Dei settanta alloggi destinati a Bucaletto, alla fine se ne costruiranno la metà. Al provveditorato regionale alle Opere pubbliche, cui la politica ha dovuto far ricorso per portare a termine l’investimento regionale, sono più ottimisti e parlano di una progettazione che potrà arrivare anche a quaranta alloggi di diverse metrature, a seconda della numerosità delle famiglie. Si è messa alla fine una pezza ad una bruttissima vicenda che ha riguardato due enti, l’Ater da un lato e il Comune di Potenza dall’altro. La storia è in parte nota e in parte da scrivere circa le responsabilità soggettive di questo ritardo di cinque anni nella realizzazione dei fabbricati, ritardo che ha scontato l’aumento vertiginoso dei prezzi derivato dalla guerra in Ucraina e che si sarebbe potuto evitare se solo ci fosse stato da parte dei due enti un minimo di senso del dovere o di spirito di servizio. Invece, per quell’oggetto oscuro del desiderio che si chiama gestione dell’appalto, i due Enti hanno giocato al braccio di ferro, mettendo in atto tutte le manovre lecite e meno lecite per aggiudicarsene la gestione. La storia è così riassumibile. Già da cinque anni l’Ater aveva a disposizione tre milioni e mezzo di euro per costruire palazzine popolari al posto dei prefabbricati e traslocarne le famiglie . A questi 3,5 milioni si sono poi aggiunti,dal fondo di coesione, 7 milioni di Euro che la regione ha stanziato per rendere più corposo l’intervento di risanamento e di risistemazione dell’area. Soldi formalmente assegnati al Comune che avrebbe dovuto trasferirli all’Ater quale stazione appaltante. Invece ne è nata una querelle su chi dovesse essere il titolare dell’investimento e quindi fare l’opera. L’Ater aveva nel frattempo preparato un progetto e chiesto la concessione edilizia al Comune , e il Comune che ha fatto passare anni senza concedergliela, peraltro pretendendo che l’Ater pagasse gli oneri della concessione edilizia, come un qualsiasi privato. E cioè semplicemente dimenticando che si tratta di edilizia pubblica di tipo sociale e che la zona peraltro è già urbanizzata con i servizi essenziali. Batti e ribatti, è arrivato il COvid, poi la guerra in Ucraina e il rialzo dei prezzi che ha condizionato non poco l’esito del risultato. Oggi cominciamo daccapo con un Provveditorato alle opere Pubbliche chiamato a sostituire i due litiganti e con i tempi che, se vengono rispettati, arriveranno al 2026, come data ultima per l’assegnazione di quelle case. Non occorre usare molti aggettivi per descrivere la figuraccia fatta dai due Enti, comportatisi come due galli nel pollaio  in una situazione che avrebbe dovuto richiedere condivisione, capacità di fare un passo indietro, spirito di collaborazione in ordine all’importanza dell’obiettivo. Resta il fatto che Sindaco e Amministratore Unico possono recitare quella famosa  risposta all’interrogazione di geografia che circolava tra gli alunni delle medie al mio tempo:  i cinque continenti della terra sono tre: Asia e Africa. Dei settanta alloggi, ne vedremo la metà. Se tutto va bene. Rocco Rosa