altri. Qualcuno per una questione “rimborsopoli” ha ritenuto opportuno di dimettersi! Certo è che le scelte fatte fino ad ora, l’assenza di coraggio, di idee nuove hanno portato ad una crisi politica sotto gli occhi di tutti. Che davvero non sarà risolvibile in un nuovo manuale Cencelli dovuto all’uscita o all’ingresso di qualche nuovo consigliere. Questo si chiama “mercimonio”. Noi non saremo disponibili neanche ad osservarla una cosa del genere, e continueremo a rilevare gli errori e la mancanza di coerenza come una opposizione costruttiva penso debba fare. Per fare questo bisogna tenere in mente i risultati delle scorse elezioni amministrative: siamo sempre la prima forza politica in città e li dobbiamo essere presenti, nonostante il sistema elettorale ci rileghi in consiglio a forza minoritaria. Bisogna ricominciare dalla gente andando oltre le istituzioni!
Guardando in prospettiva e ad un orizzonte più ampio, si vede un Pd che gioca d’attesa puntando tutto sulle cattive prestazioni della Giunta Bardi . Ma basta questo per legittimare un ritorno di un partito che non ha saputo nemmeno fare autocritica e ancora ruota intorno a uno scenario di pura conservazione delle posizioni acquisite
E’ innegabile che la profonda crisi dei valori che sta attraversando la politica, ha colpito anche l’unico vero partito presente sulla scena politica. Io non credo che il Pd stia giocando in difesa, vedo invece molto fermento nei circoli. Vedremo cosa ci restituiranno le prossime amministrative. Nei congressi però bisognerà parlare di questo, di autocritica ma anche di futuro. Le nostre radici sono profonde, ed oggi non c’è più da tutelare le posizione acquisite. Le prossime elezioni regionali le vinceremo se creeremo una nuova stagione, e non sulle macerie altrui.
Ho scritto recentemente che se non si sfascia la vetrina ( in senso metaforico) non ci sarà mai un vero rinnovamento del Pd, troppo ancorato alle dinamiche di vertice e poco attento alle esigenze della base. Lei che dice?
E’ un tema da affrontare e spero lo si faccia in un congresso che non ci porti a spaccarci sui nomi. O si cambia o si rischia di perdere l’unica cosa che davvero conta in un partito: la propria comunità. Noi faremo tutto il possibile, ma per fare l’impossibile abbiamo bisogno anche di gente che fino ad ora ci ha guardato da spettatore, magari votandoci ma non partecipando. Abbiamo davvero bisogno di una nuova stagione!
